Intervista a suor Maria Antonia Chinello

di Carmen Elena Villa

ROMA, giovedì, 14 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il 24 maggio prossimo si celebrerà la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Papa Benedetto XVI ha diffuso nel gennaio scorso il suo Messaggio per l’occasione, intitolato “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”.

Il Pontefice ha parlato alla cosiddetta “generazione digitale” e si è riferito ai “cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani” prodotti dalla comparsa di Internet e dalle nuove forme di comunicazione che questo mezzo ha portato con sé.

In seguito alla pubblicazione del Messaggio, in centinaia di Diocesi e istituti di educazione cattolici, come nei mezzi di comunicazione, si è riflettuto sulle parole del Santo Padre.

Giovedì 23 aprile si è svolto nella Pontificia Università Lateranense di Roma un congresso accademico che ha lo stesso titolo del Messaggio. Suor Maria Antonia Chinello, religiosa della comunità di Maria Ausiliatrice, ha pronunciato una conferenza sul tema “Identità dialogiche in rete”.

La religiosa insegna media e famiglia e media e minori nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’università Auxilium di Roma, così come nel laboratorio di comunicazione a distanza.

ZENIT ha affrontato con lei il contenuto del Messaggio, la nuova forma di concepire e mantenere le amicizie attraverso le nuove tecnologie e i vantaggi e i rischi che queste implicano per la comunicazione interpersonale.

Il Papa nel nuovo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si rivolge ampiamente alle amicizie on-line. Come pensa che la nuova tecnologia possa modificare la forma delle relazioni e delle comunicazioni?

Suor M.A. Chinello: La nuova tecnologia modifica la forma delle relazioni perché permette di prolungare l’incontro faccia a faccia, di avere qualcuno sempre a portata di click. In ogni ora del giorno, e anche della notte, possiamo connetterci e raggiungere gli amici, chattare, dialogare, scambiarci materiali, informazioni, condividere musica, immagini, video. In questo modo, le amicizie si possono mantenere nonostante le distanze fisiche, le barriere geografiche, i limiti dello spazio.

In chiave educativa, Internet, la Rete è un canale relazionale che dà ad insegnanti, animatori, educatori la possibilità di continuare a restare in contatto con i propri alunni, i propri ragazzi, di dialogare con loro, al di fuori dell’ambiente di tutti i giorni, a volte carico di tensioni e di difficoltà.

È provato che in Rete è un po’ più facile condividere fatiche, speranze, timori, parlare di argomenti di cui magari ci si vergognerebbe faccia a faccia, perché si temono le reazioni immediate dell’altro. Ma può essere anche una realtà a doppio taglio perché non vedendo l’altro ci si può esprimere con maggiore libertà, ma si potrebbero dire di sé cose non vere, venendo in qualche modo meno all’autenticità della propria identità personale. Bisogna essere consapevoli che nella Rete portiamo noi stessi, la nostra storia, le nostre speranze, le nostre relazioni personali.

Nel suo Messaggio, il Papa parla in modo particolare alla generazione digitale, cioè a quelli per cui Internet non rappresenta alcuna novità. Quali crede che siano i rischi per la comunicazione di coloro che sono cresciuti in mezzo alle nuove tecnologie?

Suor M.A. Chinello: In una generazione digitale che è nata e cresciuta nel tempo della Rete spesso non c’ è la consapevolezza del rischio, soprattutto riguardo al fatto di quanto e come si presentano nei vari ambienti di Internet. Giovani e ragazzi sono abituati a dire, scrivere o presentarsi attraverso testi, messaggi, immagini e video. A volte non sembrano consapevoli che quello che scrivono o caricano in Rete. Una volta pubblicato è visibile a tutti e si può anche perdere il controllo di dove può andare o arrivare l’informazione.

Non sempre sanno che tutti i dati forniti nei propri profili, come i gusti, gli interessi, sono informazioni importantissime per il mercato, la pubblicità. I giovani possono dettare gli orientamenti ed essere aghi della bilancia dei consumi, soprattutto riguardo alle innovazioni. Colombo, un docente dell’Università Cattolica, afferma che le giovani generazioni modellano la tecnologia, perché la adattano agli usi e ai consumi che meglio competono loro.

Un rischio che corriamo tutti è quello di moltiplicare le connessioni, avere tantissimi amici online, ma dimenticare il nome di chi ci sta vicino e che incontriamo tutti i giorni.

Altro rischo è quello di come si trascorre il tempo in Rete. È in aumento la quantità di tempo che i giovani, ma anche gli adulti, spendono su Internet. Il mondo digitale è più colorato della realtà quotidiana. La scuola, la famiglia, le relazioni, il confronto con chi non la pensa come te a volte possono generare fatica, incomprensione… Il mondo della Rete, invece, è fatto di suoni, immagini, colori. Di link in link si può navigare, scoprire, conoscere, leggere… e anche perdersi.

