di Don Antonello Iapicca

Mc 7, 31-37

In quel tempo, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un  sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

IL COMMENTO

La bellezza è ascoltare e parlare. Gesù ha fatto bene ogni cosa, ma la traduzione più fedele del greco originale rimanda alla bellezza per cui sarebbe meglio tradurre con ” Ha fatto bella ogni cosa…” La bellezza è legata così al miracolo che oggi contempliamo nel Vangelo. Un uomo guarito, capace di ascoltare e parlare. Erano soli, in disparte lontano dalla folla, Gesù e il sordomuto. La prima voce che questi ha potuto ascoltare è stata quella di Gesù. “Effatà”, “Apriti”, la prima parola udita. Una parola creatrice, la parola di Dio. Una parola subito incarnata nell’esperienza della sua autenticità. Autentica perchè ha compiuto esattamente ciò che ha detto. Contenuto, parola ed effetto indissolubilmente legati. Dio parla così, creando. Che è come dire perdonando. La Parola di Dio è la Sua stessa misericordia, le sue stesse viscere capaci di generare la vita laddove non ve n’è traccia. La stessa parola di Gesù “apriti!” evoca il seno di una donna dinnanzi all’ultimo dolore del parto. La Parola di Dio partorisce quel che annunzia. E ciò che il dito di Dio disegna è tutto bello, perchè tutto gli assomiglia. Le dita di Gesù si avvicinano agli orecchi e alla lingua del sordomuto e fanno di organi inservibili un prodigio capace di ascoltare e comunicare. Non basta avere orecchie e lingua, occorre che il dito di Dio, vi tracci il segno del Suo amore. L’amore del Signore rompe il muro di menzogna che ci impedisce di ascoltare, lo stesso dito che ha scritto sulla sabbia il cumulo di peccati della peccatrice perchè il vento se li portasse via, con un tocco di misericordia cancella inganni e peccati dalle nostre orecchie. La Sua carne trafitta trafigge la corazza d’orgoglio che ci fa sordi al Suo amore. E la Sua saliva, che reca impresse le parole della Sua stessa bocca, scioglie la nostra lingua come rugiada del mattino. Quasi come in un bacio il Signore ci trasmette se stesso, e depone con tenerezza sulla nostra lingua le Sue parole, la Sua Vita e scioglie quel nodo che ci ha legati ad un mutismo fatto di mormorazioni, di insulti, di improperi, di giudizi e di lamenti. Il nodo che il demonio ha stretto sui sentieri delle nostre esistenze, inchiodandoci alla tristezza diluita in parole vuote, scomposte, ovvie. Il mutismo figlio di orecchie sorde alla Verità, all’amore infinito di Dio. I fatti della nostra vita occasioni di mormorazioni, nervosismi, depressioni. Fatti brutti perchè avvelenati dalla menzogna. Brutti per un’esistenza brutta, cioè sorda e muta. La nostra vita perduta nella Decapoli, territorio pagano come le nostre giornate scivolate senza senso, graffiate dal destino sempre avverso, anche una fila di troppo sul cammino del lavoro…. Ma qui passa il Signore, anche oggi, come sempre, mosso dal Suo invincibile amore per ciascuno di noi. La Chiesa, la nostra Madre ci conduce anche oggi, misteriosamente, a Lui. Forse attraverso un fratello, una parola, la preghiera nascosta di qualche vedova, di qualche suora sepolta in un monastero, i dolori lancinanti di qualche malato che, solo in un letto d’ospedale, li offre quotidianiamente per noi. La preghiera feconda dei nostri cari che ci hanno preceduto, dei Santi che intercedono senza sosta. E Maria, mediatrice d’ogni Grazia, sollecita per ogni Suo figlio. E ci troviamo, inaspettatamente, gratuitamente, dinnanzi al Signore. E il Suo amore chino su di noi, a farci belli, a fare bella la nostra vita. Non ne cambia una virgola, solo ci apre orecchi e lingua, per ascoltare e parlare. Le Sue parole, la Sua vita. Lui stesso Parola del Padre incarnata per noi. E’ Lui la Parola d’amore di Dio preparata per noi. E Lui fa tutto perchè possiamo ascoltarne la voce. L’ascolto di Lui ci fa come Lui. Scriveva uno psicologo che “Per far si ché un bambino gitano diventi musicista, si è stabilito che durante le ultime sei settimane prima della nascita e le prime sei settimane di vita, ogni giorno, il miglior musicista di un determinato strumento vada a suonare per lui presso la madre incinta, mentre partorisce e durante l’allattamento”: e sembra che il bambino, più tardi, manifesterà il desiderio di suonare proprio quello strumento, eccellendovi “(Dolto, 1985). Per questo ascoltarlo, dopo tanti frastuoni e menzogne, ci fa come Lui. Ascoltare le Sue Parole ci fa desiderare di “suonare” il suo stesso amore. Eccellendovi… Che miracolo! A noi che balbettiamo suoni senza contenuti, parole vuote di senso come cembali che tintinnano, segno dell’ipocrisia del dire del non fare perchè non si è, Dio dona la Sua Parola, il Suo Figlio, consistenza e contenuto per le nostre vite, e per le nostre parole. E’ per noi dunque quest’opera “bella” di Gesù, nell’intimità dell’incontro con Lui sui passi di questo giorno, le Sue mani ci cercano, per farci belli, uomini veri, dentro una vita bella, piena, dove tutto è Grazia. Perchè in tutto v’è la traccia del Suo dito pieno d’amore che ci fa belli. Belli per ascoltarlo. Belli per annunciarlo. Belli per amarlo. In tutto. In tutti.

Commento al Vangelo di :

Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Discorso « Sul Signore », 10-11

« Gli pose le dita negli occhi e gli toccò la lingua »

La fortezza divina che non può essere toccata dall’uomo è discesa, si è avvolta di un corpo palpabile, affinché i poveri possano toccarla e, toccando l’umanità di Cristo, percepiscano la sua divinità. Attraverso le dita di carne il sordomuto ha sentito che gli si toccavano gli occhi e la lingua. Attraverso le dita palpabili, ha percepito la divinità intoccabile quando il nodo della sua lingua venne sciolto e le porte chiuse dei suoi occhi vennero aperte. Infatti l’architetto e l’artigiano del corpo è venuto fino a lui e, con una parola dolce, ha creato senza dolore, delle aperture nei suoi orecchi sordi ; allora, anche questa bocca chiusa, finora incapace di dare alla luce la parola, ha messo al mondo la lode di colui che ha fatto portare frutto alla sua sterilità.

Allo stesso modo, il Signore fece del fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi del cieco nato (Gv 9,6) per farci capire che, come al sordo muto, qualcosa gli mancava. Un’imperfezione innata della nostra pasta umana è stata soppressa grazie al lievito che veniva dal suo corpo perfetto… Per colmare ciò che mancava a questi corpi umani, ha dato qualcosa della sua persona, proprio come dà se stesso in cibo [nell’eucaristia]. Con questo mezzo fa scomparire i difetti e risuscita i morti, perché possiamo riconoscere che, grazie al suo corpo in cui « abita tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9), i difetti della nostra umanità sono corretti e che, mediante questo corpo in cui abita la vera vita, la vera vita viene data ai mortali.