di Don Antonello Iapicca

Gv. 10, 31-42

I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

IL COMMENTO

C’è un luogo dove credere in Gesù. E’ quello dove un uomo, un inviato di Dio aveva annunciato l’arrivo di Gesù. Un luogo dove si ferma Gesù, dove si può incontrare, conoscere e credere in Lui. U luogo dove vedere con i propri occhi che tutto quello che di Gesù il messaggero, l’apostolo ha detto era vero. Un luogo dove sperimentare la parola realizzarsi. Quel luogo è l’annuncio. E’ l’evangelizzazione. Essa è come il battesimo di Giovanni, è l’acqua che ci viene donata per la conversione. L’annuncio è il luogo dell’incontro, in esso Gesù torna, si ferma, e compie quanto di Lui è stato annunciato. Non è un luogo clericale, non è il luogo dove pontificano i religiosi, i legalisti, i moralisti. Dove, nel nostro cuore, vi sono questi sentimenti, non vi è posto per Gesù. Dove c’è lo scandalo per il suo amore crocifisso, l’incapacità demoniaca di ascoltare le Sue parole, il rifiuto della sua misericordia inerme capace di farsi peccato, lì ci sono mani che stringono pietre per colpire e cancellare il grido d’amore che squarcia le nostre false ceertezze. Dove noi ci facciamo dio seppelliamo Dio che si fa come noi. Per questo occorre rinnegare se stessi, uscire dall’accampamento, scendere dai troni dell’orgoglio ed arrendersi all’amore. Ocorre ascoltare. E’ nell’ascolto che riceviamo la fede, è l’ascolto che ci salva. E’ la stoltezza della predicazione il luogo dove Gesù è, per farci suoi, e, in Lui, per farci figli del Suo stesso padre. Ecco l’opera di Dio, la fede in noi donata attraverso la predicazione. Scendiamo dunque al Giordano, poniamoci all’ascolto della Buona Notizia, la stessa che ascoltò la Vergine Maria, e che vide compiuta esattamente come era stata annunciata. La sua beatitudine è oggi per noi, quella dei piccoli, dei poveri, appoggiati solo ad una Parola, la carne stessa di Gesù viva nella nostra vita, promessa di eternità compiuta sulle strade dei nostri giorni.

Commento al Vangelo di :

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorsi vari, n° 22, 5-6

« Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di queste mi volete lapidare ? »

A Cristo Gesù devi tutta la tua vita, poiché ha dato la sua vita per la tua vita, e ha sopportato tormenti amarissimi affinché tu non sopportassi tormenti eterni… Cosa non ti sembrerà dolce quando avrai raccolto nel tuo cuore tutte le amarezze sopportate dal tuo Signore?… “Quanto il cielo sovrasta la terra” (Is 55,9), tanto la sua vita sovrasta la nostra vita, eppure essa è stata data per la nostra vita. Quanto il nulla non può essere paragonato a nessun’altra cosa, tanto la nostra vita è sproporzionata con la sua…

Anche quando gli avessi consacrato tutto quello che sono, tutto quello che posso, questo sarà ancora come una stella in confronto al sole, una goccia in confronto a un fiume, una pietra rispetto ad una torre, un granellino di sabbia rispetto ad un monte. Non ho altro che due cose piccole, anzi molto minute: il mio corpo e la mia anima, o piuttosto una sola piccola cosa: la mia volontà. E non la darei forse a colui che ha colmato con tanti benefici un essere così piccolo come sono io, a colui che, donando tutto se stesso, mi ha riscattato per intero? Altrimenti, se tenessi per me la mia volontà, con quale viso, con quali occhi, con quale spirito, con quale coscienza andrei a rifugiarmi presso il cuore della misericordia di Dio? Oserei trafiggere quel baluardo fortissimo che custodisce Israele, e fare colare come prezzo del mio riscatto, non qualche goccia, ma fiumi di quel sangue che sgorga dai cinque parti del suo corpo?