di Włodzimierz Rędzioch

ROMA, lunedì, 1° marzo 2010 (ZENIT.org).- La Shoah, il genocidio del popolo ebreo, è uno degli episodi più tragici della storia contemporanea e, giustamente, viene ricordato dal popolo che ne fu vittima.

Si tiene viva la memoria della Shoah anche chiedendone conto ai presunti complici della Germania nazista che pianificò e perpetrò il genocidio, tra cui – paradossalmente – a Pio XII, il Papa che subito dopo la fine della guerra fu osannato ed elogiato da tutti gli ambienti ebraici per il suo impegno a favore degli ebrei.

La scala e la determinazione degli attacchi al Romano Pontefice contrastano con uno strano silenzio che riguarda i veri carnefici, cioè i nazional-socialisti e la Germania di Hitler; non si sentono critiche neanche nei confronti dei Governi dei Paesi alleati, in primo luogo della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, che sapevano benissimo cosa stava succedendo nei campi di concentramento e non reagivano.

Allora si può parlare piuttosto del “silenzio” delle Cancellerie occidentali e non di un Papa, che ebbe la sfortuna di guidare la Barca di Pietro nel drammatico periodo del secondo conflitto mondiale, ma non ebbe i mezzi per contrapporsi al disegno criminale dei nazisti. Purtroppo, le sue denunce verbali non avrebbero servito, al contrario, avrebbero peggiorato la situazione degli ebrei, come insegna il caso dell’Olanda dove l’intervento dei vescovi scatenò la più forte persecuzione (i critici del Papa lo sanno, ma non ne tengono conto).

Invece i mezzi li avevano gli alleati, ma rimasero a guardare. Rimasero inerti anche gli influenti ambienti ebraici americani che oggi “scaricano” le colpe su Pio XII. E’ stupefacente che gli storici, che con tanta ansia vogliono consultare i documenti degli archivi vaticani per trovare le “prove” delle presunte colpe del Papa Pacelli, non passano al setaccio gli archivi inglesi ed americani per trovare documenti attestanti l’inerzia degli alleati di fronte al genocidio ebraico.

Purtroppo, per non colpevolizzare i governi occidentali, si tenta d’ignorare l’eroica azione della resistenza polacca che con enormi rischi si sforzava di scoprire che cosa succedeva nei campi di concentramento nazisti e trasmetteva tali informazioni all’Occidente libero.

Un uomo chiave di questa vera azione di intelligence fu l’ufficiale polacco Witold Pilecki. La Casa Editrice Laterza ha appena pubblicato un’opera dello storico Marco Patricelli dal titolo “Il Volontario”, che parla appunto di questo personaggio straordinario e, purtroppo, poco conosciuto. Pilecki, dopo la disfatta dell’esercito polacco nel 1939, passò alla resistenza.

Nel 1940, con un gesto di estremo altruismo, si fece arrestare sotto falso nome dalla Gestapo e venne imprigionato nel campo di concentramento di Auschwitz. Lo scopo di questo eroico gesto fu di organizzare il movimento di resistenza anche lì, in quel luogo infernale, e per far sapere all’esterno cosa succedeva esattamente nel campo. Il suo fu il primo documento arrivato dai campi di concentramento agli alleati. I suoi rapporti venivano recapitati, tramite una catena di collaboratori, al governo polacco in esilio a Londra, che successivamente informava le Cancellerie dei Paesi alleati, in primo luogo quelle della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.

Tali rapporti riguardavano le sorti dei prigionieri di guerra e lo sterminio degli ebrei. Pilecki riuscì nella sua “missione impossibile” grazie alla salute di ferro, astuzia, abilità e tanta, tanta fortuna.  Successivamente, evase e partecipò alla rivolta di Varsavia del 1944. Dopo la guerra i comunisti l’imprigionarono e, in un processo farsa, lo condannarono a morte come un “traditore”, un “agente imperialista” e un “nemico del popolo”: fu ammazzato con un colpo alla nuca il 25 maggio 1948.

Lo storico Michael Foot lo ritiene uno dei più coraggiosi soldati della resistenza in Europa, ma Pilecki fu condannato al damnatio memoriae perché eroe scomodo. Prima di tutto Pilecki testimonia che le cancellerie del mondo già dal 1943 sapevano benissimo, tramite lui e la resistenza polacca, cosa succedeva ad Auschwitz; sapevano e non reagivano (gli aerei inglesi sganciarono solamente qualche bomba, senza fare dei danni al campo). Inoltre, Pilecki fu una vittima innocente del comunismo di cui nessuno vuol parlare.

Recentemente, si è tentato di riabilitare questo straordinario eroe sia in Polonia, sia in Europa: l’anno scorso un gruppo di europarlamentari polacchi propose di stabilire una Giornata Internazionale degli Eroi della Lotta contro i Totalitarismi, il giorno della morte di Pilecki, il 25 maggio. Purtroppo, il Parlamento Europeo ha bocciato la proposta! E’ un vero peccato.