Francesco: “Suore, siate madri non zitelle”

Francesco: “Suore, siate madri non zitelle”

Il Papa ha pronunciato un elogio della povertà nel corso dell’udienza alle rappresentanti dell’Unione internazionale delle superiori generali (Uisg). “La castità? Un prezioso carisma”

ALESSANDRO SPECIALE
da Vatican Insider

Il Papa all'udienza saluta una suora

Un incontro caloroso e in un orario inconsueto, per ricordare alle suore di tutto il mondo che non si può servire Gesù senza il senso di appartenere alla Chiesa: questa mattina papa Francesco, prima dell’udienza generale del mercoledì, ha ricevuto nell’aula Paolo VI in Vaticano circa 800 rappresentanti della Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) che hanno concluso in questi giorni la loro assemblea plenaria.

Un’udienza fortemente voluta dalle suore, alla luce del momento difficile attraversato dalla vita religiosa in questi anni – calo delle vocazioni che non dà segno di migliorare, invecchiamento dell’età media delle suore e, dall’anno scorso, il commissariamento vaticano dell’organizzazione che rappresenta la stragrande maggioranza delle suore Usa, la Leadership Conference of Religious Women, che ha provocato sconcerto e preoccupazione nell’opinione pubblica e nella Chiesa americana.

Nei giorni scorsi, il prefetto della Congregazione per la vita religiosa, il cardinale João Braz de Aviz, ha spiegato alle suore di essere rimasto addolorato del modo in cui è stata condotta l’inchiesta, lasciando il suo dicastero all’oscuro fino all’ultimo minuto. Parole che hanno suscitato vasta eco, tanto da costringere ieri la Sala Stampa vaticana a precisare che nelle parole del porporato non andava letta nessuna “divergenza” tra la Congregazione per i religiosi e quella per la dottrina della fede, responsabile dell’inchiesta. Oggi, papa Francesco ha ribadito il suo sostegno per il cardinale Braz de Aviz, chiamandolo “caro fratello”, e per la scelta dell’Uisg di discutere proprio il tema dell’autorità nella Chiesa durante la loro assemblea plenaria. Il pontefice ha parlato dell’obbedienza “come ascolto della volontà di Dio, nella mozione interiore dello Spirito Santo autenticata dalla Chiesa, accettando che l’obbedienza passi anche attraverso le mediazioni umane”. Più in generale, ha ricordato che il rapporto tra autorità e obbedienza va letto “nel contesto più ampio del ministero della Chiesa e ne costituisce una particolare attuazione della sua funzione mediatrice”. In questo senso, chi ha autorità – nella Chiesa come negli ordini religiosi – deve farlo come “servizio”: “Sappiate sempre esercitare l’autorità accompagnando, comprendendo, aiutando, amando – è stato l’invito di Francesco alle superiore religiose di tutto il mondo –; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano”. Il pontefice ha rivolto un pensiero anche al voto di castità delle religiose: una castità, ha detto, che deve essere “feconda”, perché “la consacrata è madre, deve essere madre e non ‘zitella’!”. Infine, con un pensiero forse alle polemiche suscitato dall’inchiesta sulla Lcwr ma con temi e parole ispirate agli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio, il fondatore dei gesuiti, l’appertanenza sentita alla Chiesa è, per i religiosi, “una delle dimensioni costitutive” della loro vita: “Non è possibile che una consacrata e un consacrato non ‘sentano’ con la Chiesa”, ha detto il papa. A chi giustifica la disobbedienza agli ordini della Chiesa – come sarebbe accaduto in alcune conferenza organizzate dalla Lcwr su temi come l’aborto e l’ordinazione femminile, secondo l’inchiesta dell’ex-Sant’Uffizio – il pontefice ha ricordato che è assurdo “pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa”. “Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale”, ha aggiunto. “Siate gioiose, perché è bello seguire Gesù, è bello diventare icona vivente della Madonna e della nostra Santa Madre Chiesa gerarchica”, ha poi concluso.

Cento piazze per annunciare la salvezza

Cento piazze per annunciare la salvezza

da http://www.romasette.it

Al via la Grande Missione organizzata dal Cammino Neocatecumenale di Roma in occasione dell’Anno della fede. Il 6 aprile la benedizione e l’invio dei missionari da parte del cardinale Vallini di Antonella Pilia

Una Grande Missione in cento piazze romane per cinque domeniche consecutive, dal 7 aprile al 5 maggio. È la proposta del Cammino Neocatecumenale diocesano, in questo Anno della fede, «per far risuonare l’annuncio del Kerygma, cioè la notizia che Cristo viene per liberarci dalla paura e dalla morte e regalarci una vita nuova». A illustrare l’iniziativa è Giampiero Donnini, responsabile della prima Comunità nata a Roma nel 1968 nella parrocchia dei Martiri Canadesi, il quale sottolinea il forte sostegno ricevuto dal cardinale vicario Agostino Vallini e dallo stesso Papa Francesco.

