Il Presidente del Movimento per la Vita italiano sulla recente caso Irlandese
di Antonio Gaspari
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 21 dicembre 2010

Nonostante un clima favorevole al diritto di aborto il Tribunale Europeo dei Diritti Umani ha deciso che non c’è un “diritto umano all’aborto” nella sentenza relativa ad un caso riguardante l’Irlanda.

Giovedì 16 dicembre la Grande Sala del Tribunale europeo ha emesso una sentenza sul caso di tre donne (A, B e C versus Irlanda), sottolineando che il divieto costituzionale irlandese di abortire non viola la Convenzione Europea dei Diritti Umani.

La sfida alla norma irlandese era stata sollevata nel dicembre scorso da tre donne che affermavano di essere state “costrette” a recarsi all’estero per abortire, sostenendo che in questo modo mettevano in pericolo la propria salute.

Il Tribunale ha deciso che le leggi dell’Irlanda non violano la Convenzione Europea dei Diritti Umani, che anzi sottolinea il “diritto al rispetto della vita privata e familiare”.

Seppure sembri evidente che il Tribunale dei Diritti Umani abbia respinto le richieste favorevoli all’aborto, nella stampa internazionale e in rete la valutazione della vicenda è ambigua.

Intervistato da ZENIT l’onorevole Carlo Casini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo e Presidente del Movimento per la Vita italiano (MpV), ha detto che “la decisione della corte europea dei diritti dell’uomo deve essere salutata con moderata soddisfazione”.

Infatti, ha aggiunto, “la netta affermazione che i diritti dell’uomo non comprendono un preteso diritto all’aborto chiude la strada ai ripetuti tentativi del vetero femminismo di includere la scelta abortiva tra i diritti fondamentali, quanto meno come un aspetto della salute sessuale, genetica e riproduttiva”.

“Per vero – ha sostenuto il Presidente del MpV – la logica giuridica avrebbe richiesto molto di più: che, cioè, il riconoscimento senza limiti del diritto alla vita di ogni essere umano comporta l’illegittimità dell’aborto specialmente se permesso per libera scelta della donna”.

“Ma – ha aggiunto – nell’attuale condizione culturale e giuridica delle nazioni europee, la sentenza di Strasburgo costituisce non solo una battuta di arresto dell’abortismo militante, ma anche un passo avanti sulla strada di un graduale recupero del primo fra tutti i valori non negoziabili”.

Secondo Casini, “almeno la giurisprudenza europea non spinge verso l’aborto e gli Stati conservano l’autonomo potere di proclamare e difendere il diritto alla vita fin dal concepimento” e “la sovranità ceduta dagli Stati alle istituzioni europee non può spingersi fino a negare la stessa identità costituzionale delle singole Nazioni” come “ha già detto la Corte Costituzionale tedesca nella celebre sentenza del 30 giugno 2009 sul Trattato di Lisbona”.

Il presidente del MpV ha precisato che “all’argomentazione di questa decisione avremmo dovuto appellarci se la sentenza della Corte Europea di Strasburgo fosse stata contraria al diritto irlandese che riconosce il diritto a vivere anche al nascituro”, ma “non ce n’è bisogno”.

Per Casini “dovremo continuare a lottare e ragionare affinché dall’alto, cioè dalle Corti internazionali preposte a garantire i diritti umani proclamati come universali e quindi validi in tutti i tempi e tutti i luoghi, venga l’affermazione della dignità e dell’eguaglianza anche del più piccolo e povero, qual è l’uomo nella fase embrionale della sua esistenza”.

“Ma – ha precisato – non è senza ostacoli il percorso che parte dal basso, dal recupero del senso di umanità e di giustizia da parte dei singoli Stati, a cominciare da quelli in cui l’idea di giustizia è stata seminata dalla ispirazione cristiana nell’interpretazione dell’eguaglianza e dalla dignità umana”.

“In questa direzione la responsabilità dell’Italia è grande – ha concluso il presidente del MpV – non solo verso i propri cittadini, ma anche verso l’Europa. La modifica dell’art. 1 del nostro codice civile, tanto insistentemente domandata dal Movimento per la Vita, per riconoscere la capacità giuridica di ogni uomo fin dal concepimento, ha anche questo grande respiro europeo”.