PRINCIPI NON NEGOZIABILI? CONCRETISSIME SCELTE…

Pare assurdo, ma è difficile parlare di politica in questo che dovrebbe essere periodo di campagna elettorale, e che invece rischia di trasformarsi in qualcosa che sta fra il teatro dell’assurdo di Ionesco e il festival degli avvocati.

Le elezioni amministrative sono importanti e lo saranno sempre di più, visto il peso sempre maggiore delle istituzioni locali sulla vita di ciascuno di noi: le Regioni possono legiferare, e allo stesso tempo hanno la gestione diretta delle politiche sociali e sanitarie, ad esempio, il che consente a molti assessori locali di avere spazi di autonomia maggiori persino di certi ministri. Ed è soprattutto – ma non solo – in questi ambiti che si rivela il riferimento ideale di chi governa, specialmente nelle decisioni dell’organizzazione capillare e quotidiana del territorio.

E’ importante quindi porre domande ben precise ai candidati alle prossime elezioni, per evitare di vederli tutti appiattiti in dichiarazioni d’intenti tanto generiche quanto condivisibili, che non danno nessuna vera indicazione sulla strada che intendono percorrere, una volta eletti: tutti sono a favore del bene comune (il male comune, almeno teoricamente, per ora non ha successo) e sicuramente neppure Emma Bonino e Mercedes Bresso, o Nichi Vendola, per esempio, hanno intenzione di inserire nel proprio programma elettorale iniziative contro la famiglia, per penalizzare quelle numerose, o per aumentare il numero di divorzi o di aborti. Eppure sappiamo che la loro storia personale e i loro punti di riferimento antropologici possono portare in quella direzione, piaccia loro o meno: non è certo questione di bontà personale, o tantomeno di fare il processo alle intenzioni. Ci potranno anche essere singole iniziative ampiamente condivisibili – immagino la promozione di politiche di affido e adozione, ad esempio – ma difficilmente in un orizzonte culturale e politico comune a tutti.

Per questo alcuni argomenti, più di altri, sono significativi per capire in che direzione si potrà andare, con gli uni o con gli altri.

Per esempio, leggiamo dal programma della lista Bonino-Pannella: “Non c’è politica contro la povertà delle famiglie e contro la povertà infantile, che non passi dal rendere nuclei familiari, qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati, da monoreddito a percettori di più redditi”. E ancora:  “Vorremmo prevedere voucher per anziani o famiglie da spendere per pagare regolarmente le badanti. Vogliamo premiare la creatività delle donne proseguendo con politiche di aiuto e incentivo all’imprenditoria femminile”.

Proposte politiche che si possono condividere: aumentare i redditi familiari, o incentivare la creatività femminile, o anche prevedere voucher per pagare le badanti. Diversa è quella frase scritta per inciso che si riferisce ai nuclei familiari, che li definisce qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati. In altri termini, a caratterizzare le politiche familiari non sono tanto le iniziative politiche a loro sostegno, ma la definizione di famiglia da cui si parte: di quale famiglia stiamo parlando? Quale intendiamo sostenere, promuovere? Pensiamo che esista un modello di famiglia in particolare a cui riferirsi, o che ce ne possano essere diversi proponibili, tutti equivalenti?

Domande analoghe potremmo farle per la tutela dei soggetti fragili, per esempio, a cominciare dai disabili: perché non siano discriminati, vogliamo prendere in considerazione innanzitutto il loro diritto a nascere, magari prevedendo un percorso particolare di sostegno e accompagnamento, anche dopo la nascita, per le coppie che scoprono, in gravidanza, che loro figlio sarà malato o disabile? Oppure si ritiene più efficace, nella lotta contro la discriminazione dei disabili, garantire loro il diritto di voto e l’accesso al mercato del lavoro? E’ la priorità fra queste scelte, ad esempio, a far capire quali sono i modelli umani e sociali di riferimento di chi ci governerà.

Quando si parla di principi non negoziabili, insomma, non ci si riferisce ad idee astratte che qualcuno ha deciso, a priori, di non voler discutere con altri. Si tratta, al contrario, di concretissime scelte sul tipo di società che vogliamo costruire, a partire dal riferimento antropologico e ideale di ciascuno di noi. E’ questa la politica che ci interessa, di cui dobbiamo occuparci.

Assuntina Morresi da piuvoce.net