“I Nipotastri di Voltaire”, il libro di Coccia (Fede & Cultura) che ci racconta le gesta dei vari intellettuali atei e agnostici, dopo Odifreddi, si occupa di Corrado Augias, il garbato giornalista televisivo che conduce inchieste con esclusiva conclusione prestabilita in partenza. Tre dei suoi libri più famosi e più venduti sono impostati su veri e propri talk-show, con personaggi che lui sceglie strategicamente perchè affini a lui ideologicamente e che gli fanno da spalla: Inchiesta su Gesù (2006), scritto con Mauro Pesce. Inchiesta sul cristianesimo(2008) insieme a Remo Cacitti. Disputa su Dio e dintorni(2009), insieme con Vito Mancuso.

Il tormentone di Corrado Augias è quello di svelare segreti e misteri, infatti in tv si è fatto un programma col nome Enigma. Per quanto riguarda l’Inchiesta sul cristianesimo, Coccia propone le riflessioni di Massimo Introvigne, uno dei maggiori sociologi delle religioni in Italia, che non vede nel libro di Augias, nessun riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza molto importante come ricorda Rodney Stark.

Certo Augias nell’attaccare la Chiesa, non è rozzo come Odifreddi, che vorrebbe passare come un rullo compressore su tutta la storia e la teologia del cristianesimo in genere e del cattolicesimo in particolare. Augias è abbastanza umile, ma il suo intento insieme a Pesce è quello di dimostrare, di “svelare” che Gesù è un semplice uomo, un semplice ebreo, liberato dal mantello o della coltre fitta della teologia.

Del resto Augias è criticato perfino da Enzo Bianchi, “Priore di Bose”, ci si potrebbe aspettare un più accurato rigore storico anche da parte della voce laica. I due, Augias e Pesce, si propongono come i veri interpreti autentici della Bibbia, fino a formulare interpretazione negative rispetto a quelle fatte da generazioni e generazioni, si possono leggere frasi come queste: “Una delle leggende dice che venne al mondo incarnandosi nel ventre di una vergine…”In pratica sotto il termine leggenda vengono elencati tutti i fatti che si ricavano dai Vangeli. A partire dalla nascita di Gesù, la verginità di Maria, la nascita verginale di Gesù, la questione su che cosa si debba intendere fratelli e sorelle di Gesù e naturalmente i due prendono Il Codice da Vinci, come oro colato.

Per quanto riguarda la verginità di Maria e la nascita verginale di Gesù – scrive Coccia – ci troviamo di fronte al solito tormentone mariologico di chi vuole ridurre Maria di Nazaret a una semplice donna, madre di un semplice uomo, generato attraverso un semplice atto sessuale compiuto con un semplice essere di sesso diverso (fidanzato o marito che sia; anzi secondo l’ineffabile Odifreddi, nel contesto di una scappatella con un altro partner!). Amen. Del resto secondo i nostri soltanto il cretinismo o la “creduloneria”, avrebbe indotto miliardi di persone attraverso i secoli a dare credito, con la loro fede, a semplici fatti mitizzati. Per fortuna che poi è arrivata la dea ragione, mitizzata dall’illuminismo e la rivoluzione francese che a messo a posto tutto, mentre faceva cadere migliaia di teste.

Comunque Coccia conclude la recensione del libro di Augias e Pesce ringraziandoli di avergli rafforzata la convinzione che Gesù non è il semplice uomo, il semplice ebreo che essi intendevano farmi vedere, ma proprio l’Uomo-Dio nel quale credevo prima. Il libro del professor Coccia si conclude con I rigurgiti di una anacronistico anticlericalismo, la lettura delle opere di tre noti giornalisti scrittori: Claudio Rendina, Marco Politi, Gianluigi Nuzzi. Il primo scrive Coccia è un “ricercatore” specializzato nel rovistare solo nella spazzatura della storia della Chiesa. E’ uno strano modo di fare storia. Il titolo del libro di Rendina pubblicato da Newton Compton, La santa casta della Chiesa. Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali. In copertina c’è una frase elogiativa di Gian Antonio Stella, l’autore di La casta, il libro che ha aperto la strada verso l’eldorado di un genere letterario economicamente molto proficuo. Per leggere le trecentottantatre pagine del libro bisogna avere lo stomaco robusto. La storia della chiesa cattolica – si legge nella copertina– è costellata di episodi che hanno ben poco a vedere con la fede e con l’ammaestramento delle anime.

