Intervista al Cardinale Julián Herranz
di Jesús Colina
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 9 novembre 2010

Benedetto XVI ha portato in Spagna armonia tra laicità e fede, un messaggio di “dialogo”, non di “rottura” o “scontro”, afferma il Cardinale Julián Herranz Casado.

Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, il porporato spagnolo, nato a Baena (Córdoba) nel 1930, è uno dei massimi esperti di Diritto Canonico, e in questa intervista condivide con ZENIT le sue esperienze di due giorni accanto al Papa.

Sull’aereo papale, il Santo Padre ha difeso l’incontro tra laicità e fede, una cosa che alcuni media hanno interpretato piuttosto come uno scontro. Ritiene che dopo questa visita apostolica sia più chiara nell’opinione pubblica la proposta di Benedetto XVI sulle relazioni Chiesa-Stato?
Cardinale Herranz: I media a cui si riferisce sembra che interpretino normalmente qualsiasi affermazione o fatto sulle relazioni Chiesa-Stato seguendo la loro nota ideologia agnostica e relativista. Ciò, a mio parere, ha portato purtroppo i lettori ad atteggiamenti aggressivi, a fomentare rotture e scontri, quando in realtà, conoscendo Benedetto XVI, c’è una costante volontà di dialogo, di incontro sereno e costruttivo.

In realtà, in questo viaggio come in quello precedente nel Regno Unito e in molte altre occasioni, Benedetto XVI è tornato a proporre, con lo spirito evangelizzatore che lo caratterizza e senza fare politica, un tipo di società in cui l’armonia tra fede e ragione sia la misura del vero umanesimo, e in cui un sano concetto di laicità, che rispetti la dignità della persona e i suoi diritti inalienabili, tra cui la libertà religiosa, di culto e di coscienza, permetta di superare il fondamentalismo laicista, ostile – non solo in Spagna e in altre Nazioni europee, ma anche in altri luoghi del mondo – alla rilevanza familiare, culturale e sociale del cristianesimo e della religione in generale.

La volontà di Benedetto XVI, ad ogni modo, è stata in ogni momento – in Spagna e altrove – completamente positiva, e direi costruttiva, di dialogo e armonia, mai di rottura o di scontro, ma di incontro.

Alla Sagrada Familia, il Papa ha confermato la visione antropologica cristiana della famiglia. Si tratta di una visione estremamente positiva e propositiva, ma è stata interpretata da molti mezzi di comunicazione come un “attacco” al modello di società attuale. Perché nella nostra società non viene percepito come positivo il messaggio evangelico d’amore e di fedeltà?
Cardinale Herranz: Penso che il Papa, con grande soddisfazione della stragrande maggioranza delle famiglie spagnole, che costituiscono la società attuale, e del sentire comune del popolo, abbia ripetuto che si deve considerare vero matrimonio solamente l’unione di un uomo e una donna, unione stabile aperta alla fecondità, e abbia ricordato che questa è la vera base della famiglia, istituzione naturale e cellula fondamentale della società. E’ questa la visione che dà, la visione cristiana dell’amore umano e della famiglia, che coincide pienamente con la visione della retta antropologia, che ha ispirato ad esempio il messaggio inviato in questi giorni dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, al Forum delle Famiglie.

Questa visione dell’amore umano e della famiglia infastidisce quanti si ispirano a quella ideologia del relativismo e dell’agnosticismo, che incide su molti media, e cercano continuamente di opporsi alla società reale, imponendo quella filosofia contraria alla visione non solo cristiana, ma rettamente antropologica del matrimonio e della famiglia. In realtà, è quella filosofia relativista che, negando valori umani e sociali fondamentali, attacca la società attuale.

A Santiago de Compostela, il Papa ha mostrato le radici cristiane dell’Europa, che a livello istituzionale sembrano un dibattito superato, e ha invitato a non aver paura di Dio. Ha definito la Chiesa “abbraccio di Dio” agli uomini. Che cosa raccomanderebbe a laici o sacerdoti perché il mondo riscopra la Chiesa come “abbraccio di Dio” alla luce delle parole del Santo Padre?
Cardinale Herranz: Per prima cosa, di andare incontro a tutti gli uomini con spirito cristiano, cioè creando ponti di amicizia, di comprensione, di fiducia, per offrire loro con la parola e la testimonianza di vita – non solo con la parola – il tesoro del Vangelo. In questi giorni, il Santo Padre ha parlato varie volte di “tesoro del Vangelo”. Così questi nostri amici scopriranno o torneranno a comprendere con luci nuove il vero fondamento della felicità e della speranza, perché il cristianesimo è questo, l’abbraccio di Dio agli uomini, l’incontro con la Verità incarnata, con Cristo che rivela all’uomo non solo il mistero di Dio, ma anche il mistero dell’uomo, l’eccelsa dignità della sua natura e del suo destino eterno.

Per lei qual è stato il momento di maggior impatto di questo viaggio, in cui ha accompagnato il Santo Padre?
Cardinale Herranz: Direi che mi hanno colpito tutti i momenti, perché l’ho visto costantemente, nonostante gli anni, pensare, parlare e agire con la gioventù matura e permanente di un innamorato dell’amore di Cristo. Dico questo perché è come appare.

Se mi chiede di indicare un momento concreto, segnalerei la visita all’Istituto Bambino Gesù, gestito dalle suore francescane, dove l’ho visto particolarmente emozionato, con profonda tenerezza, nel sentire quella frase di una bambina con la sindrome di Down che ha commosso tutti. La bimba ha detto: “Anche se siamo diversi, il nostro cuore ama come tutti i cuori e vogliamo essere amati”. Ha strappato un enorme applauso, al quale il Papa si è unito perché ci ha commosso molto. Penso che abbia commosso non solo lui, ma tutti.

Nella stessa occasione, il Papa ha ricordato che al mattino aveva consacrato la magnifica Basilica della Sagrada Familia, e ha aggiunto: “Ogni uomo è un vero santuario di Dio, che deve essere trattato con sommo rispetto e affetto, soprattutto quando si trova nel bisogno”. Per me è stato quello il momento più toccante, per il modo in cui il Papa ne ha approfittato per difendere il senso divino e la meraviglia anche umana di qualsiasi vita umana, anche quella che può sembrare più piena di limitazioni.

Qual è la frase del Papa che porta impressa nel suo cuore dopo questo viaggio?
Cardinale Herranz: Varie… Sono rimasto piuttosto colpito quando il Papa, prendendo esempio dal cristiano esemplare Antoni Gaudí, ha invitato tutti noi a superare la separazione tra coscienza umana e coscienza cristiana, tra la bellezza delle cose e il Dio come bellezza, cioè un’esortazione all’unità di vita, l’unità di vita del cristiano, ma anche quella di qualsiasi uomo che sappia scoprire l’armonia esistente.

Quella frase, a mio avviso, riflette il costante magistero non solo di questi giorni, ma in generale tutto il magistero di Benedetto XVI: l’armonia tra umano e divino, tra ragione e fede, tra la bellezza dell’arte e la bellezza di Dio. Questa unità di vita che egli cerca di far sì che si realizzi nella vita di ogni cristiano, ma che si trasmette anche alla società proprio per evitare quegli scontri e cercare l’armonia che il cristianesimo porta al mondo.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]