Proseguono i combattimenti in seguito delle elezioni presidenziali

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 30 marzo 2011 (ZENIT.org).- Nei suoi saluti in francese dopo l’Udienza generale di questo mercoledì, Benedetto XVI ha rivolto un “pressante appello” affinché si ristabilisca l’ordine in Costa d’Avorio, Paese travagliato dagli scontri seguiti alle elezioni presidenziali.

“Da molto tempo, il mio pensiero si rivolge spesso alle popolazioni della Costa d’Avorio, afflitte da dolorose lotte interne e gravi tensioni sociali e politiche”, ha affermato il Papa rivolgendosi ai pellegrini francofoni.

“Mentre esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che hanno perso una persona cara e sono vittime di violenza, lancio un pressante appello perché si intraprenda al più presto un processo di dialogo costruttivo per il bene comune”.

In Costa d’Avorio si stanno affrontando le forze repubblicane, ex ribelli che sostengono il Presidente eletto Alassane Ouattara, riconosciuto dalla comunità internazionale, e le forze di sicurezza, rimaste fedeli al Presidente uscente, Laurant Gbagbo, che non riconosce la vittoria di Ouattara al ballottaggio presidenziale del novembre scorso.

La “drammatica opposizione” che si vive nel Paese, ha sottolineato il Pontefice, “rende più urgente il ripristino del rispetto e della convivenza pacifica”. “Nessuno sforzo deve essere risparmiato”.

“Con questi sentimenti, ho deciso di inviare in questo nobile Paese il Cardinale Peter Kodwo Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio ‘Giustizia e Pace’ al fine di esprimere la mia solidarietà e quella della Chiesa universale alle vittime del conflitto e promuovere la riconciliazione e la pace”, ha aggiunto.

Le parole del Pontefice sono state accolte con grande gioia dalla Chiesa in Costa d’Avorio.

“Siamo felici per le parole del Santo Padre e lo ringraziamo per questo. Speriamo che la sua voce sia ascoltata”, ha confessato all’agenzia vaticana Fides monsignor Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan.

Il presule ha ammesso che la “situazione umanitaria è fuori controllo” e che “vi sono migliaia e migliaia di sfollati provocati dai combattimenti”.

Monsignor Gaspard Béby Gnéba, Vescovo di Man, nella zona occidentale del Paese, ha detto a Fides che le condizioni della popolazione, “che erano già drammatiche, si sono aggravate”.

“Per sfuggire ai combattimenti numerosi ivoriani si sono rifugiati in Liberia”, ha riferito, dicendo di essere stato contattato da padre Joseph, un parroco liberiano che gli ha dato informazioni sulla situazione dei rifugiati della Diocesi di monsignor Gnéba che si trovano in Liberia.

“Abbiamo bisogno di medicine, di cibo e di personale che parli francese”, ha detto padre Joseph.

“Io lo parlo un po’ perché durante la guerra civile liberiana eravamo noi gli sfollati in Costa d’Avorio – ha aggiunto –. Abbiamo vissuto come rifugiati per 4 anni in quel Paese. Ora è il nostro turno accogliere i fratelli e le sorelle ivoriani. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto della Chiesa universale”.