Approfitto delle vacanze natalizie per leggere qualche libro. Finalmente dopo un problema tecnico al pc di mio figlio riesco a scrivere per i lettori dei giornali dove collaboro. Presento un ottimo saggio recentemente uscito per le edizioni Ares di Milano, Voci dall’aula, sottotitolo: i giovani e il nichilismo, scritto dal professore Matteo Lusso, docente presso un Liceo Socio-psicopedagogico della provincia di Bergamo. L’argomento del testo è il disagio giovanile. L’autore collegandosi a un suo precedente lavoro, condotto attraverso la lettura dei temi dei propri alunni, nei quali si limitava a presentare la voce dei propri studenti, ora cerca di dare anche delle risposte alle loro domande. “Noi adulti sappiamo davvero poco dei ragazzi di oggi, di come vedono se stessi e il mondo, di come giudicano i grandi e la società, delle loro paure, sofferenze, desideri, bisogni, sentimenti. Ci accorgiamo raramente di quanto sono intelligenti, autentici, maturi. Cadiamo spesso nel loro tranello, limitando la nostra attenzione su fumo, droga, alcol, sesso, illudendoci così di conoscere i loro problemi, che invece non sono innanzitutto questi. Solitudine, disorientamento, delusione, paura, mancanza di prospettive, noia, percezione del non senso, aridità nelle relazioni, apatia , scetticismo, sfiducia, senso dell’ipocrisia; questo è il terreno dove cresce quella insoddisfazione che viene poi precariamente e illusoriamente deviata verso la trasgressione e le tante forme di autodistruzione”.

Matteo Lusso coglie nei suoi alunni un profondo disagio che è frutto della nostra assenza o della nostra indifferenza. Gli alunni aspettano che gli insegnanti trasmettano qualcosa di significativo, possibilmente, bello. “Sento che c’è qualcosa che è dovuto, una ragione e una proposta di vita, un’ipotesi di impegno della loro esistenza, che oggi non riusciamo più a comunicare adeguatamente”.

Lusso è convinto che i giovani, senza una chiara proposta educativa, se affidati unicamente alla loro capacità di leggere la propria esperienza, rischiano di perdere la ricchezza di vita che hanno depositata nel cuore, rischiano di ‘morire dentro’. Proprio come ha scritto in una poesia dedicata ai giovani: Non uccidere la tua giovinezza! Non morire dentro!

Questo è un rischio che può capitare tutti i giorni; del resto, il mondo in cui viviamo è confuso, caotico,riduce l’immensità della nostra persona alle sue esigenze materiali, svuotando nel tempo di significato la linfa fresca della nostra interiorità spirituale, della nostra giovinezza.

Il nostro è un mondo che spesso sprofonda in quel radicale nichilismo, dove tanti giovani vivono al limite dell’invivibilità. Dalla cronaca di questi giorni sembra che per i giovani italiani ci sia stato un capodanno etilico. Lo ha detto il tg di Italia 1, molti giovani hanno trascorso il capodanno al pronto soccorso di molti ospedali, perché avevano bevuto troppo alcol.

E allora Lusso si domanda siamo interessati e disposti a prendere sul serio il mondo degli adolescenti e dei giovani? Le loro domande, i loro atteggiamenti, i loro comportamenti che importanza hanno per noi? Il professore si riferisce a noi adulti che più o meno siamo costretti ad avere a che fare con loro. E credo che anche per Lusso l’emergenza educativa dei giovani riguarda soprattutto gli adulti, come sostiene monsignor Luigi Negri.

L’esperienza più devastante per l’adolescente – scrive Lusso – è il timore di aver perso la stima dei genitori, di non valere più ai loro occhi(…) sentirsi abbandonati significa sentire di aver perso il padre e l madre. Nel mondo adulto s’intravede una fragilità d’autorevolezza. Gli adulti pensano di sapere tutto, ma in fondo non sanno niente, scrivono gli alunni del professore Lusso. Di solito i ragazzi per natura sono spietati nel giudicare la coerenza degli adulti. Ma qui il professore nota che i giovani denunciano non tanto l’incoerenza, quanto la non convinzione, la debolezza nella tenuta razionale dei principi affermati in chi li professa: Voi ci credete veramente in ciò che ci dite essere importante? Infatti dalla lettura dei componimenti dei ragazzi emerge che la maggior parte dei professori sono solo persone ipocrite, fredde, incoerenti e ingiuste,ai ragazzi non lasciano nulla se non qualche nozione, un brutto ricordo di loro e nessun valore.

Nonostante la cronaca, Lusso sostiene che i ragazzi non siano solo bullismo, abbiamo a che fare con una generazione di adolescenti molto intelligente. Forse dobbiamo chiederci: siamo capaci di rispondere a ciò che domandano? Il professore  condanna una certa superficialità nel giudicare i nostri figli. Si parla dei ragazzi  con un distacco incomprensibile, una diffidenza, quasi venissero da un altro pianeta, come non fossero il frutto e il prodotto della nostra educazione e della nostra società: li si giudica con distacco, perché non si vuole arrivare a giudicare noi stessi, gli adulti, che in loro raccolgono ciò che hanno seminato.

I ragazzi lamentano che i professori spesso a scuola non si accorgono della sofferenza di un giovane, non comprendono che quello che si apprende in classe non ha nessuna corrispondenza con quello che si intravede dalle finestre dell’aula. Chiedono di essere ascoltati, ma sul serio.

Chiediamoci: siamo adulti capaci di dire qualcosa a questi ragazzi? Sul significato di quello che fanno e quello che dicono? I giovani hanno bisogno di qualcuno che crede in quello che dice, hanno bisogno di proposte credibili, di un’ipotesi di senso.

Il punto fondamentale per Lusso è quello che a questi ragazzi manca una essenziale paternità, la percezione di essere amati, non lasciati soli e a se stessi nella ricerca di un significato per la loro esistenza, mancano loro adulti accoglienti e capaci di coinvolgersi autorevolmente in una relazione educativa. Educare allora è la sfida che ci aspetta.

DOMENICO BONVEGNA

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