di Domenico Bonvegna

Leggo su www.Il-cortile.it che in questi giorni a Milano è uscito un appello di cattolici che invita a votare Pisapia il candidato sindaco della sinistra.

Nell’appello oltre alle firme di qualche esponente politico, compaiono le firme di sacerdoti con ruoli secondari della Curia di Milano. “L’ appello è un grande insulto all’amministrazione ora in carica, che non ha aiutato i poveri e che avrebbe mancato di trasparenza nella gestione delle proprie attività. La accusa anche di «uno scarso impegno nella lotta alla corruzione e alle infiltrazioni criminali mafiose».

Inoltre, l’appello, colpevolizza la maggioranza, senza alcun riferimento al principio della reciprocità, per non aver riconosciuto all’islam «il diritto di costruire i propri edifici di culto». Quando infine si arriva a parlare dei valori etici non si trovano cenni all’aiuto alla vita, alla famiglia, all’educazione, e si fa leva solo sulla coerenza privata di chi governa, quale metro di scelta per il voto. Mentre dei criteri di cui la Chiesa cattolica si è sempre avvalsa non c’è alcuna traccia. E’ quindi quantomeno singolare che l’appello pretenda di farsene voce ufficiale, tirando per le vesti l’arcivescovo di Milano: «La nostra coscienza – si legge alla fine – è illuminata dai nostri valori e da quanto ci continua ad indicare il nostro Arcivescovo Tettamanzi».

L’appello è la prova che persiste la confusione dei cattolici sulle scelte politiche, soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino; scomparsa la Dc, il voto dei cattolici è in libera uscita.

A questo proposito appare puntuale l’intervento sul giornale online La bussola quotidiana del vescovo di Trieste, Monsignor Giampaolo Crepaldi che indica il Magistero ufficiale della Chiesa in materia politica. «La comunità cristiana e la fede… non possono ritenersi estranei ai momenti in cui l’uomo decide di se stesso e del proprio futuro. Non perché la fede cristiana fornisca ricette politiche o amministrative, ma perché ritiene di aver qualcosa da dire sul senso comunitario della vita».

Crepaldi quindi non separa fede e vita, scongiura la scelta religiosa e sottolinea l’importanza dell’organizzazione, dell’occupazione, della città, dell’ambiente come servizio alla persona. Perché «noi non pensiamo che ci siano da un lato le questioni operative e materiali e dall’altra quelle morali o spirituali. L’uomo è un tutt’uno e la vita è sempre una sintesi».

L’arcivescovo di Trieste, inoltre, ricorda che se l’amministrazione di una città «deve essere senz’altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione», non può però «slegarsi dall’etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità». Il vescovo sottolinea che «l’elettore sa bene che dovrà decidere non solo sul piano urbanistico o della viabilità, ma anche di grandi valori». E sottolinea chiaramente che «la Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa.. . facendo diversamente si farebbe un danno alla persona e alla società. Ci sono infatti questioni che possono essere affrontate e risolte in molti modi, ed altre che, invece, sono sicuramente sbagliate e contrarie al bene umano».

Anche gli enti territoriali, infatti, possono decidere in merito e «danneggiare o aiutare la famiglia, possono aprire o meno il riconoscimento pubblico a “nuove forme di famiglia”, possono o meno mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto, offendere il diritto alla vita, soffocare la libertà di educazione delle famiglie, possono combattere sistematicamente la presenza pubblica del cristianesimo». Perciò, conclude Crepaldi, il cattolico «dovrà votare in base a questi principi, e non cercherà solo l’onestà personale dei candidati, ma l’accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali che ho elencato sopra e valuterà la storia e il retroterra culturale dei partiti dentro cui i candidati operano». L’avvocato Giuliano Pisapia è avvisato.

Infatti un cattolico secondo Marco Invernizzi su labussolaquotidiana. it, dovrebbe anzitutto chiedersi come pensano o che cosa hanno fatto su questi temi i candidati. Tra l’altro c’è una piccola associazione di giovani milanesi, Nuove Onde, negli ultimi anni ha prodotto un sussidio elettorale utilissimo spiegando come i candidati si erano precedentemente comportati appunto sui tre temi, vita, famiglia, libertà di educazione. Addirittura un cattolico, scriveva nel 2004, il cardinale Ratzinger, può avere un’opinione diversa dal Papa in materia di liceità di una guerra o sulla pena di morte, ma non in tema di aborto o di eutanasia.

La confusione sul voto dei cattolici si ripresenta ogni volta che ci sono le elezioni, però “molti dubbi fra i fedeli verrebbero superati se i vescovi e i parroci spiegassero meglio il criterio dei principi non negoziabili ai loro fedeli; si tratterebbe di aiutare a scegliere bene, come ha detto il Papa a Venezia l’8 maggio: “Nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico”nell’accezione più nobile e più alta del termine”. Invece questo non accade – scrive Invernizzi – I più anziani vivono ancora nella nostalgia della Dc, quando vigeva il sistema elettorale proporzionale e si votava per appartenenza ideologica. I partiti di massa raccoglievano appunto il voto delle rispettive masse, le quali non si ponevano troppi problemi politici, votavano e basta”. (Marco Invernizzi, Principi non negoziabili, quel che non si capisce, 13 maggio 2011, Labussolaquotidiana. it)

Purtroppo oggi capita che la discussione politica è concentrata esclusivamente su Berlusconi, difficilmente capita di percepire che il criterio di scelta del voto e del candidato sia legato ai valori che dovrebbero fondare la convivenza di una comunità, perché quasi subito, in ogni discussione, si arriva alla personalizzazione. “Questo è il segno di una sudditanza culturale: non riusciremo mai a imporre all’agenda della politica i principi fondamentali del bene comune se non ci crediamo neppure noi, e non scegliamo a chi dare il nostro voto soprattutto, partendo appunto dai principi non negoziabili”.

Oggi, quindi, non dovrebbe essere difficile comprendere che il principale compito dei cattolici, diventati una minoranza in Italia anche se corposa, dovrebbe essere quello di promuovere questi principi fondamentali e irrinunciabili votando coloro che offrono maggiori garanzie di difenderli. E questo dovrebbe avvenire sia a livello di scelta di schieramento o coalizione, sia dei partiti che sostengono le diverse coalizioni, sia, dove il sistema lo consente, dando il voto di preferenza del candidato, fosse pure in un minuscolo Consiglio di zona”. (Ibidem).