A margine della celebrazione del 60° Anniversario della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali e del Convegno Internazionale avvenuto oggi 3 novembre 2010 a Roma al Palazzo Barberini.

L’importanza della promozione della salute mentale e la necessità di agire in maniera più efficace e coordinata a livello europeo, sono state sottolineate in varie occasioni da autorevoli responsabili della politica della Commissione Europea e del Parlamento.

In Europa troppe violazioni ai diritti dei disabili”, ad affermarlo è il dr. Thomas Hammarberg Commissario Europeo per i diritti umani” del Consiglio d’Europa nel suo “Human Rights Comment”e fra questi, oltre quelli fisici, anche sui maltrattamenti degli handicappati psichici.

Richiamando la “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” dell’ONU e all’Actio Plan 2006/2015 del Consiglio d’Europa volti a promuovere i diritti e la piena partecipazione nella società, il Commissario Europeo ha voluto porre in evidenza un tema di così elevato aspetto sociale e sanitario.

Per la difesa di questi principi e per il mancato riconoscimento della situazione degli handicappati psichici in Italia ed in Europa, ho voluto presentare Ricorso alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” , (CEDU), in quanto a seguito di risposta negativa della Commissione Europea a mia Petizione inoltrata il 21 dicembre 2004, veniva motivata per “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica, compreso l’ambito della infermità mentale.

Il Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, avvenuto il 25 ottobre 2006 e rubricato al n. 44330/06 (CEDH-P ItO SM/cbo del 7 novembre 2006 è stato dichiarato “ricevibile” il 6.12.2006 CEDH-LIt.1 SM/cbo).

In questo Ricorso chiedevo :

1.) il riconoscimento dei diritti quale handicappato mentale ;

2.) una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa efficacia in tutti gli Stati membri della UE.

Con lettera prot. CEDH-LItl.1.OR (CD5) PC/ENI/ahu del 4.12.2008 la “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” “ha dichiarato irricevibile il Ricorso del 2006, in quanto “ il diritto invocato non figura tra i diritti e le libertà garantiti della Convenzione e ne consegue che il Ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione, ai sensi dell’art.35/3”.

Questo “parere” ( e non sentenza pervenuto dopo oltre due anni dalla presentazione del Ricorso ) espresso dal Collegio di quella Corte, ha lasciato una grande amarezza ed indicibile preoccupazione in me e nella comunità della sofferenza per il disconoscere di quei “Diritti dell’Uomo”, che si possono riassumere in una autentica emarginazione, una discriminazione ai sensi dell’art.II-81 della Costituzione Europea e di quei diritti fondamentali che pone la persona al centro dell’azione della UE.

Il “parere” della CEDU lo lascio alla interpretazione dell’opinione pubblica ed alla “meditazione”, ( che certamente non è stata fatta), nel Convegno Internazionale che si è svolto questa mattina, 3 novembre 2010, a Roma al Palazzo Barberini, per il 60° Anniversario della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Allora viene spontanea una domanda : se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché la Comunità Europea non è competente ad emanare una Direttiva Comunitaria limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a) e perché la CEDU non rispetta questi principi.?

Se la persona è posta al centro dell’azione da parte della UE tutelando “la sua dignità umana inviolabile” come recita la Costituzione Europea nel Titolo 1° art.II-61, è anche sotto la “sorveglianza” dell’azione del Commissario per i Diritti Umani  del Consiglio d’Europa, nelle cui mansioni rientra l’identificazione delle lacune nelle legislazioni e nelle pratiche dei diritti dell’uomo favorendo la loro piena e completa facoltà negli Stati membri, effettuando visite regolari in tutta l’Europa per dialogare con i Governi e la società civile.

Ritengo che uno dei problemi più delicati, riguarda la percezione che i cittadini hanno della stessa Costituzione, perchè il passaggio dalla interpretazione teorica alla via quotidiana, questo strumento istituzionale deve essere condiviso dai circa 550 milioni di cittadini europei,  perché il percorso di condivisione e di conoscenza deve essere tale da aiutare gli stessi nei principi e nelle regole che tengono presenti le necessità di tutti, compresa la sofferenza mentale, in parte , non considerata.

