di Antonio Giuliano
Tratto da La Bussola Quotidiana l’1 marzo 2011

«Se il male sfugge alla comprensione dell’uomo, non è affatto vero che esso sia senza senso. È come un arazzo quando viene guardato dal retro: la figura diventa incomprensibile, eppure rimane sempre un altro lato».

Dinanzi allo sconcerto provocato dai recenti fatti di cronaca, Giovanni Cucci, gesuita, docente di filosofia e psicologia all’Università Gregoriana di Roma, prova a suggerire alcune piste di riflessione, a partire dal suo ultimo interessante libro scritto con Andrea Monda L’arazzo rovesciato. L’enigma del male (Cittadella, pp. 182, euro 12, 80).

Perché l’immagine dell’arazzo aiuta a dipanare l’incomprensibilità del male?

La figura dell’arazzo si mostra incomprensibile quando viene guardata dal retro, il che però non significa che il disegno sia assente. Qualcosa di simile si può dire del male, esso non si può “spiegare” (cioè mostrarne le “pieghe”), perché per definizione è assenza di spiegazione; eppure nello stesso tempo sappiamo qualcosa dell’altra parte, abbiamo la percezione di un disegno d’insieme. È in forza di questa percezione, che non accettiamo il male ci ribelliamo, diciamo che così non deve essere. Soltanto alla luce del bene il male può essere riconosciuto come tale, può essere raccontato, e ogni racconto, come ogni parola, presuppone un senso, anche la speranza di un riscatto, di una redenzione. Se fosse solo non-senso, del male non si potrebbe neppure parlare…

Che senso ci può essere di fronte ad efferati casi di cronaca nera? Lei stesso dice che alcuni psicologi tendono a spiegarli sbrigativamente con la “follia” dei protagonisti.

I fatti di cronaca nera portano con facilità a etichettare i possibili autori come “mostri”, “orchi”, senza neppure conoscere la loro storia e la loro personalità. Quando questa emerge, spesso si resta stupiti della loro “ordinarietà”, come attesta la frequente sorpresa di conoscenti e amici, che mai avrebbero immaginato che avrebbe fatto una cosa simile “proprio lui”. Lo stigma, la condanna sommaria, è una forma di difesa verso il male che c’è in noi: solo un mostro potrebbe fare una cosa simile, e quindi a noi, persone brave e normali, questo non succederà mai. E con questa illusione il male si ripete…

È il motivo per cui queste tragedie avvengono anche nelle relazioni familiari?

La famiglia è il luogo della nostra origine, dove si vivono le relazioni più strette e forti, sia nel bene come nel male. Nel libro analizziamo la tragedia di Edipo, che non a caso tratta del male in questo contesto, correggendo la lettura di Freud: lì non è in gioco la sessualità repressa, ma il riconoscimento della propria responsabilità di fronte al male compiuto. Quando si giudica il male, si parla sempre del male degli altri, dimenticando che esso è parte di noi. È significativo che l’uomo che Edipo maledice per le sue azioni perverse è lui stesso. Nella Bibbia troviamo la stessa linea di lettura, basti pensare al confronto tra Davide e Natan («Quell’uomo merita la morte!» «Tu sei quell’uomo») o a san Paolo («Sei inescusabile tu che giudichi, perché condanni te stesso; infatti tu che giudichi fai le stesse cose»). Per questo la Bibbia invita a non giudicare, perché, senza esserne consapevoli, stiamo giudicando noi stessi, e se non abbiamo misericordia ci condanneremo senza appello.

Ma dinanzi ai disastri naturali o al male barbaramente commesso, com’è possibile scorgere il disegno di Dio?

Il racconto della Genesi, un racconto essenzialmente sapienziale, cioè non preoccupato di fare della cronaca, mette in collegamento le due modalità, il male fisico e il male morale, come conseguenze delle scelte dell’uomo. Anche sul piano naturale molti disastri hanno alle spalle una politica di profitto e di incuria: una tecnologia senza regole diventa mortale (pensiamo alla mucca pazza, al vino al metanolo, al latte alla diossina…). Va anche detto che noi non sappiamo come Dio riscatti il male compiuto dall’uomo: la tensione e la sofferenza non sono tolte, per questo anche l’uomo biblico si arrabbia pesantemente con Lui (si pensi ad alcune espressioni dei salmi imprecatori, che riassumono la protesta dell’uomo di ogni tempo nella prova). Lo stesso Vangelo di fronte all’enigma del male non offre risposte razionali, ma presenta un fatto: Dio stesso ha voluto condividere questa sorte. Solo la croce, alla fine, può illuminarci sulla realtà del male e vincerlo.