Madre e padre nei moduli per l’iscrizione all’asilo nido stavano proprio antipatici, tant’è che a Bologna si cambieranno. Che poi a ben guardare i documenti in questione l’intera faccenda assume toni paradossali. Prima di tutto perché nei moduli del Comune c’era già scritto “genitore richiedente” e “altro genitore”, che l’assessore alla Scuola Marilena Pillati ha annunciato come cambiamento. Scorrendo il foglio, verso la fine, si parlava poi di “madre” e “padre” quando si accennava alla condizione lavorativa e ai numeri di telefono.

Dopo la riunione della commissione Affari Generali di Palazzo d’Accursio la decisione è stata presa e a poco sono valse le resistenze di Pdl, Lega e parte del Pd che si sono opposti con decisione. Il cambiamento, a detta dell’assessore Pillati, pare essere semplicemente un affare burocratico, e come tale non deve passare dal Consiglio: “Per un fatto di coerenza interna – ha specificato – stiamo valutando di sostituire i termini distinguendo sempre tra il genitore che ha fatto richiesta e l’altro genitore”.

Naturalmente non è solo un affare burocratico, ma altamente simbolico, come dimostrano le reazioni da una parte e dall’altra che a partire dalle prime ore della mattinata di ieri non hanno tardato a farsi sentire. Il Pd frena l’entusiasmo trionfalistico di Sel, che aveva presentato pochi giorni fa la proposta, e dimostra tutto il suo imbarazzo davanti alle intenzioni del sindaco Virginio Merola: “In fondo l’assessore ha parlato di una valutazione in corso d’opera – ha detto il capogruppo Pd Francesco Critelli –. C’è ancora spazio per una riflessione, una decisione non è stata ancora presa”. Critelli ha assicurato che ci sarà un confronto tra la maggioranza e la Giunta per trovare la soluzione migliore. Al momento comunque non è in programma nessuna riunione.

Molto meno positivo il Pdl, che affila le armi per una battaglia campale chiamando in causa direttamente il ministero dell’Interno: “Quando usciranno i moduli – avverte la consigliera Valentina Castaldini – farò un interpello al ministero per chiedere se è corretta la modifica o se interviene sulla legge vigente”. Secondo Castaldini, del resto, “i moduli non vanno cambiati, perché non discriminano nessuno: per legge c’è un padre e una madre”.

Dopo lo stesso episodio accaduto a Venezia, dove la consigliera Camilla Seibezzi aveva fatto in Consiglio comunale la stessa proposta, che era stata stoppata, la questione ormai è nazionale: “Non è così che si tutelano i diritti delle minoranze – ha dichiarato il senatore dell’Udc Antonio De Poli -. Le parole “mamma” e “papà” sono le più belle. Pensare che discriminino i gay offende non solo chi crede nella famiglia ma chi, pur schierandosi dalla parte dei gay, ritiene la famiglia un valore fondamentale da tutelare”.

Ignazio la Russa bolla come “pagliacciata” la decisione della Giunta di Palazzo D’Accursio: “Fratelli d’Italia contrasterà in tutti i modi questi provvedimenti e invita le altre forze di centrodestra a far sentire il proprio dissenso”.

Interviene nella polemica anche Gian Luca Galletti, bolognese dell’Udc e sottosegretario all’Istruzione: «È solo una stupida provocazione. Stupisce che la giunta di Bologna, davanti ai problemi che i cittadini vivono, a cominciare dalla scarsità dei servizi e dall’aumento ipotizzato delle imposte, perda tempo su temi che poco hanno a che fare con l’amministrazione della città».

«Ci siamo fatti ridere dietro da tutta Italia, vedrete che alla fine si torna indietro e si corregge la cosa», sintetizza il consigliere comunale Pd, Tommaso Petrella.

Caterina Dall’Olio da www.avvenire.it