Sembra, in sintesi, che vengono “dimenticati” i problemi reali, come quello che andiamo dicendo, che interessano più da vicino direttamente i cittadini, per attirare la loro attenzione su temi spesso di natura giuridica sui quali più lontana, difficile ed in certa misura astratta appare una regolamentazione su un problema di una certa levatura qual è, ad esempio, l’anoressia , la bulimia, la schizofrenia, la depressione, l’autismo, il computer addition , il mobbing ecc.

Secondo i dati statistici i disabili sono in Europa oltre 50 milioni ed in base a ricerche l’Esemd (European study of epidemiology of mental disease) un cittadino su 3 soffre di disturbi mentali e uno su 7 di depressione o ansia, confermando le parole del Commissario europeo per la Sanità Markos Kyprianou per il quale “la malattia mentale è il killer invisibile in Europa”, a fronte dei gravi rischi per i troppi casi di violenza attuati da persone  colpite da sofferenza psichiche nei confronti di parenti, vicini di casa, passanti ecc.

Non è sufficiente promuovere soluzioni prevalentemente costituzionali di attenzione alla disabilità fisica, se non si aggiungono misure etico-sociali adeguate a dare risposte esaurienti anche a quelle necessità di natura psichica che logorano progressivamente le resistenze dei malati, dei loro congiunti e della società europea.

“Uniti nella diversità” (art.I-8) i popoli europei, a nostro giudizio, vogliono continuare ad essere un Continente aperto alla cultura, al sapere, alla solidarietà ed alla sicurezza.

C’è bisogno di una Unione Europea che svolga un ruolo geo-politico di moderazione e proposizione nel campo sanitario, ma anche di iniziative che sappiano articolare sul piano sopranazionale, rispettando identità e competenze degli Stati membri, lo sviluppo dei grandi valori umani, senza cadere nelle tentazioni dell’individualismo e del relativismo, perché è in gioco il futuro che in questo campo sanitario ci pare incerto e problematico non solo “ereditato” in Italia, ma anche in Europa e nelle “vicinanze” della CEDU.

Ci auguriamo che il Commissario Europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg continui all’incremento ed alla possibilità d’intervento nel campo del disagio di patologie psichiche in Europa.

Ma la famiglia è rimasta sola, malgrado che tutti dicono di difenderla.

Ripeto ancora alla CEDU avevo richiesto in virtù del Titolo 5° Art.II-104 della Costituzione Europea e proposto nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica:

a.)     provvedimento parlamentare specifico per una Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione di riforma dell’assistenza psichiatrica anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nella stessa misura in cui vige in tutit gli Stati membri dell’Unione Europea

b.)     l’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze di ciascun membro della Comunità Europea nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichci cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;

c.)      attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale,come ogni compareto sanitario:

d.)     formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale, anche con il sostegno finanziario della Unione Europea per le persone indigenti dove confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che per legge naturale andranno in eredità al “malato”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può fisicamente garantire, il così detto “Dopodinoi”, una dolorosa preoccupazione che assilla le famiglie di questi cittadini.

Quei pochi aridi dati statistici che ho accennato molto significativi ed indicativi, anche se possono costituire dubbi o perplessità sulla loro autenticità o veridicità tuttavia non ci distolgono dal pensare che i fatti compiuti da menti psicologicamente alterati e di raptus che quasi ogni giorno avvengono nell’ambito della comunità mondiale, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave disagio sociale che ci deve richiamare alla realtà.

Mentre in ambito Europa dei 27, data la diversificazione di leggi e trattamenti, necessita una normativa d’adeguamento comunitario utile e tale che i membri della UE possano indirizzarsi in maniera omogenea e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità di servizio, cure e reinserimento sociale garantendo sicurezza ai cittadini ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini europei che necessitano ed abbisognano più degli altri di promozione della loro dignità e dei loro diritti, “motivazioni che non ho rilevato nella “sentenza “ della CEDU.

Previte

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