Un forte invito alla fiducia. È questo il te­ma di fondo della 46.ma Giornata Mon­diale di preghiera per le vocazioni, che si celebra oggi. Fiducia e preghiera, come dice il Papa nel suo Messaggio, non solo per battere lo strisciante pessimismo che si alimenta di solito con i numeri sulla crisi delle vocazioni, specie nella Vecchia Europa. Ma soprattutto perché, «so­lo se animata dalla preghiera – scrive Benedetto XVI – la comunità cristiana può effettivamente a­vere maggiore fede e speranza nella iniziativa di­vina ».

Papa Ratzinger darà in un certo senso l’esempio di questa fiducia orante, ordinando questa mat­tina sacerdoti 19 diaconi della diocesi di Roma. Una solenne celebrazione nella Basilica di San Pietro (inizio alle 9,30), che servirà anche per ap­profondire la riflessione sul tema La fiducia nel­l’iniziativa di Dio e la risposta umana, autentico filo rosso del Messaggio papale.

La Giornata odierna, tra l’altro, giunge quasi al culmine dell’Anno paolino e a poco più di un mese dall’inizio (19 giugno prossimo) dell’Anno speciale per i sacerdoti di tutto il mondo. Dello spirito paolino, dunque, è impregnato sia il Mes­saggio – che citando la Lettera agli Efesini, met­te in risalto «la peculiare iniziativa di Dio, con cui sceglie alcuni perché seguano più da vicino il suo Figlio Gesù Cristo, e di lui siano ministri e testi­moni privilegiati» – sia lo slogan scelto dal Cen­tro Nazionale Vocazioni, per accompagnare la celebrazione dell’annuale appuntamento in Ita­lia. Si tratta di un versetto della II Lettera a Ti­moteo: «So a chi ho dato la mia fiducia», che co­me spiega il direttore del Cnv, don Nico Dal Mo­lin, «mira a far riscoprire ciò che è essenziale nel­la vita dei cristiani in genere, e soprattutto di co­loro che si sentono chiamati alla speciale consa­crazione ».

E cioè Gesù Cristo. Questa vigile fiducia deve valere anche riguardo alle statistiche, che pure qualche motivo di preoc­cupazione dovrebbero sollevarlo, soprattutto al­le Chiese del primo mondo. In Italia ci sono at­tualmente circa 38mila sacerdo­ti in servizio diocesano, mentre i religiosi ordinati che risiedono nella Penisola sono sono 18.526. Altri 2500 religiosi italiani sono in missione all’estero, per un totale che supera le 21mila persone. Il quadro è completato poi da 3.124 diaconi permanenti, da 1.432 se­minaristi cosiddetti minori (cioè nell’età che va dalle scuole elementari alle me­die superiori) e da 3.093 seminaristi maggiori (cioè studenti di filosofia – primo biennio del se­minario; e di teologia – secondo triennio).

La situazione italiana è di sostanziale tenuta, spe­cie se si considera la media europea. Secondo i dati dell’Annuario Statistico Vaticano riferiti al 2006 (gli ultimi disponibili), il Vecchio Continente è l’unica parte del mondo a far registrare un ca­lo sia nel numero dei sacerdoti, sia in quello dei seminaristi. Il saldo complessivo mondiale è in­vece positivo e il trend degli ultimi anni è in leg­gera crescita. Nel 2006 c’erano complessivamente nel mondo 407.262 sacerdoti e 115.480 semina­risti, con un aumento rispetto all’anno prece­dente in entrambi i settori. Il Papa, nel suo Messaggio entra anche nello spe­cifico di questo aspetto.

È vero, fa notare, «che in talune regioni della terra si registra una preoc­cupante carenza di presbiteri, e che difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della Chie­sa », tuttavia, «ci sorregge l’incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tem­po verso il compimento definitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di ogni cultura e di ogni età». A questo proposito Benedetto XVI invita «le fa­miglie e le parrocchie, i movimenti e le associa­zioni, le comunità religiose e tutte le articolazio­ni della vita diocesana» a pregare incessante­mente per le vocazioni. Un’esortazione che ri­corda da vicino un passaggio dell’omelia pro­nunciata dal Papa lo scorso 11 gennaio, quando battezzando alcuni bambini nella domenica del Battesimo di Gesù, sottolineò: «Il bambino non è proprietà dei genitori».

Essi dunque non devo­no avere «la pretesa di poter disporre dei propri figli come se fossero un privato possesso pla­smandoli in base alle proprie idee e desideri». Il che, tra l’altro, implica anche la necessità di non frapporre ostacoli quando un figlio dovesse ma­nifestare la vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata. Cosa che purtroppo si verifica anco­ra in diversi casi.

Mimmo Muolo da Avvenire