Poiché in Internet c’è quasi tutto, e si può trovare di tutto, si indebolisce la capacità di selezionare le informazioni, di criticarle, di confrontarle. E diventa facile “naufragare” tra i link che i motori di ricerca propongono una volta inserita una parola.

Questi rischi stanno introducendo un dibattito tra gli psicologi, poiché cominciano a verificarsi i primi casi di Internet-dipendenza, di patologie di persone, anche tra gli adulti, che non possono più vivere senza essere connessi.

Lei parla molto dell’importanza della persona e della propria identità nella comunicazione on-line. Quali elementi essenziali di questa identità crede che manchino nella comunicazione virtuale?

Suor M.A. Chinello: Nella comunicazione on-line sono assenti i codici della comunicazione non verbale e della comunicazione paralinguistica: espressioni del volto, tono della voce. Il popolo della Rete da sempre ha cercato di sopperire a questa “assenza” introducendo delle strategie, degli espedienti per rendere la comunicazione in Rete carica di calore e di amicizia. Pensiamo alle faccine, le emoticon, alla possibilità di colorare il testo, di aggiungere delle immagini, di scrivere tutto maiuscolo, di sintetizzare le parole, di utilizzare le abbreviazioni, i punti esclamativi e gli interrogativi, la ripetizione delle lettere… Questo rende la comunicazione scritta molto vicina a quella parlata. In comunicazione si parla allora di scritto-parlato, di oralità secondaria.

Per chi è abituato a una scrittura lineare, è difficile comprendere il linguaggio giovanile della Rete. Gli insegnanti sono preoccupati perché i ragazzi e le ragazze a scuola non sanno più scrivere in italiano, fanno errori di ortografia e di grammatica.

Questa contrazione delle parole e della possibilità di esprimersi si ripercuote sulla capacità di esprimere i propri sentimenti, di fare spazio alla propria interiorità, di raccontare le proprie esperienze.

La Rete, è già stato accennato, allunga i rapporti e amplia le possibilità di amicizia, perché non ci sono più frontiere né di spazio né di tempo. Connettendomi, posso ascoltare la voce del mio amico che si sta svegliando negli Stati Uniti, eppure io sono già a metà del pomeriggio. E insieme all’amicizia cresce la conoscenza e il sapere. È importante però sempre chiedersi quale collegamento hanno queste amicizie con la vita reale. Il Papa nel suo Messaggio chiede ai giovani di non banalizzare l’amicizia, di rispettare e crescere insieme all’altro. Gli ambienti della Rete sono tanti, dipende anche dal tipo di amicizia, dal grado di maturazione della comunicazione: i giovani sono “nomadi” e passano da uno spazio all’altro, emigrano da una risorsa all’altra, alla ricerca però sempre di spazi in cui scambiarsi informazioni, comunicare, relazionarsi, raccontarsi. I più piccoli possono preferire Twitter, MySpace, Netlog. I più grandi, Facebook, per poi incontrarsi su Instant Messaging, ritenuto più personale.

Noi che apparteniamo alla generazione che ha vissuto questi cambiamenti di comunicazione, come possiamo educare le generazioni digitali affinché vivano un sano uso di Internet?

Suor M.A. Chinello: Il primo passaggio è comprendere che Internet è uno dei canali che si hanno a disposizione oggi per comunicare, è uno e non è l’unico. Educare dunque alla “continuità” della comunicazione: posso incontrare i miei amici in Rete, ma non dimentico quelli della classe, del gruppo, dello sport, ecc.

Un secondo aspetto, educare alla relazione: ogni interazione ha bisogno di tempo per crescere e maturare, sia dentro che fuori la Rete. La scoperta dell’altro non è immediata. Ogni incontro ha bisogno di tempo. Per cui educarci a non fuggire la fatica della comunicazione: spesso è più facile raggiungere un amico con un click che aspettare e avere la pazienza di attendere che l’altro sorrida, parli, si apra.

Infine, non lasciare soli i giovani, i ragazzi, in queste esperienze on-line, ma stare accanto a loro e magari viaggiare insieme alla scoperta di Internet. Alcune ricerche condotte dall’Università Cattolica di Milano rivelano che i giovanissimi utilizzano la Rete per stare insieme agli amici, per scaricare musica, video, per giocare. Per loro è ancora molto forte la dimensione sociale, la forza del gruppo, il rapporto con i pari. Basandosi su questa realtà, perché non educare fin da subito al rispetto, all’amicizia, al dialogo con l’altro?