Il nuovo sfruttamento del Terzo mondo con la disumana pratica delle madri surrogate

E’ etico pagare i poveri del mondo per far loro partorire i nostri bimbi?”. Se lo chiede perfino Vanity Fair, settimanale che più glamour e modernista non si può, nel presentare un reportage sulle moderne schiave indiane dell’utero in affitto. D’accordo, rispondere a una domanda con un’altra domanda non è conforme al galateo, ma vorremmo replicare: è etico pagare “comunque” una donna, sia o non sia povera, per farle partorire i nostri bimbi? Gli stessi che scoprono con qualche ritardo la disumana pratica delle madri surrogate, e che un po’ si commuovono su quelle storie di sfruttamento senza se e senza ma, in cui va subito in pezzi il paravento dei buoni sentimenti e la retorica del desiderio di un figlio a ogni costo (soprattutto se si tratta di low cost, poco più di tremila euro per nove mesi di gestazione, un parto e un paio di giorni di allattamento), gli stessi,E’ etico pagare i poveri del mondo per far loro partorire i nostri bimbi?”. Se lo chiede perfino Vanity Fair, settimanale che più glamour e modernista non si può, nel presentare un reportage sulle moderne schiave indiane dell’utero in affitto. D’accordo, rispondere a una domanda con un’altra domanda non è conforme al galateo, ma vorremmo replicare: è etico pagare “comunque” una donna, sia o non sia povera, per farle partorire i nostri bimbi? Gli stessi che scoprono con qualche ritardo la disumana pratica delle madri surrogate, e che un po’ si commuovono su quelle storie di sfruttamento senza se e senza ma, in cui va subito in pezzi il paravento dei buoni sentimenti e la retorica del desiderio di un figlio a ogni costo (soprattutto se si tratta di low cost, poco più di tremila euro per nove mesi di gestazione, un parto e un paio di giorni di allattamento), gli stessi, dicevamo, non si scandalizzano affatto se a ricorrere al catering della maternità sono personaggi come Sarah Jessica Parker, la star di “Sex and the city”, o Ricky Martin. Il cantante che, nonostante ci tenga al suo “impegno contro la prostituzione minorile”, ha trovato del tutto legittimo avere i suoi due gemelli, nati nel 2008, ricorrendo a una gestante e partoriente a pagamento. Alla quale – la prudenza non è mai troppa – l’agenzia che ha organizzato l’affare non ha detto chi era il padre committente, per evitare future rivendicazioni economiche oltre al compenso pattuito per la “prestazione”. C’è da piangere, e non per la commozione. dicevamo, non si scandalizzano affatto se a ricorrere al catering della maternità sono personaggi come Sarah Jessica Parker, la star di “Sex and the city”, o Ricky Martin. Il cantante che, nonostante ci tenga al suo “impegno contro la prostituzione minorile”, ha trovato del tutto legittimo avere i suoi due gemelli, nati nel 2008, ricorrendo a una gestante e partoriente a pagamento. Alla quale – la prudenza non è mai troppa – l’agenzia che ha organizzato l’affare non ha detto chi era il padre committente, per evitare future rivendicazioni economiche oltre al compenso pattuito per la “prestazione”. C’è da piangere, e non per la commozione.

Nicoletta Tiliacos da PiùVoce.net