di Danilo Quinto da www.lanuovabq.it

Radio radicale

Qualche settimana fa, con un articolo di Claudio Plazzotta, il quotidiano Italia Oggi sottolineava l’enorme calo degli ascolti di Radio Radicale: nel primo semestre di quest’anno, una media di 288mila ascoltatori nel giorno medio, il 40% in meno della media del 2003. «È il risultato – diceva l’articolo – di un palinsesto sempre uguale a se stesso da troppo tempo, e, più in generale, della crisi del movimento di Marco Pannella che ormai, anche nelle urne, raccoglie spiccioli di voti».

A far da contraltare a questi numeri, sottolineava Italia Oggi, quelli del Centro di Produzione S.p.A.: nel 2012, i ricavi complessivi hanno raggiunto i 12,9 milioni (contro i 12,7 dell’anno precedente), di cui 8,4 milioni derivanti dalla convenzione con il Ministero dello Sviluppo Economico per la trasmissione delle sedute parlamentari e altri 4,5 milioni come contributi dai fondi dell’editoria, ai quali la Radio accede quale organo della Lista Marco Pannella. Il costo del personale (a Radio Radicale lavorano 23 giornalisti e 29 impiegati) è salito nel 2012 a 3,75 milioni, contro i 3,7 milioni del 2011 e i 3,5 mln del 2010. In leggera sofferenza è l’utile: dopo i 161 mila euro di profitti 2009 e i 168 mila del 2010, da un paio di esercizi si è passati al rosso, con un -225 mila euro nel 2011 e un -123 mila nel 2012.

«Come spiegano i soci del Centro di Produzione (Lista Pannella al 51,9%, la Elma di Marco Podini con il 25%, Cecilia Maria Angioletti, presidente del cda, con il 16,9% e il Centro di produzione stesso con il 6,1% di azioni proprie) – scriveva Italia Oggi – “il valore lordo della convenzione (circa 8,4 mln di euro all’ anno, ndr) è invariato da sei anni; il valore netto, peraltro, è calato perché l’Iva, negli ultimi due esercizi, è salita dal 20 al 21%. Inoltre i ricavi si sono ridotti perché sono stati eliminati il contributo al 50% sulle spese di energia elettrica, e quello all’ 80% sui costi delle agenzie stampa. I soci, quindi, invitano gli amministratori a valorizzare il servizio pubblico svolto da Radio Radicale, anche attraverso iniziative legislative”».

Si può essere certi, quindi, che in vista della legge finanziaria 2013, riprenderà il can can – che dura da oltre vent’anni – per consentire alla Radio di Pannella di introitare milioni di denaro pubblico ogni anno per la diffusione delle sedute parlamentari, accessibili ormai attraverso internet e il satellite e che potrebbero essere trasmesse gratis dalla Rai-Tv. L’erogazione di denaro pubblico a favore di Radio Radicale ha avuto inizio nel 1990 e, qualche anno dopo, è stata cristallizzata con la legge 11 luglio 1998, n. 224, che confermava lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara – che non è mai stata né indetta né tanto meno espletata – ma nelle more rinnovava la convenzione per un ulteriore triennio.

Di tre anni in tre anni, si è arrivati fin qui, con decine e decine di milioni di euro, determinanti per l’esistenza della radio pannelliana. L’anno scorso, a prorogare per un anno la convenzione – che va in scadenza nel mese di novembre – ci pensò, nel silenzio e quindi nell’assenso pressocché generale, il Governo del’”amico” Monti, attraverso la legge di stabilità, che al comma 16 dell’art. 8, finanziava le “esigenze indifferibili”. I dieci milioni di euro per il solo anno 2013 furono erogati, senza che occorresse, come era accaduto per l’anno precedente, la mobilitazione del fior fiore dei parlamentari, tra cui anche coloro che nella loro attività si richiamano ai principi cattolici. Tutti convinti, evidentemente, della necessità di alimentare uno strumento formidabile di propaganda a disposizione di coloro che con la loro cultura relativista hanno contribuito a devastare l’identità cristiana del nostro Paese.

Quest’anno, si punterà certamente ad un aumento degli importi, considerando gli effetti dell’inflazione e ad un ulteriore valorizzazione di quello che viene ritenuto un “servizio di interesse generale”. Non ci sarà bisogno di troppo clamore. I radicali, nonostante lo 0.19% dei loro consensi, sono ora al Governo e il loro Ministro degli Esteri – verso la quale buona parte del mondo cattolico nutre grande simpatia, nonostante la sua storia di abortista convinta, che rivendica con orgoglio le sue gesta – saprà come meglio muoversi.