di Antonio Giuliano
Tratto da La Bussola Quotidiana il 22 dicembre 2010

Via la croce dai souvenir. Come duemila anni fa non c’è posto per Cristo a Betlemme. Sebbene questa volta le porte chiuse saranno quelle delle bancarelle per turisti e pellegrini.

Per paura del fondamentalismo islamico alcuni laboratori tessili di Gerusalemme ed Hebron hanno infatti iniziato a stampare e vendere magliette che raffigurano la chiesa della Natività senza croce. E il segno cristiano è sparito anche dalle t-shirt delle squadre di calcio.

Lo riferisce l’agenzia AsiaNews che rilancia la proposta di Samir Qumsieh, giornalista e direttore della televisione cattolica Al-Mahed Nativity Tv Station di Betlemme. «Voglio lanciare una campagna per invitare la gente a non comprare questi prodotti – afferma il giornalista – perché la rimozione della croce è una intimidazione nei confronti dei cristiani, è come affermare che Gesù non è mai stato crocifisso».

Cresce intanto l’attesa per la messa di mezzanotte del 24 dicembre quando come ogni anno migliaia  di persone fra autorità, fedeli e turisti provenienti da tutto il mondo affolleranno la Chiesa della Natività di Betlemme. Sarà celebrata dal patriarca latino di Gerusalemme e vi parteciperanno la più alte cariche dell’Autorità palestinese. L’esercito israeliano ha ordinato ai propri soldati nei territori palestinesi di agevolare il passaggio dei pellegrini cristiani ai posti di blocco. E ai militari è stato anche distribuito un opuscolo che spiega l’importanza del Natale.

La popolazione, assicura Qumsieh, sta vivendo questi giorni con gioia, ma la situazione per i seguaci di Cristo resta comunque molto difficile. L’emigrazione dei cristiani in Terra Santa è in continua crescita, sebbene le autorità si rifiutino di quantificare l’esodo. E il dialogo di questi anni tra islamici, cristiani ed ebrei non pare aver portato molti frutti. «Ogni giorno vi sono fedeli che fuggono in altri Paesi – spiega il giornalista -. Noi cristiani viviamo in una costante sensazione di paura e incertezza». Forte è il rischio che se l’esodo non verrà fermato, la stessa chiesa della Natività potrebbe presto essere trasformata in un museo. Qumsieh non ha dubbi. E «se non ci sono più cristiani in Terra Santa – dice – non ci potranno più essere cristiani da nessuna parte».