«Gli altri anni – racconta Donnini – andavamo ad evangelizzare nelle strade e nelle piazze a due a due. Quest’anno, le circa 500 comunità presenti a Roma si riuniranno in gruppi di 5 e verrà loro assegnata una piazza nelle vicinanze della parrocchia di appartenenza, per un totale di 100 piazze, dislocate in tutta la città. Tante quante le parrocchie che ospitano il Cammino». Qui saranno allestiti una pedana con un’immagine sacra, un ambone e una croce per creare un ambiente di preghiera all’aria aperta in mezzo ai passanti. L’obiettivo lo spiega Donnini: «Testimoniare alle persone che incontreranno l’amore di Dio capace di cambiare la vita e farci risorgere oggi, nelle nostra quotidianità». In sostanza, dunque, «si tratta di portare i frutti della Pasqua a tutti i romani», comunicando che «Dio è venuto a portarci una vita nuova, cioè non vivere più per soddisfare il nostro io ma in Colui, Cristo Gesù, che ci ha amati e ha dato se stesso per noi».

Gli incontri saranno nel pieno stile neocatecumenale: con adulti, giovani e coppie con bambini che faranno festa attraverso la preghiera, il canto e la danza, accompagnati dal suono inconfondibile di chitarre e tamburi. Appuntamenti che dureranno circa tre ore e, oltre a ospitare testimonianze di ragazzi e ragazze, che all’interno del movimento romano sono più di un terzo degli aderenti, «si concluderanno con una catechesi dai contenuti esistenziali per ridare speranza a tanti giovani e adulti». È questa la vera novità della Grande Missione, sottolinea Donnini. A scandirla, le catechesi dedicate ai temi: “Chi è Dio per te e che esperienza hai di Dio?”; “Chi sei tu, perché vivi e che senso ha la tua vita?”; “Chi è Cristo per te?”; “Cos’è la Chiesa, qual è la tua esperienza nella Chiesa?”.

La Missione si svolge «nell’obbedienza e nella comunione con la Chiesa – prosegue il responsabile -, consapevoli che tutto quello che possiamo fare è prestare le nostre persone al Signore recitando le parole della preghiera semplice di San Francesco: “Fai di me uno strumento della tua pace”». L’iniziativa ha ottenuto sin da subito l’appoggio del cardinale Agostino Vallini, che «ha ricevuto me e il fondatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello – testimonia Donnini -, approvando con entusiasmo la nostra proposta». Sarà proprio il cardinale vicario, sabato 6 aprile alle 11 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a benedire e inviare alla Missione una rappresentanza di ogni Comunità del Cammino, che a Roma conta in tutto 20mila neocatecumenali.

L’idea della Grande Missione è partita dalla Capitale ma è stata subito recepita dalle 5mila Comunità presenti in 120 Paesi del mondo. E, insieme al vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, anche Papa Francesco l’ha fortemente incoraggiata. «Quando l’equipe argentina ha comunicato il progetto all’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, che era a Roma per il conclave – ricorda Donnini -, lui ha dato subito indicazioni perché il vescovo ausiliare comunicasse le piazze da mettere a disposizione». Quindi, pochi giorni dopo l’elezione, «Papa Francesco, dopo una celebrazione a Santa Marta – conclude – ha incoraggiato personalmente Kiko Arguello a portare avanti l’iniziativa».

