di Don Antonello Iapicca
Dal Vangelo secondo Giovanni 1,43-51.
Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi».
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità».
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

IL COMMENTO

Una parola e la vita di Filippo cambia radicalmente. Cosa sia succeso, come fosse stato possibile che una semplice parola, così esigente, così folgorante, abbia potuto sconvolgere la vita di quell’uomo, non è dato sapere. Eppure quella parola deposta nel grembo di Filippo s’è fatta subito carne, si è come moltiplicata ed ha raggiunto Natanaele. Il dialogo tra i due ci svela il mistero. In quel seguimi di Gesù v’era la chiamata ad un’esperienza. In quel seguimi v’era compreso il vieni e vedi detto il giorno prima ad Andrea e al suo amico. E quell’esperienza indicibile di andare, vedere e fermarsi presso Gesù s’era fatta subito certezza, consapevolezza d’aver trovato il Messia, l’atteso del Popolo, l’atteso del loro cuore. Quel’uomo, Gesù di Nazaret, era esattamente l’unico che aveva perfettamente corrisposto alle attese del loro cuore. Come diceva Giussani di Gesù, di quell’evento eccezionale capace di sconvolgere la vita di quegli uomini: “Perché corrisponde alle attese del cuore tuo, per quanto confuse e nebulose possano essere. Corrisponde d’improvviso – d’improvviso! –, alle esigenze del tuo animo, del tuo cuore, alle esigenze irresistibili, innegabili del tuo cuore come mai avresti potuto immaginare, prevedere, perché non c’è nessuno come quell’uomo”. Le sue parole, i suoi sguardi, quel modo unico di amare. In quelle ore passate con Lui avevano trovato la vita, la pienezza, il senso, il fondamento, la sostanza della loro esistenza. Le parole ascoltate dai rabbini, la Scrittura ruminata in Sinagoga, e le feste che avevano scandito la loro infanzia e la loro giovinezza, le promesse e l’Alleanza, tutto aveva modellato in loro un bassorilievo, una serie di vuoti dentro al cuore e alla mente, e nostalgia e desiderio di qualcosa, qualcuno che combaciasse e colmasse. La loro storia dentro la storia del Popolo li aveva preparati; ed ora, dinnanzi a quell’uomo, a quel seguimi che s’era fatto presenza e familiarità, il cuore s’era gonfiato di gioia. Avevano trovato Lui, e Lui solo combaciava e colmava quelle forme incompiute che erano le loro vite. Nulla era più come prima. Solo così si spiega come Andrea abbia annunciato immediatamente l’evento sperimentato a suo fratello Pietro, e come Filippo lo abbia subito comunicato a Natanaele. Ma questi non cede. E’ fondamentale questo atteggiamento di Natanaele. Il nome di Nazaret lo blocca. Non può venire nulla di buono da quella città. Manca all’appello della Scrittura. Natanaele è sotto il fico. Per il Popolo di Israele il fico è l’albero della Torah. Il Trattato Eruvin (Er. 54b) dice: ” In che cosa le parole della Torah sono paragonabili ai fichi? Ogni volta che un uomo va a raccogliere fichi, non manca di trovarne. Accade lo stesso con le parole della Torah. Tutte le volte che un uomo le sollecita, ne ottiene significati, sapori, gusti!”. Inoltre il fico in ebraico ha lo stesso nome del desiderio. Natanaele è sotto il fico, gusta la fragranza della Torah, desidera i suoi frutti che stanno giungendo a maturazione. Natanaele è immagine della sposa del Cantico dei Cantici: ” Una voce! il mio Diletto! Eccolo dietro il muro, guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora mi sorprende il mio Diletto e mi dice: Alzati amica mia, mia bella, e vieni! Perchè ecco l’inverno è passato…. Il fico ha messo fuori i primi frutti e la vite fiorita spande la sua fragranza” (Ct. 2, 8-13). Natanaele è lì, vede arrivare il Diletto, ne sente la presenza perchè lo desidera, perchè la Torah scrutata, meditata e amata glielo sussurra nel cuore, ne sente la voce, ma non può arrendersi a quanto è celato, all’imponderabile di Dio, al suo amore estremo. Il Diletto che attende e desidera, il frutto pieno e definitivo della Torah, anzi la Torah stessa fatta carne non può venire da Nazaret, dalla Galilea dei pagani, e suo padre non può essere un falegname. Ed ecco che accade l’evento che gli trafiggerà il cuore. Giunge il Diletto, lo aveva spiato dalla grata, lo aveva visto sotto il fico, ne conosceva i desideri. Lo aveva visto nei riflessi puri del suo cuore, un israelita senza inganno. Sì, Natanaele è immagine di quell’Israele beato degli anawiin, i poveri di spirito ai quali appartiene il Regno dei cieli, un cuore pieno di desideri e dischiuso alla Grazia. La carne ed il sangue non rivelano nulla, è lo Spirito, il soffio di Dio che sigilla quel che gli occhi non possono fissare. Nell’incontro tra Natanaele e Gesù è racchiuso il mistero d’amore svelato nell’incarnazione. Dio s’è fatto uomo perchè l’uomo possa vedere Dio. Perchè lo possa conoscere, ed amare. “Chi ha visto me ha visto il Padre”, e questo basta. Quel Gesù che ha trapassato il cuore di Natanaele svelandogli i segreti di quello stesso cuore è il Messia, il Figlio di Dio. E’ il Diletto che ora lo chiama ad alzarsi, ad andare con Lui. L’esperienza dei suoi amici è ora patrimonio anche suo. Sì, il Messia può venire anche da Nazaret, perchè Dio è disceso alla periferia della storia, e sconfina oltre i progetti, oltre le anguste vedute umane. Natanaele attendeva il Messia e fissava nella direzione sbagliata. Ed invece il Diletto è arrivato proprio dalla sua terra, dalla Galilea, dalla polvere della terra pagana, compromessa, perduta. Per questo Gesù lo invita a guardare il Cielo ormai dischiuso. Per questo è giunto a lui il Diletto, per condurlo a vedere cose più grandi dei suoi stessi desideri, di quello che Israele sperava. Gesù condurrà Natanaele e ogni discepolo, e ciascuno di noi attraverso il duro cammino della Croce, a vedere Dio faccia a faccia, oltre il muro della morte. Come già fu per Giacobbe a Betel nella celebre visione, Natanaele ed ogni cristiano vedrà gli angeli salire e scendere sul Messia, perchè la terra ed il Cielo in Lui saranno riconciliati. Così coem la vita di Natanaele, anche la nostra non è più la stessa. Il desiderio è compiuto, Colui che corrisponde ad ogni nostra attesa è alle porte, ci ha da sempre conosciuti, guardati, amati. Conosce il profondo del nostro cuore, Lui solo legge oltre la scorza della carne e del peccato. Lui ci ama e ci vuole condurre, oggi ed ogni giorno, nella sua intimità, e fare delle nostra vita una porta dischiusa sul Cielo.

