Dopo i recenti fatti di cronaca politica di questi giorni, si ricomincia a parlare di “Nuova tangentopoli”. Ma siamo veramente giunti a quel clima del 1992? Per molti sembra di si. “In un’Italia esasperata – scrive il settimanale Tempi arriva il fuoco purificatore delle procure che fa terra bruciata di un’intera classe politica, incapace di reagire e auto-riformarsi. Il popolo applaude, osanna i nuovi Savonarola, unica speranza (all’apparenza) per un futuro diverso. Dalle macerie rinasce qualcosa di nuovo. E dopo vent’anni siamo daccapo”.

 Effettivamente il clima sembra quello dei roghi e della caccia alle streghe, tempi da ghigliottine rivoluzionarie, del resto al popolo basta poco: la testa dei potenti. Poi si vedrà. Venti anni fa c’era da una parte Berlusconi, dall’altra le ceneri del Pci. Oggi abbiamo Renzi e il Monti-bis.

 Onestamente da questo quadro abbastanza desolante si ripropone il solito problema della politica italiana, la mancanza di classe dirigente, la mancanza di capi, di élite. Mi sembra interessante a questo proposito le parole del beato Giovanni Paolo II in un discorso pronunciato il 3 novembre 1984, al Collegio Borromeo di Pavia: “I capi non s’improvvisano, soprattutto in epoca di crisi. Trascurare il compito di preparare nei tempi lunghi e con severità d’impegno gli uomini che dovranno risolverla, significa abbandonare alla deriva il corso delle vicende storiche”. Il papa faceva riferimento a San Carlo Borromeo che aveva fondato il Collegio nel 1561 per rispondere al disagio materiale e al disordine morale della gioventù studentesca, e proseguiva: “Nell’ideare il ‘suo’ collegio, San Carlo s’ispirò certo alla mentalità corrente del signorile mecenatismo, ma solo per raggiungere il superiore obiettivo della promozione umana(…): creazione di Seminari per la formazione del Clero, e sviluppo della cultura superiore imbevuta di spirito religioso (…) per la preparazione dei quadri dirigenti laici cristiani della società emergente”. Erano tempi difficili come quelli odierni. Così come allora anche oggi c’è urgente bisogno di “capi”, se ne sono accorti Alfredo Mantovano e il sindaco di Roma Gianni Alemanno che insieme stanno tentando di dare un forte contributo al rinnovamento della politica attraverso i circoli della Fondazione “Nuova Italia”.

 Secondo Mantovano, tante altre volte nella Storia, gli italiani hanno avuto la necessità di élite che li guidassero come durante l’invasione delle truppe napoleoniche, dove il popolo insorse e chi doveva guidarlo si ecclissò. Capitò peggio dopo l’8 settembre, quando tutti si diedero alla fuga. Quindi, per l’onorevole Mantovano, “la cronaca delle settimane e dei giorni che viviamo danno ragione e attualità a quanto diceva ventisette anni fa Papa Wojtyla.”.

 Per il politico pugliese l’inadeguatezza dell’Elite del potere politico nazionale, viene da lontano, non tanto dall’autunno 2011 quando il governo Monti sostituisce Berlusconi, “è un dato consolidato nel tempo, tendenzialmente strutturale e proprio non soltanto dell’Italia”. Bisogna risalire al 1990, quando crollano tutti i muri e finisce la cosiddetta Guerra Fredda, con la cancellazione della prima Repubblica, e proprio qui secondo Mantovano avviene “il primo vero commissariamento ‘tecnico’ del governo e della politica”. Infatti nel 1993, l’allora governatore della banca d’Italia, Azeglio Ciampi, non eletto da nessuno, come oggi il professor Mario Monti, diventa presidente del Consiglio. Così la politica, tutta, senza distinzioni di schieramenti o di partiti, viene limitata dalla finanza più che dall’economia.

 A questo punto diventa interessante la riflessione critica che pone l’onorevole Mantovano in un convegno a Genova subito dopo l’arrivo a palazzo Chigi di Monti. “Ma siamo proprio certi che, quando – fino a poche settimane fa – era in carica un governo politico, le scelte di alto profilo, quelle più significative, fossero nella disponibilità degli eletti e, in qualche modo, degli elettori?” Non è più così da un bel po’ di tempo. “Lo Stato nazionale è da decenni, in misura progressivamente crescente, schiacciato da una tenaglia: un braccio della tenaglia sono le istituzioni europee, e in particolare la Commissione Europea; l’altro braccio sono gli enti territoriali, e in particolare le regioni. (Alfredo Mantovano, “Elite” di potere ed etica, in Cristianità. Anno XL, n. 363 gennaio marzo 2012)  Del resto, ormai più della metà delle norme che regolano la nostra vita quotidiana sono di fonte europea, non nazionale, e ordinariamente provengono da realtà non direttamente elette. E poi ci sono le ulteriori limitazioni da parte delle burocrazie interne, che sono capaci di bloccare la realizzazione di importanti opere pubbliche.

 Pertanto se oggi la finanza, i poteri forti, l’élite “tecnica” hanno preso il potere al posto delle élite politiche è perché in una fase antecedente (un itinerario plurisecolare) l’economia e la politica hanno preteso di primeggiare sull’etica. E qui non s’intende fare riferimento a giudizi moralistici, ma al Diritto Naturale, “al movimento filosofico e giuridico che non a caso viene prima dell’affermazione del cristianesimo”.

 Mantovano conclude l’intervento auspicando una rappresentanza politica dei cattolici che si orienti innanzitutto al Catechismo della Chiesa Cattolica e al Compendio della dottrina sociale della Chiesa e poi al Magistero pontificio. Il tutto nell’ambito della nuova evangelizzazione che naturalmente non potrà ignorare la sfera della politica. Che cosa manca? A volte il gioco di squadra, senza pretendere che il singolo calciatore faccia anche da allenatore. Certo mancano uomini come il professore Luigi Gedda animatore dei Comitati Civici che nel 1948 con la vittoria sul fronte socialcomunista preservò l’Italia dal cadere sotto la dittatura sovietica. Gedda aveva capito che per raccogliere buoni frutti elettorali, prima è necessaria un’azione pre-politica, per riqualificare e rianimare mediante un’opera di apostolato culturale, la politica di partito.

 Ma soprattutto bisogna considerare che se San Carlo fondò un collegio “per la preparazione dei quadri dirigenti laici cristiani della società emergente”, anche per la preparazione delle élite politiche rispettose dell’etica naturale , forse sarà necessario magari“un collegio virtuale”, che abbia quelle caratteristiche formative. Tenendo conto che non bisogna avere “ l’ansia del risultato immediato, e senza improvvisazione.

DOMENICO BONVEGNA