La gioia dei Movimenti ecclesiali per l’elezione del Santo Padre

La gioia dei Movimenti ecclesiali per l’elezione del Santo Padre



“Siamo convinti che sia un Papa provvidenziale per questi tempi e che porterà il Vangelo il modo instancabile nel mondo”. Così Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi, iniziatori del cammino Neocatecumenale, esprimono la propria gioia per l’elezione di Papa Francesco. L’equipe responsabile del Cammino ha poi rilevato che in varie occasioni il Santo Padre ha presieduto a celebrazioni delle comunità Neocatecumenali di Buenos Aires, come l’eucarestia del 40.mo anniversario nel 2008. Sulle spalle del Pontefice c’è una grande responsabilità, “ma non dimentichiamo che il Papa conta sull’aiuto di Dio, sull’assistenza dello Spirito Santo e sull’affetto e la preghiera dei cattolici, e di milioni di persone di buona volontà”, ha affermato, invece, Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei. Proprio per questo, l’organizzazione ha rinnovato al nuovo Romano Pontefice “un’adesione completa alla sua persona al suo ministero”. Anche Maria Voce, presidente del movimento dei Focolari, ha manifestato la sua felicità per l’elezione del Santo Padre: “Questo momento fa vedere sia la vitalità della Chiesa sia la freschezza dello Spirito Santo, che trova sempre il modo di sorprendere”, ha detto, definendo “molto significativa” la scelta del nome Francesco, “perché mi sembra esprimere il desiderio di un ritorno alla radicalità del Vangelo, a una vita sobria, a una grande attenzione all’umanità e anche a tutte le religioni”. Ritiene lo stile semplice del Pontefice adatto a un momento di gravi sofferenze dell’umanità, in cui “c’è bisogno di qualcuno capace di toccare i cuori e di far sentire a ciascuno la gioia di avere un padre e un fratello che ci vogliono bene”. Per don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, la scelta del nome indica che “non ha altra ricchezza che Cristo. Non si affida a nessun’altra modalità di comunicarlo se non alla nuda e semplice testimonianza”. Don Carrón si dice colpito dalla “sintonia profonda tra il realismo di Benedetto XVI, che con il suo gesto ha ricordato al mondo che la Chiesa è di Cristo, e l’umile realismo di Papa Francesco, che da subito ha espresso la coscienza del suo ministero in quanto vescovo, in comunione e in cammino con il popolo della Chiesa di Roma ‘che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese’, secondo la felice espressione del grande Sant’Ignazio di Antiochia.” L’Associazione Scienza & Vita, infine, accolta con “gioia e gratitudine” l’elezione del nuovo Pontefice, ha sottolineato che “nella sua richiesta al popolo di chiedere per lui la benedizione del Padre, si coglie un rinnovato afflato profetico. Scienza & Vita si unisce alla preghiera universale della Chiesa come popolo di Dio, esprimendo l’augurio che il Santo Padre possa svolgere con serenità e fermezza il suo alto magistero”. (V.C.)

da http://it.radiovaticana.va

Prima ordinazione diaconale nel Seminario Redemptoris Mater di Galilea

Prima ordinazione diaconale nel Seminario Redemptoris Mater di Galilea

Domenica 9 dicembre, S.B. il Patriarca Mons. Fouad Twal ha ordinato due nuovi diaconi per il Patriarcato Latino di Gerusalemme, provenienti dal SeminarioRedemptoris Mater della Galilea: Carlos Ceballos Medina, originario della Bolivia e Cristian David Carreño Hinestrosa, originario della Colombia. I due nuovi diaconi eserciteranno il loro ministero rispettivamente nelle parrocchie latine di Smakiyeh (Giordania) e di Birzeit(Palestina). Incardinati nella chiesa madre di Gerusalemme, saranno a servizio della chiesa locale per le necessità della diocesi, essendo anche aperti, una volta ordinati presbiteri, alla missione universale e disponibili, pertanto, ad essere inviati dal Patriarca alle chiese in necessità del Medio Oriente e del mondo intero.

La Celebrazione ha avuto luogo nel Centro Internazionale Domus Galilaeae, alla presenza dei formatori del seminario dei due padrini dell’ordinazione, Can. d. Louis Hazboun e d. Vito Vacca, di tanti parroci della Galilea, sacerdoti latini e greco-cattolici, religiosi e religiose, membri di vari movimenti ecclesiali e circa cinquecento fedeli della Terra Santa. Hanno concelebrato i seguenti Vescovi: Mons. Elias Chacour, Arcivescovo greco-cattolico d’Acri; Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario Patriarcale Latino per Israele; Mons. Yousef Jules Zrey, Vescovo greco-cattolico di Gerusalemme; il Patriarca Ignace Boutros Abd-el-Ahad, emerito siriaco-cattolico. Erano presenti anche due parroci greco ortodossi della Galilea.

Due giovani del Cammino Neocatecumenale

I fedeli presenti, molti dei quali fratelli del Cammino Neocatecumenale, ove è nata la vocazione dei due diaconi, sono accorsi da diversi città e paesi della Galilea, e perfino da Eilat, Gerusalemme, Betlemme e Jaffa di Tel Aviv. Erano presenti anche d. Rino Rossi, direttore dellaDomus Galilaeae, e, insieme alla sua équipe, responsabile del Cammino in Giordania, Israele, Palestina e Cipro. Hanno potuto partecipare alla celebrazione alcuni fratelli colombiani della comunità di origine di Cristian, la catechista di Carlos e alcuni fratelli ebrei. Erano presenti anche due comunità dell’Italia con i loro presbiteri e catechisti.