Il libro ha quarantotto capitoli, pardon quarantotto cassonetti d’immindizie. In pratica tutta la storia bimillenaria della Chiesa si riduce a due attività: la vergognosa attività finanziaria della Chiesa e la pedofilia dei preti. Naturalmente per il primo punto la fa da padrone, lo IOR, una vera e propria parolaccia, l’Istituto per le Opere di religione, guidato dall’ineffabile Opus Dei.

Marco Politi e il suo La Chiesa del NO, con prefazione di Emma Bonino, l’autore basa tutto il suo libro sulla laicità dello Stato, con questa formula magica si fa passare tutto, aborto, divorzio, eutanasia, riconoscimento delle coppie di fatto, fecondazione assistita. E la Chiesa che si oppone per Politi si tratta di ingerenza, anzi a papa Ratzinger, Benedetto XVI, gli viene rimproverata, addirittura una vera e propria intenzione teocratica per il suo papato, attraverso tre corone: lo scettro della fede, della ragione e della natura, con la quale il papa dominerebbe sulla politica. Per Politi il problema oggi è quello di sottrarsi a questo dominio teocratico, allora sono benemeriti tutti quelli che in politica, pur dichiarandosi cattolici, decidono di andare a braccetto con chi cattolico non è e legifera in senso non cattolico: prima fra tutti quelli che si autodefiniscono ‘cattolici adulti’, tipo Romano prodi e Rosy Bindi.

Infine l’ultima recensione e lettura di Coccia è il libro di  Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.P.A., naturalmente anche qui ci si sofferma abbondantemente sui “misfatti” perpetrati dalla banca situata all’interno della Città del vaticano, lo IOR, la parola oggi più ‘satanizzata’ dagli avversari della Chiesa. Per un’eventuale seconda edizione – scrive Coccia – si potrebbe suggerire al Nuzzi il titolo IOREIDE, che racchiuderebbe in sé le imprese degli ‘eroi’ da lui scelti addirittura in misura maggiore di quelle compiute da tutti gli eroi dell’Iliade e dell’Eneide messi insieme.

Anche se dopo aver letto il libro La santa casta della Chiesa di Rendina, forse non vale la pena leggersi questo di Nuzzi che in pratica è la ripetizione degli argomenti esposti dal precedente autore.

Concludo i miei interventi inerenti al libro I Nipotastri di Voltaire, con una lunga citazione di Francesco Agnoli, che tra l’altro ha scritto un libro col titolo: Perchè non possiamo essere atei. Il fallimento dell’ideologia che ha rifiutato Dio, Piemme editore. Nella nostra cultura contemporanea prende piede sempre più l’idea che l’ateismo sia una forma superiore di conoscenza e di moralità. L’ideologia ateistica oggi è rappresentata da scrittori, opinionisti come Piergiorgio Odifreddi, Corrado Augias, Umberto Veronesi…Analizzando le radici ideologiche dell’ateismo: quelle passate – il nazionalismo, il razzismo, l’eugenetica e il socialismo comunista – quelle odierne – l’utopia dell’immortalità biologica tramite manipolazione genetica e clonazione. L’esito di questo articolato percorso d’indagine è uno solo: la storia rivela che ogni ateismo si è sempre rovesciato in una forma di fede assoluta e dogmatica – nell’uomo, nella scienza e nella politica – una fede che, inseguendo vanamente il proprio paradiso, ha invece realizzato il peggiore inferno sulla terra. Dimostrando che la vera libertà non sta nel radicale rifiuto di Dio e che dunque l’uomo non può essere ateo.

DOMENICO BONVEGNA

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