di Antonio Giuliano

Una lettera in difesa di Asia Bibi, la 45enne cristiana del Pakistan condannata a morte lo scorso 7 novembre in nome della legge sulla blasfemia, è stata inviata da vescovi e rappresentanti della società civile pachistana al Primo Ministro del Pakistan, Yousaf Raza Gilani, affinchè sia incriminato l’imam Yusef Qureshi che ha promesso 500 mila rupie (circa 4500 euro) a chi ucciderà Asia Bibi. Lo riferisce l’agenzia Fides.
La missiva, che chiede anche di abolire o modificare la legge sulla blasfemia, ingiusta e discriminatoria porta la firma dei vescovi cattolici Anthony Rufin (Islamabad), Joseph Coutts, (Faisalabad), Andrew Francis (Multan), Max John Rodriguez (Hyderabad), Sebastian Shaw (ausiliare di Lahore). Ma è stata sottoscritta anche da altri vescovi e leader di altre comunità cristiane, nonché di leader sikh, indù e bahai, e di Khalid Masood, leader del “Consiglio dell’ideologia islamica del Pakistan”. L’hanno firmata, inoltre, diversi membri del Parlamento del Punjab, alcuni giudici, avvocati, militari e rappresentanti della società civile, tutti di religione islamica.

Il testo sottolinea come prima della promulgazione della legge, promossa dal dittatore Zia nel 1986, nel Paese regnasse un’invidiabile armonia interreligiosa e che fra il 1947 (data di fondazione del Pakistan) e il 1985 non vi sono state denunce di blasfemia.

L’incubo di Asia Bibi va avanti dal giugno 2009 da quando cioè la donna, sposata e madre di quattro figli (alcune fonti parlano di cinque), è stata incriminata per essere “impura” (“haram” o estranea all’islam). In un litigio con un gruppo di donne musulmane la donna cristiana avrebbe spiegato la morte di Gesù sulla croce per i peccati dell’umanità, chiedendo poi alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. Così è stata arrestata e poi condannata nel mese scorso.

E crescono i timori che la donna, in attesa della sentenza di appello, possa essere vittima di un attentato. Come peraltro è accaduto spesso (46 casi dal 1990 al 2010) per coloro che vengono incriminati per oltraggio a Maometto, uccisi fuori dal carcere trovati morti in prigione in circostanze sospette. A maggior ragione ora che l’imam Yusef Qureshi ha promesso 500 mila rupie (circa 4500 euro) a chi ucciderà Asia Bibi.

La tensione resta alta nello stato asiatico. Gruppi radicali islamici, come il “Jaamat-e-Islami”, il “Jammiat Ulema-e-islam” ed altri, riunitisi a Rawalpindi, hanno annunciato il lancio di una campagna nazionale e di una strategia globale, «per difendere la santità del Profeta Maometto e impedire qualsiasi modifica alla legge sulla blasfemia». E questa continua a colpire.

Nel frattempo è stato arrestato nei giorni scorsi Naushad Valyani, medico musulmano di Hyderabad (nella provincia del Sindh) ancora per blasfemia. La sua colpa è aver strappato e buttato nel cestino della spazzatura il biglietto da visita di un informatore scientifico che gli proponeva l’acquisto di alcuni farmaci. Il suo nome manco a dirlo è Mohammad (Maometto).

da www.labussolaquotidiana.it