La liturgia è stata celebrata integralmente in arabo, con canti in arabo e in italiano. All’inizio della cerimonia, d. Francesco Giosuè Voltaggio, rettore del Seminario, ha presentato brevemente l’assemblea. Durante la celebrazione, il Patriarca ha incoraggiato i diaconi nel loro cammino vocazionale, esortandoli a non avere paura e a confidare nella vicinanza e nella preghiera di migliaia di fratelli del Cammino. Ha ricordato, inoltre, la stessa parola che Gesù Cristo ha rivolto agli Apostoli radunati in Galilea sul monte, dopo la sua risurrezione: «Ecco io sono con voi!». Ha anche affermato che, nel prossimo Natale del Signore, ciascuno di noi è chiamato a divenire «Terra Santa» in cui viene generato Gesù Cristo. Dopo il suo discorso in arabo, il Patriarca ne ha offerto anche una breve sintesi in italiano e in spagnolo.

Nella riflessione che lo stesso Patriarca ha consegnato ai futuri diaconi, ha scritto, tra le altre cose, che «il loro cammino verso il sacerdozio è frutto del Cammino Neocatecumenale». Ha poi sottolineato la necessità costante di «ripartire da Gerusalemme, lì dove si è compiuta la nostra salvezza; lì dove è iniziata la predicazione a tutte le genti della conversione e del perdono dei peccati, lì dove è iniziata l’evangelizzazione».

Una grande gioia

Più avanti, evidenziando la natura nel contempo diocesana e missionaria dei futuri presbiteri, ha asserito: «E’ una grande gioia per me poter conferire il Diaconato a questi due giovani, che rappresentano le “primizie” di questo Cammino Neocatecumenale nella Chiesa Locale di Gerusalemme. Le loro origini, la loro Ordinazione qui, nella Diocesi di Gerusalemme, non fanno che confermare il Patriarcato Latino nella sua vocazione universale».

 A sua volta, Mons. G.B.Marcuzzo, come vicario patriarcale che segue da vicino la vita del seminario, ha dichiarato in un’ intervista: “Il mio sentimento? Una grande riconoscenza al Signore e una triplice gioia: perché un’ordinazione è sempre un bellissimo evento in se stesso, perché è la prima ordinazione in assoluto di questo nuovo seminario, segno di vitalità del Cammino e della Chiesa locale di Terra Santa, e perché è stato un significativo momento di comunione e testimonianza, le due virtù di cui, secondo anche la recente esortazione papale ‘Ecclesia in Medio Oriente, abbiamo tanto bisogno oggi nella nostra Chiesa”.

Al termine della celebrazione, la comunità del Seminario, quella della Domus Galilaeae e i fratelli arabi delle comunità hanno offerto un’agape fraterna, con specialità dei diversi paesi della Galilea, allietando il banchetto con canti di festa.

fonte: http://it.lpj.org/2012/12/12/prima-ordinazione-diaconale-nel-seminario-redemptoris-mater-di-galilea/

Il Cammino Neocatecumenale a servizio della Chiesa per la riscoperta della fede

Kiko Argüello spiega come la realtà ecclesiale da lui iniziata abbia realizzato le promesse del Concilio Vaticano II, e doni oggi nuova energia alla Chiesa

di Salvatore Cernuzio

da (ZENIT.org)

Con “grande gioia”, questa mattina, Benedetto XVI ha dato il via ad un momento storico per la Chiesa del nostro tempo: l’Anno della Fede. Migliaia di fedeli hanno gremito oggi piazza San Pietro per celebrare l’evento insieme al Santo Padre. Presenti alla cerimonia anche alcuni Padri Conciliari e i diversi partecipanti al Sinodo dei Vescovi per la Nuova Evangelizzazione ancora in corso.

Tra questi, anche Kiko Argüello, iniziatore di una delle realtà attualmente più vive e numerose della Chiesa: il Cammino Neocatecumenale, il cui carisma, da più di 40 anni, è di far maturare una fede adulta in mezzo a quella “desertificazione spirituale” che ha caratterizzato gli ultimi decenni dell’umanità.

Al termine della Santa Messa, Kiko ha rilasciato a ZENIT la breve intervista che riportiamo di seguito.

