Dal Vangelo secondo Luca 8,1-3.
 
In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni. 
Il commento di don Antonello Iapicca
 
La missione nasce sempre dalla gratitudine. L’annuncio del Vangelo e ogni opera e attività al servizio della missione non si possono imporre. Non hanno nulla a che vedere con un volontariato di chi cerca se stesso. Sono opere della Grazia, di quel dono unico e gratuito dell’amore di Dio che risana, libera, ridona dignità e pienezza. L’esperienza del perdono e della vita nuova ricevuta gratuitamente muove “naturalmente” il cuore alla gratitudine. E la gratitudine si fa sempre sequela, offerta della propria vita. Chi ha sperimentato l’amore che sazia il cuore, chi ha scoperto per Chi e per che cosa vale davvero la pena vivere, non ha bisogno di appelli, di comitati, di convegni, di spot pubblicitari. Chi ha conosciuto l’amore di Cristo che lo ha guarito, ne è attratto, coinvolto e assorbito completamente. Quell’amore che ha colmato ogni suo desiderio, che ha ricreato un’esistenza agonizzante sotto i colpi del peccato, diviene, con evidenza, il centro e il motore della vita. Per esso si dedicano tempo, energie, beni. Le membra una volta offerte al peccato, vivificate da quell’amore, ne divengono strumenti privilegiati.
E’ la storia delle donne che appaiono nel Vangelo, fondamento della missione della Chiesa.
Come quella di Pietro, cercato e perdonato sulle sponde del lago di Galilea. La Chiesa è fondata sul perdono perché l’annuncio del Vangelo sia una Buona Notizia autentica nella vita dei testimoni. Pietro, gli Apostoli, le donne al seguito di Gesù, una comunità di “graziati”, un Popolo scampato alla spada e alla morte. Un popolo che, per pura gratitudine, annuncia l’unica notizia capace di salvare l’uomo; e serve con i propri beni, con la propria vita, l’opera più importante che si possa compiere sulla terra. Annunciare il Vangelo è il culto che San Paolo offre a Dio, il compimento dello Shemà, amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze: il Signore è uno solo perché Lui solo ha liberato il Popolo dalla schiavitù. Ha compiuto un’opera che nessuno avrebbe potuto compiere, e per questo la gratitudine si fa amore indiviso, ascolto obbediente trasformato in vita e testimonianza, dove anche i beni sono offerti con gioia. Nessun “dovere” moralistico, solo un’immensa gratitudine per un amore gratuito e senza condizioni: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. C’è da chiedersi allora come mai tanti problemi economici e di bilancio affliggano Diocesi e Parrocchie… E anche le nostre famiglie. Se è dando che si riceve… Forse non abbiamo ancora compreso quanto abbiamo ricevuto, e per questo non possiamo dare, e quindi continuare a ricevere…
E’ probabile che molti tra quanti frequentano e si impegnano nella Chiesa non abbiano ancora l’esperienza decisiva del perdono, della liberazione, dell’amore infinito di Dio: “colui al quale è stato perdonato poco ama poco”, e la carne e la paura impediscono la generosità che, solo, scaturisce dalla gratitudine e dalla libertà. Chi è stato amato molto ama molto, e l’amore si manifesta attraverso la totale generosità e il distacco dai beni, nell’intima certezza che Chi lo ha perdonato può, a maggior ragione, provvedere alla sua vita. La gratitudine, il segno di un Popolo che si sente amato, e così anche di famiglie dove l’amore ed il perdono ne costituiscono il fondamento, e così di amicizie, di fidanzamenti, anche di rapporti di lavoro: laddove regna il perdono, nelle relazioni fondate sulla misericordia di Dio, non può insinuarsi il veleno dell’avarizia, anche se la lotta con la carne e  il mondo ne tessono le trame. Chi vive abbandonato alla misericordia è misericordioso, offre senza riserve se stesso, progetti, schemi, tempo, denaro.
 
