di Don Gabriele Mangiarotti
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 18 luglio 2010

Mi capita spesso, per ragioni di “lavoro”, di guardare alcuni  siti Internet di concezione totalmente opposta a quella del nostro sito. Spesso mi imbatto nelle reazioni dei lettori riguardanti varie notizie sulla Chiesa cattolica.

Certo non posso, né voglio, generalizzare: uno però degli aspetti più sconcertanti è la presunzione che si trova in molti tra coloro che partecipano al dibattito che si svolge in questi siti. Una presunzione che spesso si riveste di grossolanità, di saccenza, quando non di calunnia e di intolleranza. Soprattutto mi colpisce la reazione di fronte a chi – forse ancora troppo ingenuo – tenta un dialogo serio e argomentato con loro. Costoro sono spesso definiti “troller”, cioè guastatori, impiccioni, persone che, con la loro presenza, impediscono un serio lavoro di confronto.

Alla faccia del dialogo: o dai loro ragione, ripetendo slogan triti e ritriti, o non sei ammesso nel novero dei visitatori degni di ascolto e considerazione.

Così accade che tutti questi siti si rivelino cassa di risonanza di vecchi e ottocenteschi slogan, dove la parola più sacra per un cristiano (già Sant’Agostino diceva: intellectum valde ama, risuonando la parola di Gesù secondo cui Dio va amato con tutta la mente, esaltando quindi il culto secondo ragione…), cioè la parola ragione, è la più citata e la meno vissuta. Così si perdono non solo le occasioni di dialogo (ho sempre sostenuto di non avere mai perso tempo in un serio costruttivo confronto, anche con chi aveva posizioni diverse dalle mie); ma soprattutto si sciupa una ricchezza di cultura, di umanità, di bellezza che sono ora l’unica risorsa per vincere la barbarie incombente.

Pensavo queste cose leggendo alcuni commenti elogiativi nei confronti di Chávez, il dittatore venezuelano, per le sue prese di posizione contro la Chiesa cattolica, ma soprattutto leggendo alcune riflessioni di Benedetto XVI sulla musica sacra e sul compito della Chiesa: qui è evidente che c’è una speranza per l’uomo: è un compito esaltante per tutti. Non accorgersene, obnubilati dall’odio per la Chiesa e per il cristianesimo, è segno di meschinità umana ed intellettuale, ed è collaborazione a quel progetto nichilista che distruggerà le basi stesse della convivenza tra gli uomini. Ma lascio la parola a Benedetto XVI, nella speranza che tocchi il cuore dei lettori. Speranza dico, e non illusione.

«L’arte che la Chiesa ha prodotto è, accanto ai santi che vi sono maturati, l’unica reale apologia che essa può esibire per la sua storia… Se la Chiesa deve trasformare, migliorare, “umanizzare” il mondo, come può far ciò e rinunciare nel contempo alla bellezza, che fa tutt’uno con l’amore ed è con esso la vera consolazione, il massimo accostamento possibile al mondo della risurrezione? La Chiesa deve essere ambiziosa; dev’essere una casa del bello, deve guidare la lotta per la “spiritualizzazione”, senza la quale il mondo diventa il “primo girone dell’inferno”.»