di Laura Badaracchi da Roma Sette

Domenica nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale Vallini conferirà l’ordinazione sacerdotale a 5 diaconi del Redemptoris Mater: un romano, un ungherese, uno slovacco, un colombiano, un vietnamita

«Uno dei momenti decisivi per la mia vocazione? L’invito rivolto da Giovanni Paolo II a noi partecipanti alla Gmg di Tor Vergata: ci ha detto che se avessimo veramente seguito la volontà di Dio, avremmo “messo a fuoco” il mondo». Numerose le tappe del cammino che hanno portato don Paolo Itta, trentasettenne romano, a scegliere la via del seminario. Domenica 15 maggio alle 17.30, insieme ad altri quattro diaconi del Collegio diocesano missionario Redemptoris Mater, verrà ordinato sacerdote dal cardinale vicario Agostino Vallini, durante una solenne celebrazione nella basilica di San Giovanni in Laterano.

«I cinque ordinandi arrivano a questo giorno dopo una settimana di ritiro spirituale, ma soprattutto dopo una preparazione remota nel Cammino neocatecumenale nelle comunità e nazioni di origine, e una formazione alla diocesanità e alla missione, sperimentata in vari Paesi», riferisce don Gianvito Sanfilippo, vicerettore del seminario, ricordando che negli ultimi mesi, dopo l’ordinazione diaconale, i candidati al sacerdozio «hanno vissuto metà della settimana nelle parrocchie a cui sono stati destinati, per svolgere il loro servizio pastorale».

Don Paolo, ad esempio, si è occupato del catechismo delle cresime, della preparazione al battesimo e del centro d’ascolto Caritas presso San Bernardo di Chiaravalle, a Centocelle; la sua comunità di origine è, invece, Santa Maria Immacolata e San Vincenzo de Paoli. Dopo la laurea in statistica e il lavoro di poliziotto, «ho capito che dovevo mettermi in discussione, iniziando un periodo di discernimento nonostante le mie paure. I formatori mi hanno dato un aiuto enorme: spendono la loro vita per noi».

Sull’importanza della formazione insiste anche Iakel Carol, trentacinquenne di nazionalità ungherese nato a Satu Mare, in Romania. «Fino a 13 anni ho vissuto il comunismo, ma i miei genitori mi hanno trasmesso la fede; ho fatto il chierichetto fin da piccolo – ricorda -. Quando è caduto il sistema, dopo il 1989, da noi è arrivato il Concilio e poi i movimenti, i corsi biblici, tante novità nel vivere la fede». Nel suo Paese arriva un gruppo di catechisti itineranti del Cammino neocatecumenale; durante una liturgia «mi ha colpito la frase evangelica in cui Gesù dice che la messe è grande, ma gli operai pochi. Ma ero fidanzato, lavoravo come ingegnere in una fabbrica di mobili e pensavo che quella Parola fosse per altri più bravi di me. Il Signore, però, ha confermato nel 2002, durante la Gmg di Toronto, la mia vocazione». Ora presta il suo servizio a Ostia, presso la parrocchia Santa Maria Stella Maris, portando la comunione ai malati e seguendo i ragazzi dell’oratorio.

Arriva da Banskà Bistryca (Slovacchia) Ladislav Pokorny’, classe ’81 (il più giovane del gruppo) con un passato da tenore di canto lirico. Ha cantato il Vangelo durante la Messa delle Palme in piazza San Pietro, «con grande emozione». Perché proprio a Roma, durante la Gmg del Giubileo a Tor Vergata, «le parole del Beato Giovanni Paolo II hanno cambiato la mia vita». Viene da una famiglia di convertiti, ha ricevuto il battesimo quando aveva 6 anni e non era «molto d’accordo con la chiamata del Signore: cercavo l’amore in una famiglia», racconta. Poi «segni» continui lo hanno riconfermato; per il momento, nella parrocchia di San Clemente I Papa, coadiuva i presbiteri nella preparazione al battesimo e nella pastorale giovanile, oltre che nella liturgia.

Invece il colombiano Nelson Oswaldo Zubieta Vega, originario di Zipaquirà, prima di entrare in seminario era un atleta: ciclismo e triathlon le sue passioni, che seguiva a livello agonistico, fino a diventare un allenatore di atletica leggera. Fin da bambino avvertiva di essere chiamato, «ma ero troppo preso dal mio lavoro». Finché matura la decisione di entrare in seminario e ora, quando torna a casa, i suoi ex colleghi «sono sorpresi, perché vedono che stando con il Signore il mondo non è più piccolo, anzi si apre alla possibilità di comunicare con tante persone, culture ed esperienze». E lo sport diventa un gancio positivo con i ragazzi Scout, nella sua attività pastorale a San Luigi Gonzaga, che lo vede impegnato anche sul fronte sanitario come cappellano della clinica Quisisana.

«Il cammino della mia chiamata è stato molto lungo e complicato, soprattutto per essere vissuto in un Paese di regime comunista: volevo entrare nel seminario “ufficiale” della diocesi, ma non potevo, perché ogni anno accettavano soltanto 6 candidati; dopo aver concluso il seminario clandestino a Saigon, il mio vescovo mi ha mandato in Giappone, dove ho iniziato il Cammino neocatecumenale», riferisce il vietnamita Van Kien (Giuse) Nguyen: 37 anni, racconta che nella parrocchia di San Gerardo Maiella – oltre alla preghiera, alla liturgia e alla prepazione delle omelie, aiuta anche «nella pulizia della chiesa e a mettere a posto la sagrestia».