di Andrea Sartori (Insegnante) da Protagonisti Per L’Europa Cristiana

Nel novembre del 1989 crollava il Muro di Berlino e con esso l’incubo della Guerra Fredda. Il politologo americano di origine giapponese Francis Fukuyama parlò di fine della Storia. Il sogno ingannevole nel quale ci cullammo fu interrotto l’11 settembre 2001

Il 1989 è stato un anno epocale. La caduta del Muro di Berlino pose fine al cinquantennale incubo della Guerra Fredda, che si poteva trasformare in una guerra “calda” nucleare tra le due superpotenze. Si parlò di fine della Storia, intendendo che la sconfitta del comunismo avrebbe portato ad una pace mondiale: si sottovalutava pericolsamente l’integralismo islamico, che già si era manifestato. Gli anni ottanta hanno visto pian piano la caduta della potenza sovietica. Molteplici sono stati i fattori: l’economia marxista che non reggeva il passo coi tempi, la perestrojka di Gorbaciov, non ultima l’azione di Giovanni Paolo II mediante le proteste non violente del sindacato cattolico polacco di Solidarnosc, replica della rivolta non violenta di Gandhi che, colpendo l’economia ma senza provocare tafferugli, portò alla fine della dominazione britannica sull’India. Il politologo statunitense Francis Fukuyama scriise nel 1992 un noto saggio intitolato “La fine della Storia e l’ultimo uomo” in cui si sosteneva che oramai la democrazia liberale aveva vinto su tutti i fronti. E in questa illusione ci siamo cullati per tutti gli anni novanta. Non abbiamo voluto accorgerci della crescita del fondamentalismo islamico fino al brusco risveglio dell’11 settembre 2001. Eppure l’odio islamista verso l’Occidente era già palpabile dalla fine degli anni settanta, quando Khomeini, dopo aver preso il potere, cominciò a tuonare contro il “Grande Satana” americano. E proprio nel 1989, poco prima di morire, Khomeini lanciò la sua sfida più importante al mondo occidentale: la fatwa contro il cittadino britannico Salman Rushdie, a dimostrazione che la sharia non ha confini. Era una forza nuova e antica assieme: nuova perché nessuno avrebbe sospettato che la religione potesse ancora giocare un ruolo fondamentale nella Storia. Al massimo, osservando l’azione di papa Wojtyla e il suo fondamentale contributo alla caduta del Muro di Berlino(riconosciuto dallo stesso Gorbaciov) si poteva pensare ancora ad una forza politica proveniente dal cristianesimo. L’islam era visto come qualcosa di arcaico, che non poteva realmente incidere sui destini di un mondo con lo sguardo in avanti. Questo fu uno dei più grandi errori di valutazioni. Pochi capirono la forza dell’odio islamico, e tra questi fu profetica Oriana Fallaci, quando nel 1990 scrisse il suo romanzo “Insciallah”, che si apre infatti con la descrizione degli attentati contro le basi americane e francesi di stanza a Beirut il 23 ottobre 1983. E descrivendo il personaggio di un arabo cristiano Oriana Fallaci, nel 1990, arriva alla profezia mentre il resto del mondo si cullava nei sogni di fine della Storia: “Infine sapeva quel che Charlie non aveva nemmeno intuito: macché russi e americani, macché capitalisti e comunisti! La prossima guerra non sarebbe scoppiata tra ricchi e poveri: sarebbe scoppiata tra guelfi e ghibellini, cioè tra chi mangia carne di maiale e chi non la mangia, chi beve vino e chi non lo beve, chi biascica il Pater Noster e chi frigna l’Allah russillallà! ‘Pistoia, si torna alle Crociate, Pistoia’ borbottava sempre Gassàn. E a volte aggiungeva ‘O ci siamo già tornti?”. La Fallaci si autodefiniva una Cassandra, profetessa inascoltata: mai come in questo caso ebbe ragione. I pamphlets post-11 settembre non furono altro che l’amara conferma di queste impressionanti righe. Le speranze si infransero contro il World Trade Center in quella mattina di settembre. Eppure avremmo già dovuto comprendere qualcosa. Mentre Umberto Tozzi cantava ingenuamente “I muri vanno giù\al soffio di un’idea\Allah come Gesù\in chiesa o dentro una moschea” il 26 febbraio 1993 un furgone carico di esplosivo provocò sei vittome al World Trade Center, danneggiando gravemente l’edificio. La matrice era islamica. Mentre dormivamo il sonno dell’incoscienza in Algeria venivano sgozzate migliaia di persone invocando Allah. A Parigi vi furono attentati islamisti alle metropolitane. E da tutte le moschee si innneggiava all’odio contro il Grande Satana. Cosa resta del 1989? I suoi protagonisti sono usciti di scena: Ronald Reagan morì nel 2004 dopo una penosa malattia. Mikahil Gorbaciov è vivo, ma è scomparso quasi subito dalla scena politica ed è esecrato in Russia. Margareth Tatcher è anch’essa parecchio malata, mentre sulle scene fino all’ultimo, nonostante la malattia, dominò la figura potente di Giovanni Paolo II, scomparso il 2 aprile 2005 ma che è più vivo che mai. Oggi abbiamo un Russia dominata da un uomo che è l’esatto opposto di Gorbaciov e che sembra aver fatto fare a Mosca una inquietante marcia indietro. Un uomo potenzialmente più pericoloso dei suoi predecessori comunisti: perché la loro pericolosità si infrangeva a Berlino Est, mentre l’ex tenente colonnello del Kgb può tenere in mano l’intera Europa con il gas. Negli Stati Uniti abbiamo un uomo che è l’esatto contrario di Reagan e che ha dovuto liquidare gli ultimi resti del reaganismo. Per Ronald Reagan lo Stato era il problema. Per Barack Obama lo Stato è il salvatore. Abbiamo una crisi economica che ha investito il capitalismo, ma che non lo travolgerà come ha fatto con il comunismo. Perché il marxismo è dogmatico, e fu il suo dogmatismo in campo economico a condannarlo a morte. Il capitalismo è sempre riformabile. Abbiamo la Cina, che è la più grande potenza capitalista del globo. Nel 1989 la forza trainante dell’Asia era il Giappone. Una democrazia occidentale che diede prodotti di alta qualità. Nel 1989 la Cina massacrava gli studenti di Piazza Tienanmen. Oggi il Giappone è in crisi, mentre la Cina, dittatura spietata, esporta prodotti a basso costo, ma anche di bassa qualità (e spesso di alta pericolosità) ottenuti tramite un capitalismo schiavile da Prima Rivoluzione Industriale. Ma quella fatwa di Khomeini, che pure fece scalpore, non fu considerata tra gli eventi chiave di quel 1989. Invece quello è stato, purtroppo, forse l’evento del 1989 che ha avuto le maggiori conseguenze. La fine del comunismo fu un momento foriero di speranze. Come dimenticare i cittadini di Berlino Est impazziti di gioia, gli Scorpions che cantavano “Wind of change”, Giovanni Paolo II che riceve Gorbaciov. Come dimenticare Reagan e Gorbaciov che parlavno di ridurre gli armamenti. Oggi le armi nucleari sono in mano non più a due superpotenze che comunque le userebbero solo come deterrente. I sovietici atei non avrebbero certo avuto alcuni interesse a provocare la fine del mondo. Ahmadinejad, il discendente di colui che pronunciò la fatwa contro Rushdie, invece crede che è prossimo il momento in cui l’Imam nascosto si manifesterà per la battaglia escatologica. Uomino così non ci pensano due volte a provocare un olocausto nucleare.