Il governo lavora da mesi alla nuova legge sulla laicità che però ritarda Niente crocifissi in aule e ospedali pubblici, solo atti e cerimonie civili Nuove regole sull’uso del velo musulmano
di Michela Coricelli
Tratto da Avvenire del 15 giugno 2010

Crocifissi proibiti in aule e ospedali pub­blici; atti e cerimo­nie di Stato – compresi i  fu­nerali – esclusivamente ci­vili; nuove regole sull’uso del velo musulmano. Il go­verno di José Luis Rodri­guez Zapatero lavora da mesi alla nuova Legge sulla Libertà Religiosa, che do­vrebbe sostituire l’attuale norma in vigore dal 1980. Eppure – nonostante le pressioni di una parte del­la sinistra (in particolare i separatisti catalani) e di u­na fetta dell’elettorato più radicale, che vorrebbe ap- provare subito la normati­va – – l’esecutivo continua a rimandare. Lo scorso fine settimana il quotidiano El Pais – tradizionalmente vi­cino ai socialisti – ha antici­pato la bozza del progetto di legge, ammettendo: «Nel migliore dei casi entrerà nella Camera bassa alla fi­ne dell’anno». Sui tempi è dovuta intervenire anche la segretaria di organizzazio­ne del Partito socialista, Lei­re Pajin, che ieri ha chiari­to: la nuova legge organica sulla libertà religiosa «non è prioritaria», anche se que­sto «non significa parcheg­giarla». La riforma continua «il suo corso», dice Pajin, ma in questo momento il governo ha altre urgenze: in primis, affrontare la gravis­sima crisi economica che ha colpito il Paese iberico. Dopo tanti interventi legi­slativi sui fronti sociali più sensibili, la Chiesa spagno­la e l’elettorato cattolico te­mono che la legge si tra­sformi in un nuovo strappo di Zapatero. Il tema è stato toccato anche durante il colloquio fra Benedetto X­VI e il premier spagnolo, giovedì scorso in Vaticano.

Tempi a parte, comunque, la riforma si farà. E per la prima volta, esplicitamen­te, il testo parlerà della «lai­cità dello Stato», sottoli­neando la «neutralità dei poteri pubblici di fronte al­le religioni e ai credo» e l’ob­bligo delle istituzioni di e­vitare «qualsiasi confusio­ne fra funzioni statali e at­tività religiose». El Pais po­ne un esempio significati­vo: i funerali per le vittime degli attentati dell’11 mar­zo 2004 non potrebbero mai essere celebrati con la nuova legge. Fu una ceri­monia cattolica. La bozza della nuova norma prevede che «gli atti e le celebrazio­ni ufficiali organizzati dai poteri pubblici si realizze­ranno senza integrare ceri­monie religiose».

Uno dei temi che inevita­bilmente susciterà più po­lemiche è una proibizione: «Negli edifici pubblici non si esibiranno simboli reli­giosi, ad eccezione di quel­li con valore storico-artisti­co, architettonico e cultu­rale, protetti dalla legge». Fuori il crocifisso dalle au­le delle scuole pubbliche, ma anche dagli uffici mu­nicipali, dai tribunali o da­gli ospedali. Doccia fredda per la corrente più radicale che reclamava l’elimina­zione della croce anche dal­le scuole «concertate» (ge­stite da ordini religiosi, ma sovvenzionate dalle casse statali) e negli ospedali re­ligiosi che prestano un ser­vizio pubblico: potranno mantenere i simboli, in li­nea con la loro ispirazione religiosa.

Il testo interverrà probabil­mente anche sull’uso del velo musulmano, anche se per ora non è chiaro come. Il governo vorrebbe infine equiparare le quattro reli­gioni con «note radici» in Spagna (mormoni, testi­moni di Geova, buddisti, or­todossi), con i musulmani, gli ebrei e i protestanti, che firmarono degli accordi con lo Stato nel 1992. Le rela­zioni con la Chiesa cattoli­ca continueranno a basar­si sugli accordi del 1979.