Il Comitato Nazionale per la bioetica, organo consultivo della presidenza del Consiglio, ha compiuto 20 anni. E ha celebrato questo anniversario con l’annuncio, da parte del suo presidente Francesco Paolo Casavola, di  un protocollo d’intesa siglato con il ministero dell’Istruzione, per avviare  l’insegnamento della bioetica nelle scuole superiori.

Una buona notizia che accompagnerà la riforma della scuola, e che segna finalmente l’ingresso nelle aule di temi che ormai quasi quotidianamente trovano spazio nei media. Basti solo pensare a questi ultimi mesi: l’inesauribile dibattito sulla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, l’iter di approvazione della pillola Ru486, i casi delle donazioni “samaritane” di rene e le sempre attuali riflessioni intorno ai temi della sterilità e della fecondazione artificiale. La scuola, quindi, d’ora in poi si farà carico anche di questi insegnamenti. Argomenti complessi, che coinvolgono la medicina, la biologia, il diritto, e la filosofia, e che saranno trattati nell’ora di “Cittadinanza e Costituzione”. A settembre è previsto un tavolo di lavoro tra Cnb e Ministero per definire meglio i termini dell’accordo. Per ora, sarebbe interessante capire che idea di laicità accompagnerà questo insegnamento. E non si tratta della solita fissa dei credenti e dei non credenti che hanno a cuore il tema della vita dal concepimento alla morte naturale, perché la bioetica è tra le materie che più faticosamente riesce ad imporsi come disciplina autonoma, con un proprio statuto e un proprio metodo. E’ troppo facile distinguere tra bioetica laica e bioetica cattolica, relegando tutto ciò che ricordi anche solo vagamente i principi personalisti nella seconda categoria, riservata naturalmente “a chi crede”. Ma questa impostazione duale strenuamente difesa da alcuni bioeticisti, nega alla bioetica la dignità stessa di disciplina autonoma. Il rischio che nella scuola pubblica questo avvenga è reale e in parte è già in atto in altri Paesi, come Spagna e Inghilterra, dove in nome di una presunta neutralità etica che non è mai esistita e mai esiterà, parlare di “padre o madre” non è più politically correct, ed è visto come qualcosa di profondamente lesivo della laicità dello Stato. Il Cnb conosce questi rischi. E’ stato guidato da illustri studiosi, alcuni dei quali di religione cattolica, che solo per questo fatto e indipendentemente dalle loro competenze, sono stati accusati di essere di parte.
Sarebbe un errore avere tabù e precludere l’ingresso di questi temi tra i banchi. Ma anche abdicare al difficile compito di proteggere la scuola, già tanto strumentalizzata, da chi pretende di negare alla bioetica, in nome della laicità, il suo stesso statuto: il confronto e la riflessione con metodo argomentativo che può e deve limitarsi a presentare le prospettive che debbono guidare l’azione e la progettualità dello sviluppo tecnoscientifico.

Ilaria Nava da PiùVoce.net