dal Vangelo secondo Luca 9,18-22.

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Di fronte a Gesù, la ragione senza la luce della fede, rimane imprigionata nella religiosità impersonale della “gente”. Per la folla anonima Egli è solo un profeta come gli altri. I suoi gesti e insegnamenti potrebbero fondare e orientare l’esistenza, ma quando si innalzano oltre i criteri mondani e le possibilità della carne, promoveatur ut amoveatur, li “eleviamo” al rango di sublimi utopie per renderli inoffensivi, tra quegli ideali così trendy da indossare e impossibili da incarnare .  Così Gesù, pur tra le acclamazioni, resta irrilevante, e l’incontro con Lui non cambia radicalmente l’esistenza. La sessualità, la famiglia, il lavoro, il denaro, l’amicizia, lo studio: in tutto Gesù è via, verità e vita, ma di fatto, le sue parole scorrono sulle nostre giornate come una struggente colonna sonora, mentre le passioni, il piacere e l’egoismo travestiti da valori civili e criteri ragionevoli, ci conducono lontani da Lui.
Ma chi è Gesù? E’ il Crocifisso che ha vinto la morte. Egli è Dio vivo qui ed ora, ma è vero per me? Gli occhi illuminati dalla fede lo vedono e riconoscono laddove quelli della carne non possono, in tutto ciò che odora di scandalo, sofferenza e morte. Ed è proprio qui che si compie l’amore di Dio per me, nella vittoria di Cristo che fa spiccare alla vita il volo oltre la religiosità naturale, innestandola nella sua. La professione di fede di Pietro infatti, si fa autentica nel crogiuolo della storia: egli è morto come quel Gesù di Nazaret che aveva riconosciuto essere il Messia. Alle parole “Tu sei il Cristo” aggiunge così quel “per me” e “in me” che certifica la credibilità e l’autenticità del suo annuncio agli occhi degli uomini. Con Pietro anche “per noi” Gesù è il Cristo, quando la sua Croce ci accoglie per condurci alla risurrezione. Tu sei il Cristo “in me” oggi, ovunque e dinanzi a chiunque, quando il tuo amore vince il mio timore e posso donare la vita.


Benedetto XVI. La fede e il mistero.

La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità. (Omelia per la Giornata Mondiale della Gioventù, Madrid 21 agosto 2011).

Benedetto XVI. L’intimità con un uomo in cui abita personalmente Dio

Incarnazione, chenosi, cioè umiliazione fino alla morte di croce, e glorificazione. Questo stesso mistero è diventato un tutt’uno con la vita dell’apostolo Paolo che afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). E’ un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella comunione con Gesù Cristo vivente; non solo con un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita personalmente Dio. La sua morte e risurrezione è la Buona Notizia che, partendo da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, e a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile. (Angelus del 18 settembre 2011).

Benedetto XVI. La fede ci spinge a deciderci per il Signore.

La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Così, la domanda «Ma voi, chi dite che io sia?», in fondo sta provocando i discepoli a prendere una decisione personale in relazione a Lui. Fede e sequela di Cristo sono in stretto rapporto. E, dato che suppone la sequela del Maestro, la fede deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù, la intimità con Lui. Anche Pietro e gli altri apostoli dovettero avanzare per questo cammino, fino a che l’incontro con il Signore risorto aprì loro gli occhi a una fede piena. (Omelia per la GMG di Madrid).