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Kikonella prima Congregazione dell’Assemblea sinodale è stata dedicata grande attenzione ai movimenti e alle realtà ecclesiali, indicati come grazia dello Spirito Santo che donano nuova energia alla Chiesa. Il cardinale Wuerl, tra questi, ha citato in particolare Comunione e Liberazione, Opus Dei e Cammino Neocatecumenale. Che effetto le hanno fatto queste parole?

Kiko Argüello: È stato bellissimo! Noi siamo sorti dopo il Concilio Vaticano II per aiutare la Chiesa e sono contento che questo venga riconosciuto. Abbiamo voluto introdurre nella Chiesa un cammino di fede, perché soltanto una fede adulta può rispondere alle situazioni attuali di secolarizzazione che si riscontrano in tante parti del mondo. Anche ieri, durante i lavori dei Circoli Minori del Sinodo, nel corso della quinta Congregazione, uno dei relatori, mons. Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid, ha parlato del Cammino Neocatecumenale, e ha detto di essere convinto che esso sia una delle risposte, dopo il Concilio, ai problemi della Chiesa.

Questo non significa che vogliamo sostituire la Chiesa o che siamo l’unica espressione ecclesiale e religiosa valida. Anzi, siamo solo dei servitori umili che si pongono al servizio della Chiesa, per aiutare le persone a scoprire la bellezza di essere cristiani. Perché questa è una cosa enorme: essere figli di Dio, uniti, che si amano l’un l’altro. È fantastico davvero!

Si può affermare quindi che, in un certo senso, il Cammino Neocatecumenale abbia realizzato le promesse del Concilio Vaticano II?

Kiko Argüello: Si, le sta realizzando, nonostante noi e i nostri peccati. Laici che evangelizzano, famiglie in missione, migliaia di vocazioni. Quest’anno abbiamo aperto dieci nuovi seminari, tra cui uno in India e uno a Rio de Janeiro. Siamo veramente sorpresi noi stessi dei frutti che continuiamo a vedere, perché non è assolutamente opera nostra.

Quando chiedo famiglie per andare in missione nel mondo, non è di certo per un mio potere che se ne alzino 3.000. O come è successo la scorsa estate a Madrid che ho chiesto sacerdoti per la Cina e hanno dato la loro disponibilità quasi 5.000 ragazzi…. È una cosa bellissima. Siamo davvero spettatori delle opere dello Spirito Santo.

Ultimamente si parla di una sua pubblicazione editoriale presto in uscita. È vero?

Kiko Argüello: Si. È un piccolo volume che uscirà forse in occasione della chiusura dei lavori sinodali, dove abbiamo cercato di mettere per iscritto il kerygma annunziato negli incontri di Napoli, Budapest, Milano e Trieste di quest’anno. È il kerygma dei tre angeli, che, secondo me, è una catechesi molto importante per l’antropologia di oggi, che ha perso il suo contenuto profondo. Si può dire che sia un libro per la Nuova Evangelizzazione, e crediamo sia importante trasmettere questo annuncio che ridona un senso alla domanda “perché evangelizzare?”.

Il Santo Padre ha aperto, poco fa, un tempo di grazia per la Chiesa di oggi: l’Anno della Fede. Cosa si augura per questo anno?

Kiko Argüello: Spero che si possa riscoprire la bellezza della Fede. Quella Fede, cioè, che ci dona la natura di Dio e guarisce profondamente l’essere dell’uomo che è stato ferito dal peccato originale. L’uomo separandosi da Dio diventa schiavo del non essere, le conseguenze sono palesi: la quantità di donne che vengono assassinate, i suicidi continui ovunque e via dicendo. Quando un uomo scopre che “non è” decide di uccidersi. La Chiesa, quindi, in quest’anno deve far riscoprire la parola di salvezza per gli uomini: che Cristo è venuto per dare loro la vita, per donare “l’essere dello Spirito Santo”.

I Movimenti “Un vero dono di Dio”

Il cardinale Stanisław Ryłko invita a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 9 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo l’intervento del cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, tenuto ieri pomeriggio durante la 2ª Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi.

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Al n. 115 dell’Instrumentum laboris leggiamo che “il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all’annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa”.

Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della “nuova stagione aggregativa dei fedeli laici”, evidenziandone la stretta relazione con la “rinnovata Pentecoste” del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: “rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l’attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all’evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi”. Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che “strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi”. E in un’altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli “con molto amore”.

Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema.

Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici.

D’altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all’apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle “tre leggi della nuova evangelizzazione” che l’allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.