La Chiesa è il luogo della gratitudine. Con Cristo percorre ogni giorno le strade del mondo, annunciando la Buona Notizia. In ebraico la prima e l’ultima parola del primo versetto dello Shemà, Ascolta – Shemà e Uno – Echad terminano il primo con la lettera ‘ayin e il secondo con la lettera dalet: unite insieme queste due lettere formano la parola ‘edtestimone. La testimonianza, il martirio, l’annuncio fatto carne sino al dono della propria vita, scaturiscono dall’ascolto dell’Unico Dio, dell’obbedienza ad un amore sconvolgente che ha consegnato tutto se stesso per ciascun uomo. Gli apostoli, e con loro Maria che ha ascoltato e accolto e obbedito, e le donne che seguono il Signore con i propri beni, vivono lo Shemà, l’unicità piena di gratitudine dell’amore di Dio. A Cristo hanno dato tutto, perché da Cristo tutto hanno ricevuto. Per questo le donne, che tutto hanno consegnato a Cristo, dai peccati alla loro stessa vita, saranno le prime testimoni della sua risurrezione. Uno le ha amate di un amore unico, Uno è morto per loro, Uno è risorto per la loro giustificazione. Lo hanno ascoltato, hanno creduto, hanno accolto quell’unico amore, lo hanno incontrato sulla soglia del sepolcro, vivo e vittorioso. Nella sua vittoria la loro vita salvata diviene testimonianza dell’unica Verità capace di salvare e donare la felicità autentica.
Che bella allora la missione della donna nella Chiesa, e che stolta ignoranza esigere per loro quello che non sono e non saranno mai. Certo, se si segue l’ideologia per la quale ormai non vi sono più padri e madri ma solo genitore 1 e genitore 2, allora anche nella Chiesa, potremo avere ministro 1 e ministro 2, preti e suore liberamente intercambiabili, secondo il desiderio e il sentimento del momento. E invece proprio la società attuale spinge con urgenza la Chiesa perché mostri al mondo profeticamente la verità. Come Dio ha creato l’uomo a sua immagine “maschio e femmina”, così nella Chiesa esistono maschi e femmine, diversi ma l’uno aiuto dell’altro. Mai uguali ma sempre persone con identica dignità e valore. Un prete vale più di una suora perché presiede l’eucarestia? Chi pensa così non ha compreso nulla di una famiglia, della sua natura e bellezza.
L’immagine completa e autentica di Dio non è solo o più in un uomo che in una donna, anche se prete. L’immagine di Dio risplende nella diversità e nella complementarietà: “Dio crea l’umano maschio e femmina perché fosse l’amore e non l’uguaglianza ad unire le persone” (San Giovanni Crisostomo). Le donne sono il seno di misericordia, la tenerezza, l’accoglienza e la pazienza di Dio. Le donne sono il segno del perdono, perché in ciascuna, Maria ha dato compimento a quello che Eva ha interrotto. Se la “radice di tutti i mali è l’avarizia”, allora, tra le parole ingannevoli dette a Eva dal serpente, si nascondono anche quelle tese a innescare l’avarizia. Essere come Dio è anche appropriarsi dei beni che Lui ci dona. L’essere donna, madre e sposa ad esempio, è un bene immenso, se vissuto da figlia e creatura docile e abbandonata alla volontà del Padre e Creatore. L’orgoglio innescato da satana rompe anche l’essenza e il fondamento della natura e della specificità femminile. Non a caso le conseguenze del peccato annunciate dal Creatore ai progenitori toccando in modo decisivo l’essere sposa e madre della donna. Una donna avara che si chiude alla vita e all’amore, attaccandosi al denaro e al prestigio, cercando al di fuori del suo essere più intimo il compimento e la gioia, e rifiutandolo come fosse una umiliazione, è ormai presa nei lacci dell’inganno. Quanti disastri stia producendo questa menzogna lo vediamo oggi più che mai, nelle famiglie, nella Chiesa, ovunque; sta scomparendo l’equilibrio e la confusione sessuale, che vira sempre più verso perversione e libidine sfrenate, nasce dall’attacco ormai quasi vincente sferrato alla donna. E’ già profetizzato nell’Apocalisse e oggi ne stiamo vivendo il dramma profondo. Le Istituzioni “civili” (sic) hanno assunto senza fiatare l’inganno, sino a legiferare contro la donna nel nome delle donne: legittimare e promuovere che una madre possa uccidere il figlio del suo grembo è uccidere la donna, in quanto madre e sposa.

Per questo, le donne che, come quelle del Vangelo, sono state Madri, spose e vergini sono “state guarite da spiriti cattivi e da infermità”, sono il tesoro più prezioso della Chiesa, il suo cuore risanato, il suo seno rigenerato. Se la Chiesa è Madre, non può che esserlo nella continua purificazione, nel perdono che risana, guarisce, scaccia i “sette demoni” che si insinuano nelle donne cristiane. Come già fecero le Brigate Rosse, il demonio sa che puntando la donna può sferrare l’attacco decisivo “al cuore” della Chiesa. Ma c’è Maria, la docile e obbediente che accompagna ogni donna ad offrire tutto se stesse al compimento della Parola di Vita che genera nella Chiesa e per il mondo Gesù, l’unico Salvatore. Per questo le donne sono il Cielo terso che si affaccia sulla terra, la profezia della Vita eterna. Una madre non sarà mai un padre, e una moglie on sarà mai un marito, come la Vergine Maria non sarà mai Gesù suo Figlio. Lei non ha mai avuto problemi di ruolo e di prestigio, di identità e di parità. Lei era la Madre di Dio, la Sposa immacolata dell’Amore che non muore. Non desiderava altro perché quello che aveva era tutto, soprattutto perché quello che era stata chiamata a essere da prima della creazione era tutto, era l’avventura più affascinante, anche se piena di dolori: “Maria, una donna, è più importante dei Vescovi. Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità” (Papa Francesco, Intervista a Civiltà Cattolica).

