Sto presentando il libro di Edmondo Coccia, I Nipotastri di Voltaire, edito da Fede & Cultura. Il primo testo preso in esame è il Codice da Vinci di Dan  Brown, l’ultimo dei “pataccari”, un romanzo di 40 milioni di copie e che, tradotto in film, ha superato ogni record d’incassi. Un libro di 523 pagine,  una lettura faticosa e tediosa di pagina in pagina. Coccia fa la psicopatologia del romanzo presentando i personaggi, quelli inventati e quelli storici, da Costantino a Giovanni Paolo II, da Goffredo di Buglione ai suoi successori nella guida del fantomatico Priorato di Sion, oltre a Leonardo da Vinci, Botticelli, Newton, Victor Hugo ed altri. Con la sua faccia tosta, Brown propone, nella sua visione patologicamente strabica, tutta la sua poltiglia di personaggi storici scelti da una fantasia evidentemente malata.

Due sono le fissazioni che percorre l’intero romanzo di Dan Brown: quella degli organi genitali maschili e femminili, non solo in funzione statica, ma anche in funzione dinamica, l’altra idea fissa è quella del mistero racchiuso nei numeri, nei simboli, nei versi-indovinelli di suggestive filastrocche fanta-poetiche.

Il Codice da Vinci è una specie di matassa che più imbrogliata non si può, difficilmente si può inquadrare in un qualsiasi genere letterario, non è esagerato ma questo unicum miliardario di Brown può essere definito una vera e propria ‘defecazione pseudo-intellettuale’.

Il secondo personaggio è il matematico impertinente, Piergiorgio Odifreddi, che viene dedicato il maggior spazio nel libro di Coccia. Impertinente è un aggettivo che si è dato lo stesso matematico, ma altri se ne potrebbero dare come “insolente”, “sfrontato”, “arrogante”, “sfacciato”. Basterebbero questi connotati per rappresentarlo con precisione, “basta vederlo nell’espressione beffarda e irridente del suo volto nelle tante interviste che gli vengono proposte alla televisione”. Il professor Coccia s’interroga: “ma davvero il matematico Odifreddi è competente di discipline storiche, teologiche, religiose, bibliche, come vorrebbe far credere?” I giudizi, naturalmente, sono discordi, soprattutto per il suo più famoso libro: Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che meno cattolici), edito da Longanesi. Coccia sottolinea la presunzione del professore Odifreddi,che si definisce, non un matematico, ma il matematico. Non uno scienziato, ma lo scienziato. Per lui matematici, scienziati, soprattutto se cristiani, sono soltanto “cretini”, tanto che in un sito internet, si trovano frasi come questa: “perchè non possiamo essere cretini e meno che mai odifreddiani”. “Il Nostro si definisce un ateo consapevole; purtroppo però la religione, soprattutto quella cattolica, è divenuta per lui un vero e proprio tormentone che non ha nulla a che riguarda la stragrande maggioranza degli uomini. Infatti Odifreddi, al pari di qualche furbetto americano, ha capito molto bene che per fare soldi non è utile la matematica, che ai più è ostica e tediosa, ma la religione, soprattutto quando è condita con l’oscurantismo, con l’inquisizione, l’intollerantismo e altri simili ingredienti che sollecitano la fantasia anticlericale di alcuni italiani”.

Il primo capitolo del libro di Odifreddi, intitolato Cristiani cretini, costituisce una specie di introduzione dove l’autore, spiega perchè lo ha scritto, già si possono individuare le autentiche baggianate che di per sé scoraggerebbero la lettura di tutte le altre. Addirittura per Odifreddi Cristo, nel discorso della Montagna, avrebbe detto, “proprio in quelle beatitudini che costituiscono il ribaltamento dei valori umani: Beati i cretini, perchè di essi è il Regno dei Cieli!Più avanti il nostro arriva a scrivere, la frase capolavoro delle sue baggianate (pp. 9-10): il Cristianesimo, “essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo”. E subito conclude: “come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”. Il Coccia a questo punto si chiede, se chi scrive frasi del genere abbia, o ritenga di avere, un’intelligenza superiore alla media(na).

Odifreddi nell’interpretare l’Antico e il Nuovo Testamento intende dimostrare che “Il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”, e per dimostrarlo fa una specie di esegesi della Bibbia attraverso una Via Crucis. Per Odifreddi il cattolicesimo è nella Storia il male supremo; la sua raccogliticcia formazione intellettuale, senz’altro ‘ricca’ di riferimenti storici e culturali, è impiegata sempre come una dinamite per distruggere la Chiesa e le singole verità del suo patrimonio dottrinario. Anche Odifreddi punta la sua attenzione sulle cosiddette ricchezze della Chiesa, mettendo in discussione l’8 per mille, ma non si sogna lontanamente d’inventariare tutte le attività benefiche per le quali vengono investiti tutti quei miliardi di euro. Basterebbe andare a vedere in un qualsiasi Centro Caritas.

DOMENICO BONVEGNA