di Don Antonello Iapicca

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)». (Gv 1, 35-42)

IL COMMENTO

Giovanni. La sua voce. Le parole della Chiesa. Da sempre. La Chiesa è tutta in queste semplici parole del Battista. E nel suo sguardo fisso su Gesù che passa. E’ la Chiesa, una voce, un annuncio e due occhi stampati sul volto di Gesù. Innamorata del suo Sposo, è Lui che instancabilmente mostra al mondo. Gesù. L’Agnello di Dio. Non v’è traccia di moralismo, d’impegno, di opzioni preferenziali. La Chiesa, come Giovanni, non cerca adepti, giovani desidorosi d’impegnarsi, non propone ideali, non sbandiera sogni e utopie. Soprattutto, non chiede nulla. Conosce che cosa attende davvero il cuore di ogni uomo. Son tutti suoi discepoli, perchè tutti cercano l’amore. Il perdono. Ogni uomo come i due discepoli di Giovanni, che nell’ascoltare le sue parole, il suo modo di parlare di Gesù si sentono bruciare il cuore. Erano Ebrei, sapevano il senso di quelle parole. Sapevano che a Pasqua era un agnello ad essere sacrificato per i peccati, sapevano che il suo sangue sugli stipiti delle loro case aveva significato salvezza, libertà, terra, vita. Sentirono parlare Giovanni ed intuirono che in quell’Uomo che s’avvicinava v’era tutto ciò che il loro cuore desiderava. Quello che tutto Israele aspettava. Lui era il desiderio d’ogni uomo, d’ogni istante, d’ogni storia. Il nostro desiderio. Tutta la nostra vita è come infilata in un tunnel dove, a momenti, le luci compaiono e sembrano dare un po’ di sollievo, ma son questioni di attimi, si ripiomba presto nell’oscurità. E’ quest’intermittenza che ci fa soffrir, che ci intristisce e ci vaccina da noi stessi e dagli altri. La precarietà figlia della nostra debolezza di povere creature. Corriamo ansimando dentro questo tunnel e non riusciamo a vederne la fine. Vorremmo scoprire i nostri peccati, quelli degli altri, strappati via, resecati alla radice. Vorremmo che non ci fossero più debolezze. Aneliamo ad una vita finalmente tranquilla, speriamo una casa che ci accolga senza dover tribolare tra un imprevisto ed uno sbalzo d’umore. Conosce la Chiesa il cuore dell’uomo, essendo fatta di uomini. Comprende la Chiesa le ansie, i desideri, le sofferenze. E conosce Cristo. Il suo sguardo non si scosta un secondo da Lui, lo celebra, lo prega, lo annuncia. Lo ama. Come Giovanni è trafitta dallo Spirito che le attesta sin nelle più remote profondità che proprio Gesù è il Signore, l’Agnello di Dio che ha portato e tolto il peccato del mondo. E ce lo mostra oggi, ora mentre ci viene incontro. Nel tunnel che stiamo percorrendo, Gesù accende il nostro cammino con la luce del Suo volto. Cammina con noi, dinnanzi a noi, dentro le intermittenze e le precarietà che ci annichiliscono. Si volta, ci cerca con gli occhi, e ci depone una domanda nel cuore: ” Che cercate?”. Una casa cerchiamo Signore, un riposo, essere nonostante noi stessi. Cerchiamo consistenza per la nostra vita, qualcosa, Qualcuno che segni il nostro cammino tra le troppe intermittenze che scuotono i nostri giorni. “Maestro dove abiti?”, dov’è che dimora il perdono, dov’è che possiamo immergerci nella misericordia? La Tua casa Signore la tua famiglia, il tuo luogo, questo cerchiamo. Seguirlo, e vedere. Null’altro. Andare con Lui. Stare con Lui dove Lui è. E scoprire che Lui ci è più familiare di nostra madre, che ci è più prossimo delle nostre stesse carni. StarGli accanto e scoprire il peccato del mondo che è in noi, la superbia di non accettare i limiti, le debolezze, le intermittenze. In Lui illuminata la radice d’ogni problema. Stare con Lui e vederlo evaporare questo peccato, cancellato nella Sua misericordia. Ecco l’Agnello che prende e toglie dal nostro cuore il veleno che ci paralizza. Il Signore Gesù, unica salvezza, unica gioia, unico amore. La Sua casa sono le nostre vita allora, queste ore che balbettiamo oggi non sono da disprezzare, da buttar via. Lui le sta cercando. “Erano le quattro del pomeriggio” notavano i due discepoli, da quell’istante per loro, come per noi, nulla è stato più lo stesso, ogni ora è diventata storia, di salvezza e di pace. Come un Agnellino il Signore desidera le nostre storie per farne la Sua dimora. Andiamo allora senza indugio con Lui, percorriamo sino in fondo il tunnel dalle tante intermittenze che segna la nostra vita. Senza timore camminiamo nei giorni che ci son davanti, la luce del Suo amore ci guiderà insegnandoci a non tremare di fronte alle intermittenze, la Sua misericordia ci ammaestrerà a non dar troppo peso alle nostre debolezze, anzi, a farne, come San Paolo, la nostra gloria. Scorrono via, quelle di ieri già non ci appartengono più. Il Suo amore invece non passerà. La Chiesa, sposa santissima dello Sposo santissimo non si stancherà di ripetere le parole di Giovanni e quelle di Andrea: “Abbiamo trovato il Messia”, la salvezza, la vita. Un Agnello è il nostro Messia, nel Suo sguardo fisso su di noi come su Pietro è fondata la Chiesa, testimone nel mondo dell’unico Salvatore.