Come le donne che hanno incontrato l’amore di Cristo e il suo perdono, e non possono più fare a meno di seguirlo e servirlo con tutto se stesse. Questo servizio, questa dedizione premurosa, questo amore di spose amate infinitamente è il ministero insostituibile e perfettamente complementare a quello dei presbiteri. Entrambi vivono per Cristo, entrambi servono la sua missione. Se i preti celebrano messa è per annunciare Lui; se le donne li servono perché possano celebrare messa, è, allo stesso modo, per annunciare Cristo. Le donne sono state le prime testimoni della risurrezione, le prime a sperimentare il suo perdono!!! Che privilegio, in una società nella quale alle donne non era consentito testimoniare nulla… Senza il loro annuncio Pietro non sarebbe andato al sepolcro… Quindi, senza l’annuncio delle donne niente messe, niente confessione e niente preti. 

Così è anche oggi: senza le donne che annunciano la resurrezione di Cristo, il perdono dei peccati attraverso il loro essere donne, madri, spose e vergini, nulla ha senso nella Chiesa, neanche il Papa: “Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Ma pensate che la Madonna è più importante degli Apostoli! E’ più importante! La Chiesa è femminile: è Chiesa, è sposa, è madre. Ma la donna, nella Chiesa, non solo deve finire come mamma… Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! ma profondamente di più, anche misticamente di più. Se la Chiesa perde le donne, nella sua dimensione totale e reale, la Chiesa rischia la sterilità” (Papa Francesco, Brasile 2013).
Il profondamente di più è proprio questa avanguardia della storia (la guerra ad esempio, le carestie, e le nostre famiglie…) nella quale si trovano le donne, la madre di famiglia come la suora di clausura, la sposa come la vergine consacrata: la donna è al sepolcro prima di tutti, prima degli uomini, prima dei preti, dei padri e dei mariti. E’ lì perché ha seguito fedelmente il Signore, come Maria e la Maddalena, le uniche sotto la Croce. La donna ama e ha coraggio dove l’uomo teme e tradisce. La donna “apre” la Chiesa e il cammino che ad essa conduce. La donna è la Chiesa e per questo si apre e si dona, e accoglie ogni peccatore perché in essa incontri la misericordia nei sacramenti e nella Parola. Questo è fondamentale in ogni famiglia, come anche nelle comunità. Non può mancare l’amore ardente delle donne, la loro ricerca innamorata, il loro giungere all’alba e prima di tutti sulla soglia delle situazioni disperate. La mamma arriva sempre dove sente puzza di bruciato: guarda un figlio, lo “annusa” con il suo sesto senso, e ne intercetta subito il disagio, il dolore, la crisi; la madre, non si sa come, giunge sempre per prima al sepolcro dove si è infilata la vita dei suoi figli. E sempre per venerare e amare, donne innamorate e non “zitelle” come dice ancora Papa Francesco, donne feconde e fedeli, come le mirofore al sepolcro. E sempre accade lo stesso, appare Cristo risorto, e parla al loro cuore, e le apre alla speranza. Per questo, le madri corrono poi a chiamare il padre, perché vada anche lui alla tomba, e veda, e creda, e prenda decisioni… Prima la misericordia di una madre, e poi l’autorità del Padre, autorità che può essere accolta solo se scaturisce dalla misericordia materna.

E’ quanto ripete sempre Papa Francesco: “Una bella omelia, una vera omelia, deve cominciare con il primo annuncio, con l’annuncio della salvezza. Non c’è niente di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Poi si deve fare una catechesi. Infine si può tirare anche una conseguenza morale. Ma l’annuncio dell’amore salvifico di Dio è previo all’obbligazione morale e religiosa” (Papa Francesco, Intervista a Civiltà Cattolica). E questo ordine che è opera dello Spirito Santo, colloca proprio “il genio femminile nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti” (Papa Francesco, Ibid.); Infatti “è necessario” l’annuncio delle donne, la loro esperienza di essere guarite dalla misericordia, la loro intercessione che si fa annuncio invincibile di speranza, laddove si deve governare. Nelle famiglie come nella Chiesa, è questo l’equilibrio che oggi, in poche parole, il Vangelo ci annuncia: “C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità”. Con Cristo, nel cammino della Chiesa per le “città e i villaggi” delle generazioni del mondo, gli apostoli sono insieme alle donne per condividere e realizzare la volontà del Padre compiuta nel Figlio. Con Lui, insieme perdonati e salvati, rigenerati e inviati, uomini e donne, sacerdoti e suore, padri e madri sono inviati nel mondo a testimoniare con gratitudine l’immagine amorevole di Dio che ogni uomo desidera ardentemente di vedere.