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Der Gott Jesu Christi

« Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono? »

Nàzaret ci è tenuta nascosta dai pittori… Questo nome infatti evoca troppo il modo sentimentale con cui vi si trasforma la vita di Gesù in un idillio piccolo borghese, ingannevole per il fatto che attenua il mistero. Occorre cercare altrove l’origine della venerazione per la Santa Famiglia… A partire da Nàzaret si scopre che la casa e la famiglia sono una Chiesa e si assume la responsabilità sacerdotale del capo di famiglia. Nella «Galilea delle genti» (Mt 4,15) Gesù riceve un’educazione ebrea; pur senza andare a scuola, impara a conoscere la Scrittura a casa… Le magre allusioni di Luca bastano per darci un’idea dello spirito di responsabilità e d’apertura, di fervore e di rettitudine che caratterizzavano quella comunità e fecero di essa una realizzazione dell’Israele vero. Ma innanzi tutto noi riconosciamo nell’azione di Gesù, che conosce le Scritture e le tradizioni rabbiniche con la sicurezza di un maestro, quanto la vita comune condotta a Nàzaret sia stata fruttuosa per la sua esperienza. E forse questo non ci riguarda, noi, che viviamo in un’epoca in cui la maggior parte dei cristiani è costretta a vivere in mezzo a una «Galilea delle genti»?
La grande Chiesa non può crescere né prosperare se è lasciata nell’ignoranza delle sue radici nascoste nell’ambiente di Nàzaret… Nàzaret è un messaggio permanente per la Chiesa. La Nuova Alleanza non ha avuto inizio nel Tempio, né sul Monte Santo, bensì nella piccola dimora della Vergine, nella casa del lavoratore, in un luogo dimenticato della «Galilea delle genti», dal quale nessuno si aspettava nulla di buono. Solo a partire da lì la Chiesa potrà ripartire e guarire. Non potrà mai dare una vera risposta alla rivolta del nostro secolo contro il potere della ricchezza se, nel suo stesso seno, Nàzaret non sarà una realtà vissuta.