di Claudio Risé
Tratto da Il Mattino di Napoli del 25 luglio 2011
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Attenzione a non consolarci per il fatto che (forse) dietro i morti in Norvegia non ci sono né islamici né nazisti, ma solo la personalità paranoide di Anders Brejvick. Col corredo tipico di questi casi: la passione per le società segrete; la distinzione tra i superuomini e gli «indegni di vivere», quindi da sterminare; le fobie sociali e l’ossessione della morte.

Queste personalità, infatti, esprimono l’inconscio collettivo, di tutti, e rappresentano “pezzi” anche della nostra psiche. Non vengono dal nulla, sono l’“Ombra” potenzialmente omicida delle nostre società industriali e pacifiche, come il signor Hyde lo era della Londra vittoriana.

Di cosa si nutrono questi personaggi, e con loro gli aspetti, magari inconsci, delle nostre personalità che loro assomigliano, anche se non ce ne accorgiamo? Di alcune delusioni, anzitutto, nascoste dietro la follia.

Ad esempio qualche giorno prima della strage Brejvick ha notato, sul social network Twitter, questo pensiero del filosofo liberale John Stuart Mills: “Una persona che abbia una convinzione costituisce una forza sociale pari a centomila che hanno solo interessi” (Mills diceva novantanove, non centomila, ma Brejvick esagera).

Ebbene, la sostituzione degli interessi economici alle convinzioni, alle fedi, alle visioni, delude milioni di persone in Occidente (l’abbiamo visto anche nelle nostre elezioni amministrative), non solo le personalità paranoidi, o disturbate. Ciò era stata previsto dai grandi scienziati sociali, come Max Weber, che all’inizio del secolo scorso scriveva che la crescente burocratizzazione e l’indebolimento delle fedi avrebbe creato problemi alle democrazie: infatti arrivarono comunismo e nazismo.

La politica affonda le sue radici nella psiche umana. L’uomo non vive solo di appagamento di interessi e bisogni. C’è un bisogno di “senso”, di significato, di direzione, che è presente in ogni essere umano; fa anzi parte del suo Sé, del nucleo centrale della personalità.

Quando il modello sociale adottato trascura il significato della vita, legato alle credenze di cui parla Mills o all’etica religiosa di cui parla Weber, la psiche individuale entra in crisi.

La risposta data da Brejvick è quella di una personalità criminale, dominata da deliri di onnipotenza alternati a soverchianti paure di culture diverse, ma molti altri rispondono alle stesse angosce con la droga, la depressione, o portando nella politica uno stile aggressivo e spesso anche paranoide, persecutorio.

Del resto, negli anni 90, negli Stati Uniti, un giovane professore di una buona Università si ritirò anch’egli in montagna, dove confezionava bombe carta non devastanti ma passabilmente pericolose, che inviava poi ad esponenti del “sistema politico-economico- mediatico”, colpevole – diceva – di avere in realtà soppresso la libertà personale.

Unabomber, così si faceva chiamare, minacciando di farli saltare in aria costrinse i principali quotidiani USA a pubblicare un suo “Manifesto” in cui coniugava ecologismo, diffidenza per le tecnoscienze e interessi economici, e libertarismo politico.

Da allora, lo sviluppo della globalizzazione e delle grandi migrazioni ha aumentato i timori di perdita delle proprie identità, soprattutto tra i popoli con connotazioni culturali più marcate, come gli scandinavi, e alcuni gruppi tedeschi.

Il grande timore, però rimane quello: il prevalere degli interessi sulle visioni, sugli ideali.

Ogni follia, personale o collettiva, ha sempre agitato grandi ideali. Ricordiamo però che essi sono anche il necessario alimento di ogni passione per la vita, per non precipitare nella morte.