di Don Antonello Iapicca

Mt 5,20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se la vostra  giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”.

IL COMMENTO

La giustizia. Cercare giustizia. Farsi giustizia. Volere giustizia. Rivoluzioni, sistemi, ideologie, tutte in nome della giustizia. E Le nostre riunioni di condominio, e i turni in ufficio, la scelta dei periodi di ferie, e i furieri in caserma, i professori, gli studenti, primo-secondo-terzo figlio, tribunali e mani pulite, di tutto e di più in nome della giustizia. Tutti a cercare giustizia, tutti, con tutta probabilità inconsapevomente, giustificati gratuitamente. Per mezzo di Gesù, la Giustizia di Dio. Le Sue braccia spalancate e sanguinanti, l’abbraccio misericordioso a cancellare ogni peccato. L’ingiustizia più grande a far giusti gli ingiusti. La Croce, la Roccia sulla quale si infrange ogni onda malvagia di morte. L’amore che fa giustizia d’ogni sofferenza, d’ogni dolore, d’ogni peccato. Ci ha cercato, ha fatto di tutto per mettersi d’accordo con noi, poveri e sperduti come i discepoli di Emmaus, le speranze infrante e il Suo farsi accanto, il Suo cammino sul nostro cammino, resta con noi e spezza ancora il Suo corpo, il riscatto per i nostri peccati. Per sempre. E il cuore che arde nel petto di gioia indicibile. Amati. Perdonati. Giustificati perchè Lui è risorto. Ha pagato. E’ morto. E la prova del perdono, la sua resurrezione. I nostri peccati sono stati distrutti, sepolti nella Sua tomba dalla quale è risorto trionfante. Il documento che ci condannava è stato definitivamente stracciato dai chiodi della Sua Croce. Ha chiesto perdono per noi. Proprio lì, nell’offrire il Suo sacrificio. Qulcuno ce l’aveva con Lui. Il mondo ce l’aveva con Lui. Ogni uomo, avvelenato dal demonio e dai suoi inganni ce l’aveva con Dio. La morte e il peccato infatti cancellano Dio dal cuore dell’uomo. Il dolore, la malattia, l’ingiustizia, i campi di concentramento, le torture, la guerra, la droga le violenze, i disastri naturale, il male, spazza via dal cuore e dalla mente dell’uomo il volto di Dio e tutto precipita in un abisso senza senso. La vita si trasforma in un’enorme ingiustizia. Vivere per morire. Vivere per soffrire. No. Non è possibile. Dio, se c’è, è un mostro, il peggiore. Viva Barabba allora, viva chi può strapparci all’ineludibile sorte del topo. A morte l’ingiusto. E morte è stata per il Giusto, crocifisso come ingiusto per fare giusti gli ingiusti. E così rivelare il segreto nascosto agli angeli, l’amore infinito di Dio sin dentro il letame più fetido, la feccia del male peggiore. La Giustizia denudata, fustigata, annichilita. Crocifissa. La Giustizia giustiziata su di un patibolo. La Giustizia assassinata e sepolta. La Giustizia discesa agli inferi. L’ingiustizia più grande. Ed in essa, il miracolo più grande. L’opera di Dio, una meraviglia ai nostri occhi. Nell’ingiustizia sembrava morta la Giustizia, invece trasformava l’ingiustizia in giustizia. Nella morte è apparsa la vita. Colpita la cuore l’ingiustizia dalla giustificazione che salva. Ad ogni uomo preda dell’ingiusto serpente, schiavo del peccato e della morte è stato svelato l’inganno: il male non è l’ultima parola. L’ingiustizia non è il nostro destino. Dio esiste, ha vinto il peccato e la morte, ha fatto giustizia d’ogni malvagità nella Croce del Figlio. Noi tutti lo credevamo un empio sul quale s’era abbattuta ogni sorta di castigo. E invece caricava le nostre ingiustizie. Tutte. Lo credevamo peccatore ed era il Giusto. Dalle Sue piaghe siamo stati guariti. Giustificati. La giustizia di Dio, il sangue del Figlio. La porta del Cielo, le piaghe di Gesù. La giustizia del Padre è stata, ed è e sarà sempre la misericordia. Senza di essa niente Cielo. Il Suo troppo amore, la sua giustizia incarnata nei giustificati, in tutti noi passati attraverso la gran tribolazione, lavando le vesti nel sangue dell’Agnello, una giustizia superiore a quella di scribi e farisei. Un’aria nuova al condominio, al lavoro, in famiglia e dovunque, l’aria di misericordia che traspare dai figli di Dio. Che sia per tutti noi una quaresima di misericordia, per ogni nostro prossimo. Il Cielo sulla terra, verità e giustizia abbracciate e donate ad ogni nostro respiro. Questa giustizia il mondo attende con impazienza. Questa, e solo questa Giustizia lo salverà. Eternamente.