di Vincenzo Merlo

Un esempio della progressiva laicizzazione della nostra società e del ritorno ad una sorta di neo-paganesimo, sta nell’evidente egemonia della filosofia del “Carpe diem” (l” afferra l’attimo” oraziano, sostanzialmente materialistico), rispetto al “Carpe veritatem” (“afferra la verità”, di matrice cristiana).

Avvertita come lontana la prospettiva dell’ amore cristiano; valutato come difficoltoso e incerto l’ approdo alla Verita’; giudicata conseguentemente infruttuosa la cognizione e la relativa lotta di Bene e di Male connaturata alla visione cristiana, l’uomo contemporaneo sembra avvitarsi progressivamente su se stesso, rinunciando alla ricerca del significato più profondo della propria esistenza. Se la Verità è lontana e inaccessibile, ci dicono i “santoni” del relativismo imperante, ogni teoria ed opinione hanno lo stesso valore: non potendo più distinguere il Bene dal Male, il Giusto dall’Ingiusto, tanto vale volgerci alla convenienza immediata, all’effimero, al “Carpe diem”, appunto. Il rischio però è che, così facendo, si svilisca il senso più profondo della nostra vita, perchè il nostro sguardo si volge sempre più al basso. E’ un ritorno al paganesimo (ancorchè coniugato al relativismo valoriale), un ritorno che svuota duemila anni di civilizzazione cristiana. Se riflettiamo, il guanto di sfida al cristianesimo è portato dalla “modernità” di impronta illuministica (figlia dell’ atea rivoluzione francese), proprio sul tema dello svilimento delle spinte più nobili dell’uomo. La sfida è tremenda e dura ormai da più di due secoli, lasso temporale in cui è stata attaccata alle radici la civilizzazione cristiana e, in particolare, la Chiesa cattolica, colpevole di indicare un cammino non omologabile agli standard del pensiero dominante. Forse avremmo invece bisogno di tornare a dare ascolto alla proposta cristiana; avremmo bisogno di rialzare gli occhi verso l’Alto e di afferrare Qualcosa di Vero che non tramonta. Qualcosa per cui valga la pena vivere. Qualcosa che nobiliti, che dia un senso pregnante al nostro esistere, che ci faccia distinguere il Bene dal Male. Forse è solo riconoscendo il messaggio di amore di Gesù Cristo (“Io sono la Via, la Verità, la Vita”), solo volgendo il nostro sguardo alla Verità cristiana, che riusciremo a distinguere il Giusto dall’Ingiusto. E saremo capaci di una vita più piena ed esaltante.