di Andrea Sartori (insegnante) dal blog Protagonisti Per L’Europa Cristiana

La proposta riguardo un’ora di islam alternativa all’ora di insegnamento della religione cattolica è irrealizzabile per vari motivi: rischio madrassa, frammentarietà dell’islam, mancato rispetto delle altre minoranze religiose, forte presenza di elementi “pagani” e cristiani in tutte le materie umanistiche insegnate: meglio allora un’ora di insegnamento di cultura religiosa.

La proposta di un’ora di islam a scuola alternativa a quella dell’insegnamento della confessione cattolica sarebbe un errore, uno dei quali è proprio quella di una discriminazione verso altre minoranze non cattoliche presenti nel Paese (anche di cristiani non cattolici, quali gli ortodossi). A questo punto meglio un’ora di cultura religiosa.
La proposta del viceministro Urso su un’ora di religione islamica a scuola, alternativa a quella cattolica, è stata mossa dall’intenzione di strappare i bambini musulmani alle madrasse, alle scuole di odio islamiche. Il cardinale Bagnasco si è espresso per il no, più possibilista il cardinale Martino.
Ma un’ora alternativa di religione islamica a scuola è un’ipotesi irrealizzabile per diversi motivi.
Innanzitutto, quale islam insegnare? Partiamo da un fatto: quella che si insegna nelle scuole italiane non è la religione cristiana nella sua più ampia accezione, ma la cristiana di confessione cattolica. Questo è dovuto al fatto storico che la quasi totalità della popolazione italiana è di cultura cattolica, il protestantesimo ha attecchito poco nella penisola, e la presenza ortodossa, come quella islamica, sta diventando significativa soprattutto per l’esodo degli immigrati. Ma l’islam è frammentato: vi sono sciiti e sunniti, in primo luogo. Molti sunniti considerano gli sciiti fuori dall’islam. In secondo luogo esistono le quattro scuole giuridiche: hanafita (diffusa in Iran e Iraq), malikita (diffusa in Maghreb), shafiita (diffusa in Bahrein, Yemen, Indonesia, Africa Orientale) e hanbalita (diffusa in ambiente wahabiti o vicini ad al Qaeda). Il cattolicesimo è invece univoco, rifacendosi agli insegnamenti della Chiesa: una differenza non da poco anche con altre confessioni cristiane, come la protestante. In terzo luogo, chi prendiamo come insegnante? Se trasferiamo nella scuola di Stato l’imam predicatore di odio (perché i musulmani non accetteranno mai uno studioso laico come insegnante) non faremmo altro che sdoganare queste persone: non si combatte un male legalizzandolo.
Terzo punto: guardiamo le statistiche delle religioni praticate in Italia. Il 97,67 per cento degli italiani è battezzato secondo il rito cattolico (d’accordo, non tutti praticanti. Ma anche tra i musulmani la percentuale dei praticanti è piuttosto bassa). Ma la percentuale di persone nate nella cultura cristiana sale se aggiungiamo i cristiani ortodossi, provenienti perlopiù dall’Europa dell’Est. Secondo le stime Caritas/Migrantes – Dossier 2008 gli ortodossi in Italia sono 1.187.130, rappresentando la seconda confessione cristiana dopo quella cattolica, di poco inferiori al numero dei musulmani, che si attestano a 1.293.704. Ci mettiamo poi i protestanti, che sono 547.825, e altri cristiani che si attestano sui 500.000. A questo punto la maggioranza cristiana diviene schiacciante, anche grazie all’apporto di immigrati provenienti dall’Europa orientale, dall’Africa e financo dalla Cina, dove il cristianesimo è in rapida espansione, seppur catacombale.
Ma, tra le minoranze, bisogna tener conto anche degli ebrei: sono solo 45.000, ma sono la più antica comunità religiosa presente in Italia: alcune comunità ebraiche erano presenti fin dai tempi di Giulio Cesare (Svetonio racconta come la comunità ebraica pianse sinceramente la morte di Cesare) e la maggior parte degli ebrei romani si ritiene discendente di quei difensori di Gerusalemme deportati dall’imperatore Tito nel 70 d. C. Poi la comunità buddhista, piccola ma significativa, con i suoi 197.931 adepti provenienti perlopiù dall’Asia e la sua forza attrattiva superiore anche a quella dell’islam. Contiamo anche il crescere delle comunità indiane, impiegate perlopiù nei lavori agricoli: abbiamo in Italia 108.950 induisti e 70.000 sikh.
Ora, se diamo un’ora di islam bisogna dare un’ora anche a tutte queste minoranze, siano esse cristiane o no. Perché altrimenti si cade nell’orwelliano “Siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale”. Se teniamo conto che il cristianesimo di confessione cattolica può avere uno statuto speciale a causa dell’immensa portata sulla cultura italiana da Costantino in avanti, tutte le altre religioni vanno considerate su uno stesso piano: l’islam come il buddhismo o come l’ebraismo o come l’ortodossia.
Poi vi è un problema culturale. Sono due le culture religiose che vanno conosciute da uno studente in Italia (e in Europa) per comprenderne la cultura: il paganesimo greco-romano e la cultura giudaico-cristiana: la letteratura e l’arte italiane ed europee sono zeppe di riferimenti o a Omero e Virgilio o alla Bibbia e alle vite dei Santi. Uno studente che non riconoscesse Zeus Tonante e Pallade Atena o San Pietro e San Paolo non sarebbe in grado di comprendere la totalità dei testi filosofici, letterari e delle opere d’arte del nostro Paese (a meno che non si vogliano insegnare solo materie scientifiche, come diversi integralisti dei numeri alla Odifreddi propongono: ma anche Galileo fu un letterato, amava l’Ariosto e comunque anche i pianeti portano il nome degli dei classici. Levare la cultura umanistica sarebbe come mutilare lo spirito umano di quell’ “esprit de finesse” di cui parlava il grande scienziato-filosofo Pascal).
A questo punto forse sarebbe meglio un’ora di cultura religiosa generale. anche un laico è costretto ad ammettere che le religioni hanno avuto un’incredibile portata sull’arte e sulla letteratura dei popoli che l’hanno adottata (portando non solo all’erezione di meravigliose chiese, affreschi o alla Divina Commedia nella nostra Europa, ma anche di templi come il Partenone prima di Cristo, e di bellissime moschee, pagode, stupa in altri contesti). Ma anche in questo caso i musulmani dovrebbero rassegnarsi a vedere l’islam messo sullo stesso piano delle altre fedi, e insegnato non da un imam che farebbe imparare a memoria il Corano in arabo (perché questo è l’insegnamento nelle madrasse), ma da uno studioso che darebbe dell’islam una visione scientifica, in maniera il più possibile obiettiva. E comunque i ragazzi musulmani dovrebbero in qualche modo venire a contatto con il politeismo antico e col cristianesimo nell’affrontare testi letterari o la storia dell’arte.
Quindi, comunque la si metta, un’ora di islam sembra improponibile per molti motivi. Se vogliamo metterci nei panni di coloro che pensano al rispetto della cultura degli immigrati, un’ora di islam alternativa alla cattolica sarebbe un’offesa sia agli immigrati di cultura cristiana non cattolica, come i ben presenti ortodossi, sia agli immigrati che appartengono a religioni non abramitiche, come i buddhisti e gli induisti, sia agli ebrei presenti in Italia sin dai tempi di Roma antica. Perché, a questo punto, i musulmani sì e loro no?