di Don Antonello Iapicca

Nuova evangelizzazione non può voler dire: Attirare subito con nuovi metodi più raffinati le grandi masse allontanatesi dalla Chiesa. No – non è questa la promessa della nuova evangelizzazione. Nuova evangelizzazione vuol dire: Non accontentarsi del fatto, che dal grano di senape è cresciuto il grande albero della Chiesa universale, non pensare che basti il fatto che nei suoi rami diversissimi uccelli possono trovare posto – ma osare di nuovo con l’umiltà del piccolo granello lasciando a Dio, quando e come crescerà (Mc 4, 26-29). Le grandi cose cominciano sempre dal granello piccolo ed i movimenti di massa sono sempre effimeri.

Benedetto XVI

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34.

Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra». Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

IL COMMENTO

Una parola meravigliosa. Quando tutto sembra sbriciolarsi, quando tra le mani non ci ritroviamo altro che fallimenti, quando forte è la tentazione di abbandonare tutto, risuonano le parole di Gesù che appaiono nel Vangelo di oggi.

Tutto il Vangelo è percorso da una linea rossa di follia. La stoltezza della Croce, che Paolo stigmatizza tante volte. Il Vangelo, ma anche l’Antico Testamento ci trascina in un violento testacoda, e ci ritroviamo spaesati, stranieri in un mondo che non ci appartiene. E’ il Regno di Dio descritto nelle parabole del Vangelo di oggi. Per questo Gesù si sofferma tante volte sull’importanza dell’ascolto, del modo in cui si ascolta, delle orecchie atte ad intendere. E, parimenti, ammonisce chi non può ascoltare perchè preda della carne e del demonio, chiuso nelle strette del mondo e della sua mentalità. Le parabole di oggi non sono zuccherini a consolare e ad invitare alla pazienza. Non sono solo questo. Occorre innanzi tutto orecchio aperto per comprendere di che si parla. Occorre essere stati tascinati fuori dalle proprie sicurezze, dagli schemi, attraverso fallimenti ed angosce, e aver assaporato qualcosa di completamente nuovo, il vino nuovo del Regno. Occorre essere in cammino, in conversione. Chi è installato, seppur veda sbriciolarsi la vita tra le mani, non comprenderà nulla di queste parabole. Le prenderà come utopia o ccon sentimentalismo, ma non sposteranno dinun centimetro il suo sentire profondo. Si tratta delle confidenze di Gesù ai suoi amici, dei misteri del Regno riservate ai suoi eletti. Nel Vangelo rieccheggia infatti la parola Apostolo a proposito della mietitura. Più precisamente laddove leggiamo “porre mano alla falce” l’originale greco “apostellei” che significa inviare, da cui deriva la parola apostolo, utilizzato anche a proposito della chiamata e della missione dei Dodici (cfr. 3,14. 6,7)..


Gesù ci spiazza, e ci pone nella verità. Con le parabole del Vangelo di oggi ci illumina sul

Perchè siamo impazienti? Perchè ci scoraggiamo? Perchè stringiamo i pugni e ci sforziamo per conseguire un risultato prefisso? Perchè il nostro pensiero non è il pensiero di Cristo. Il nous

Meditazione del giorno: Lettera a Diogneto (circa 200)
VI ; SC33bis, 65

Seminati per terra

Come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo (Gv 17,16). L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.

L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli (1 Cor 15,50)… Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.