Dagli Ordini di 14 province un «protocollo» comune
di Viviana Daloiso
Tratto da Avvenire del 13 giugno 2010

Ci sono stati gli appelli delle associazio­ni, le battaglie delle famiglie, i ‘casi’, i dibattiti. Ci sono le linee d’indirizzo del ministero, presentate proprio questa set­timana nel Libro Bianco. Eppure ora, sugli sta­ti vegetativi, si è arrivati davvero a una svolta. Perché se gli Ordini dei medici di ben 14 pro­vince – tra cui basti nominare Roma, (40mila medici rappresentati), Milano (20mila), Pa­lermo (10mila) – costituiscono un gruppo di studio ad hoc sui pazienti in queste condi­zioni e promuovono un progetto di ricerca in­novativo su come prendersene cura da un punto di vista cli­nico, la questione e­sce dalla sfera sog­gettiva dei punti di vista e delle ‘parti’, per entrare in quella dei protocolli sanita­ri e del codice deon­tologico. Un altro piano.

Le riunioni dei con­sigli direttivi degli Ordini dei medici sono cominciate l’anno scorso, lontano dai riflettori: obiettivo, trovare una chiave co­mune per affrontare lo stato vegetativo. A partire da un presupposto fondamentale, condiviso da neurologi e rianimatori a Bolo­gna come a Catania, a Ferrara come a Lati­na, e poi ancora a Lodi, Lucca, Messina, Pa­via: quello che non possa – e non possa mai – essere esclusa la presenza di elementi di coscienza nei pazienti in stato vegetativo, ma che il loro livello e la loro qualità possano va­riare da persona a persona in funzione an­che del contesto ambientale. Per i medici di mezza Italia, insomma, i pazienti in questo stato vanno presi in cura, seguiti, studiati, perché tutt’altro che ‘vegetali’.

Di qui gli obiettivi del progetto di ricerca av­viato dagli Ordini e coordinato da quello di Bologna: fare un censimento di tutti i casi pre­senti sul territorio, avviare un protocollo co­mune di osservazione dei pazienti (stabilito in base a quelli giù utilizzati a livello internazio­nale, come la Come Recovery Scale) e avvia­re studi sulle possibili vie di riabilitazione, u- tilizzando anche i risultati della risonanza ma­gnetica funzionale, un esame largamente im­piegato negli altri Paesi ma ancora poco co­nosciuto in Italia: «Già entro la fine dell’anno – spiega Giancarlo Pizza, presidente dell’Or­dine dei medici di Bologna – selezioneremo un gruppo di pazienti su cui svolgere questi ac­certamenti. La risonanza sarà svolta in due strutture: il Sandro Pertini di Roma e il Cen­tro Neurologico di Ferrara». Anche questa u­na svolta, visto che proprio l’esame in que­stione è risultato decisivo nella scoperta di se­gnali di coscienza in pazienti considerati ‘ve­getativi’, come avvenuto nei centri all’avan­guardia di Cambridge o di Liegi.

E poi il vero ‘nodo’, quello dell’uniformità delle diagnosi e delle prognosi sul territorio, un punto sottolineato con forza anche dal Li­bro Bianco ministeriale sugli stati vegetativi e che i medici sono determinati a tradurre in realtà nel giro di un anno al massimo: «Già en­tro dicembre contiamo di tirare le somme del censimento dei casi nelle diverse province – continua Pizza –. Da quel momento ci muo­veremo tutti nello stesso modo, per la prima volta: pianificando gli stessi interventi, utiliz­zando gli stessi metodi. Questa uniformità fi­nora è mancata nel nostro Paese. Così come in alcuni casi si è dimenticato quello che ci chiede, in quanto medici, il Codice deontolo­gico: tenere in vita le persone».

Il progetto dei 14 Ordini dei medici è stato pre­sentato anche in occasione dell’ultima riu­nione nazionale della Fnomceo, sollevando l’interesse di molte altre città. Che ora si pre­parano ad aderirvi.