di Don Antonello Iapicca

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. (
Mt 4,12-17.23-25)

IL COMMENTO

Un Popolo, le tenebre, la luce, ed una città. Cafarnao, “Villaggio del conforto, della consolazione” (Is. 8,23). E’ qui che si rifugia Gesù, intravvedendo nella consegna del cugino Giovanni, la profezia del destino verso cui anche lui si avviava. L’arresto di Giovanni accende così la missione di Gesù. Esattamente come accade nella storia della Chiesa, il martirio degli apostoli costituisce il dissodamento della terra, il loro sangue è seme di nuovi cristiani («Sanguis martyrum, semen christianorum») scrivevea Tertulliano. Chi annuncia la Verità ne prepara l’avvento ed il compimento. Cafarnao diviene così il rifugio di Gesù, e così, attraverso un evento apparentemente negativo, Dio traccia il cammino al suo Figlio: nelle pieghe di una storia che s0annuncia ostile e malvagia il Padre svela le orme della sua volontà. Già fu così per Giuseppe venduto dai fratelli disceso in Egitto, ed è così che Dio conduce anche noi attraverso eventi che ci feriscono, ci angosciano, ci umiliano. E’ proprio nei fatti dolorosi e tristi che Dio ci mostra la sua volontà, la sua salvezza, il suo stesso volto. Gesù si rifugia a Cafarnao ed è, ancora una volta, una discesa al profondo della storia e della carne del Popolo, di ogni uomo. Cafarnao è in Galilea, regione estrema e borderline, compromessa con i traffici dei pagani, lontana dall’autorità del Tempio, forse una zona considerata ormai perduta. La Galilea immersa nelle tenebre. E Gesù, rifugiandovisi, entra in quelle tenebre per illuminarle. L’angoscia e il dolore per l’arresto del cugino, la consapevolezza della propria missione e del sangue che avrebbe dovuto versare, sono infatti le tenebre interiori nelle quali il Signore s’è addentrato. Gesù è disceso nell’abisso del rifiuto, dell’odio, del male. Rifugiandosi a Cafarnao, che lo rifiuterà senza sconti, Egli s’imbatte con il mistero dell’iniquità, con la verga dell’aguzzino, con il giogo caricato sulle spalle (cfr. Is. 8,3). Il Vangelo è annunziato solo da chi ha nella carne la stessa sorte di coloro ai quali è inviato.A Cafarnao Dio si getta nella mischia, condivide le tenebre e il dolore, si incarna. E’ questa la vera inculturazione del Vangelo: scendere nella vita e nella stessa carne dei poveri, degli ultimi, di chi giace nelle tenebre dell’inganno e della menzogna, di quanti sono obbligati a trascinare un giogo pesantissimo di peccati e di morte, stretti nelle catene di un aguzzino senza scrupoli. E’ al fondo delle tenebre che Gesù scende. A Lui preme l’uomo, il suo cuore, la sua vita intima, laddove scende la lama del male e comincia a sanguinare e a sporcare tutto, rapporti, lavoro, anche i momenti di gioia. E’ questa la cultura nella quale desidera incarnarsi, la terra da coltivare (da cui deriva la parola cultura). E’ alla terra violata, piena di spine e pietre, secca ed arida che Gesù scende e vi porta la luce e la vita. Nelle tenebre di Cafarnao dove Gesù ha preso dimora è brillata la speranza. Sì, la casa della consolazione ha ospitato il Consolatore. Cafarnao, la nostra vita, la nostra storia, il buio che ci angoscia. Cafarnao è il luogo dove anche oggi Gesù si rifugia per trovarvi dimora. La Galilea delle Genti, le nostre città, i nostri quartiri, e poi le scuole, i posti di lavoro, le piazze, i bar, le discoteche, i pub, i marciapiedi, questo mondo accecato dal male e soggiogato dall’aguzzino è il luogo di Gesù. Oggi la Buona Notizia è la luce che rischiara le tenebre del mondo. Oggi è Pasqua, perchè ovunque appare la luce giunge la sua vittoria sugli inferi e la morte. Oggi è il perdono dei peccati, oggi può ricominciare la nostra vita. Oggi possiamo convertirci perchè è giunto a noi l Regno dei Cieli. E’ questa la follia di una notizia che non può lasciarci indifferenti. Non siamo noi a dover cercare il Regno dei Cieli, un’isola di felicità e di tregua tra le tenaglie della vita; è il Regno, la pace, il perdono, la gioia che vengono a cercarci. La follia dell’amore di Dio è che proprio questa nostra esistenza che ci pesa, ci assedia, il lavoro, i colleghi, i figli, la moglie, il marito, la malattia, la precarietà della lingua, tutto di noi è oggi il luogo dove il Signore viene a rifugiarsi. Quello ch eper noi è da fuggire è per Lui un rifugio. Quella casa che vorremmo chiudere e da cui vorremmo traslocare è la dimora che Gesù ha sognato da sempre. La nostra vita, noi, così come oggi siamo. Giunge oggi a noi la salvezza, la guarigione profonda da ogni sorta di malattie, quelle che ci han spento il cuore e paralizzato l’anima. Così la nostra stesa vita abitata da Lui, salvata e perdonata, diviene annuncio per ogni umo. Così Cafarnao, e la Galilea, i bordi della storia e della religione, divengono il centro di irradiazione del Vangelo. Le tenebre che hanno visto la luce divengono luce per le tenebre del mondo. Così la nostra vita, gettata con il Signore nelle tenebre sino agli estremi confini della terra, annunciando la Buona Notizia dell’amore di Dio che ha compiuto in noi meraviglie. La nostra vita in Cristo è la Buona Notizia, per noi e per ogni uomo.