di Domenico Bonvegna
Dopo l’uccisione del giovane egiziano di sabato scorso in via Padova a Milano, con conseguente guerriglia che ha tenuto in ostaggio per ore l’intero quartiere, continuano le aggressioni e gli accoltellamenti, ultima quella di quest’oggi all’alba vicino piazzale Corvetto, un giovane rumeno accoltellato e ucciso all’uscita di una discoteca.

Con frequenza ormai sulle strade di Milano succedono violenze, spesso sono gruppi di stranieri che si fronteggiano con coltelli e cocci di bottiglia, sempre nei soliti quartieri come in Via Porpora in via Imbonati. Capita tutti i santi giorni, noi prigionieri in casa nostra, dicono i residenti. Una situazione che va avanti da qualche anno, da quando sono arrivati gli stranieri, racconta un residente in uno stabile di via Porpora, dove i milanesi sono quasi tutti scappati. Quelli rimasti, moltissimi sono anziani, quelli che soffrono di più, e si barricano dentro casa. Gli appartamenti in vendita, nessuno li vuole comprare.

La vita in questi palazzi è da vero incubo, appartamenti subaffittati a giovani schiave del sesso a pagamento provenienti dalla Romania o dalla Nigeria, scantinati a peso d’oro per chi non ha documenti, esseri umani ammassati in una sola stanza che pagano affitti da centinaia di euro senza avere in cambio né luce né acqua. Tra l’altro questa è una realtà che unisce le grandi metropoli del Nord come Milano e Torino, – scrive Roberto Santoro su L’Occidentale – la Capitale, ma anche le campagne del Mezzogiorno – le masserie pugliesi dove si nasconde la manodopera irregolare durante la raccolta dei pomodori.

Perchè si arrivati a questa situazione esplosiva? I motivi possono essere tanti, Alfredo Mantovano, sottosegretario agli interni intervistato da Francesca Angeli sul Giornale ne individua alcuni.

“L’immigrazione in Italia è arrivata tardi ed è esplosa tutta insieme – afferma Mantovano – Siamo passati dal mezzo milione di immigrati regolari degli anni ’90 ai cinque di oggi. Un’accelerazione che ha prodotto conseguenze inevitabili. A Milano siamo passati da poche migliaia a 400mila stranieri e il loro insediamento è avvenuto in modo disorganico, senza controllo”. Il problema non sono tanto i clandestini ma c’entrano anche quelli regolari, addirittura si tratta anche di seconda generazione, A differenza di altri Paesi, l’immigrazione in Italia è arrivata tardi ed è esplosa tutta insieme – afferma Mantovano – Siamo passati dal mezzo milione di immigrati regolari degli anni ’90 ai cinque di oggi. Un’accelerazione che ha prodotto conseguenze inevitabili. A Milano siamo passati da poche migliaia a 400mila stranieri e il loro insediamento è avvenuto in modo disorganico, senza controllo».

Il problema non sono tanto i clandestini ma gli immigrati regolari, addirittura quelle di seconda generazione, “ci si trova di fronte a uno sviluppo accelerato e a una cattiva gestione dell’insediamento urbano che ha creato in alcune zone delle miscele potenzialmente esplosive. Come in via Anelli a Padova o nel quartiere Esquilino a Roma”.

Dopo aver contrastato l’immigrazione clandestina bisogna occuparsi dell’integrazione. Infatti anche per Mario Furlan, fondatore dei City Angels, che conosce bene i vari quartieri “ghetto”di Milano, manca l’integrazione reale. C’è il rischio che la situazione precipiti, perchè non solo è cresciuta la tensione tra italiani e stranieri, ma anche tra le varie etnie. Addirittura paventa il rischio banlieu anche a Milano.

Quali potrebbero essere le soluzioni? Il “permesso di soggiorno a punti” per chi si comporta bene, si tratta di un patto che ogni immigrato si impegna a firmare al suo arrivo in Italia e che gli permetterà di ottenere l’agognato permesso di soggiorno. «È un sistema – spiega Alfredo Mantovano – che abbiamo ideato per aiutare chi viene nel nostro paese. La filosofia di fondo è costruire un percorso di integrazione che faciliti gli extracomunitari, non che li penalizzi».

Un modello simile a quello avanzato dal ministro dell’istruzione Gelmini: mettere un ‘tetto’ al numero degli studenti stranieri presenti nelle aule delle scuole italiane. Non dovrebbe suscitare scandalo il fatto che ci sia anche un tetto per regolare le presenze degli stranieri nei quartieri delle città italiane”.

Poi occorre far rispettare le norme sugli affitti agli stranieri, contenuta nella Bossi-Fini, che prevede sanzioni pesantissime per chi affitta in nero agli irregolari. Siamo stati attenti alla prima accoglienza ma abbiamo lasciato l’insediamento urbanistico al libero mercato – afferma Mantovano – Invece occorre regolare anche questo aspetto. Per contrastare questo genere di attività illecite esiste ed è stato votato lo scorso luglio dal parlamento all’interno del “Decreto Sicurezza”. “Chiunque – si legge nel testo di legge – a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero, privo di titolo di soggiorno, in un immobile di cui abbia la disponibilità, o lo cede allo stesso, anche in locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Le norme ci sono ma poi si scopre che non vengono applicate come il caso dell’arresto il 17 novembre scorso di 14 mercanti di uomini da parte dei carabinieri di Milano e del Gico di Trieste, hanno sequestrato un ingente patrimonio immobiliare generato dai profitti dell’organizzazione criminale. Le sanzioni penali e patrimoniali, le multe e il sequestro degli immobili, dunque, appaiono dei congegni efficaci per colpire i grandi interessi che proliferano all’ombra del disinteresse collettivo e sulla pelle di fin troppi disgraziati. Il business degli affitti ai clandestini somiglia infatti a una scatola cinese per società che fatturano milioni di euro.

La provocazione dei rastrellamenti non serve a nulla, bisogna piuttosto impedire la distribuzione fai da te degli stranieri sul territorio, non sono più tollerabili i quartieri “ghetto”, dove si concentrano tutti i diseredati del mondo, una concentrazione di tale portata prima o poi è destinata ad esplodere. Non servono i muri come ha fatto il sindaco di centrosinistra a Padova.

Già il centrosinistra che in questi giorni accusa il centrodestra di aver governato il Nord. Anche se nessuno ha la bacchetta magica, comunque sia sull’immigrazione ancora bisogna fare molte cose, siamo ai lavori in corso, dice Mantovano, tenendo conto della Magistratura che spesso boicotta la Bossi-Fini.

Se poi vogliamo essere più chiari, i colpevoli di questa politica di indiscriminata accoglienza stanno. Certo combattere l’immigrazione clandestina è difficilissimo, scrive Angelo Panebianco, ma lo è ancora di più se tanti operatori, religiosi e settori di opinione pubblica mostrano un’indulgenza che sfiora la complicità verso il fenomeno. Come è fin qui accaduto. Che senso ha – si chiede Panebianco – in nome di una sciatta e del tutto ideologica «difesa degli ultimi», disinteressarsi delle gravissime conseguenze che la clandestinità porta con sé e che sono destinate a pesare sia sugli italiani che sugli immigrati regolari?

Abbiamo visto quale indulgenza sanno fare i centri sociali nella manifestazione dell’altra sera in via Padova, inveendo contro le forze dell’ordine rei di creare disagio perchè ogni sera con i posti di blocco chiedono i documenti agli extracomunitari. Una manifestazione contro i fascisti razzisti del quartiere che non vogliono accogliere i poveri clandestini.

Rozzano MI, 22 febbraio 2010

Domenico Bonvegna