Il Papa sostiene che le radici d’Europa e i suoi valori potranno essere salvati da una collaborazione tra cattolici ed ortodossi, tra l’Est e l’Ovest dell’Europa
Andrea Sartori (Insegnante)

Ieri non era solo il giorno di San Valentino, festa di innamorati e ricordo di stragi proibizioniste: ieri si commemoravano anche Cirillo e Metodio,gli evangelizzatori delle Russie, che Giovanni Paolo II proclamò patroni d’Europa assieme a Benedetto da Norcia, in nome di un continente “che respira a due polmoni”. Benedetto XVI parla di collaborazione tra cattolici e ortodossi, tra l’Oriente e l’Occidente europei, per difendere i valori comuni.

Nel suo discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale di Romania in visita ad limina Apostolorum Papa Ratzinger ricorda le difficoltà di dialogo tra i cattolici e gli ortodossi. Il Papa però ricorda inoltre che tra la Chiesa di Roma e le chiese ortodosse il dialogo e la collaborazione sono indispensabili: “Un ambito di collaborazione oggi particolarmente importante tra Ortodossi e Cattolici riguarda la difesa delle radici cristiane dell’Europa e dei valori cristiani e la comune testimonianza su temi come la famiglia, la bioetica, i diritti umani, l’onestà nella vita pubblica, l’ecologia. L’impegno unitario su tali argomenti offrirà un importante contributo alla crescita morale e civile della società. Un costruttivo dialogo tra Ortodossi e Cattolici non mancherà di essere fermento di unità e di concordia non solo per i vostri Paesi, ma anche per l’intera Europa.”.Il messaggio del Pontefice è molto importante, e va colto dalla cristianità europea. L’Europa è sempre più scristianizzata, mentre il Verbo di Gesù fiorisce in terra di persecuzione, come l’Africa o la Cina: si avvera nuovamente ciò che scrisse l’apologeta Tertulliano nell’infuriare delle persecuzioni romane : “Sanguis est semen Christianorum” il sangue è il seme dei cristiani. L’Europa che per prima ha accolto il cristianesimo lo sta dimenticando: le radici cristiane sono a volte sventolate come bandiere per una ricerca di voti, ma spesso chi si costruisce una bandiera fatta di radici cristiane non porta avanti con coerenza questo programma.Il rapporto tra cattolici ed ortdossi, dopo il crollo del comunismo europeo, invece di avere un’accelerazione ebbe una brusca frenata: una diplomazia forse troppo aggressiva da parte di Roma, la questione dell’uniatismo, anche un certo nazionalismo (la storica ostilità russa verso la Polonia) hanno compromesso questo storico riavvicinamento: non bastarono gesti distensivi da parte di Wojtyla, come la restituzione dell’icona della Madonna di Kazan (l’icona miracolosa, evocata anche da Tolstoj in Guerra e Pace, alla quale il popolo russo attribuì la vittoria dell Santa Russia sull’ “anticristo” Napoleone) a Vladimir Putin in persona. L’ostilità del patriarcato di Mosca fu sempre palpabile. Se con Costantinopoli i frutti si cominciarono ad avere sin dallo storico incontro tra Paolo VI e Atenagora I, nonostante delle ruggini più antichi, come quello del sacco di Costantinopoli da parte dei crociati nel 1204, con Mosca il rapporto è più difficile: il defunto patriarca Alessio II si oppose sempre alla visita di Giovanni Paolo II in Russia, e questo fu il più grande dolore del vecchio Pontefice.Con Benedetto XVI la situazione del dialogo cattolico-ortodosso sembra avviarsi ad un periodo più felice. L’unità fra i cristiani è il mandato di Ratzinger, ed era già presente come punto programmatico sin dall’ omelia pronunciata durante la messa per l’inizio del ministero petrino il 24 aprile 2005: “Vorrei qui rilevare ancora una cosa: sia nell’immagine del pastore che in quella del pescatore emerge in modo molto esplicito la chiamata all’unità. “Ho ancora altre pecore, che non sono di questo ovile; anch’esse io devo condurre ed ascolteranno la mia voce e diverranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16), dice Gesù al termine del discorso del buon pastore. E il racconto dei 153 grossi pesci termina con la gioiosa constatazione: “sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò” (Gv 21, 11). Ahimè, amato Signore, essa ora si è strappata! vorremmo dire addolorati. Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa, che non delude, e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l’unità, che tu hai promesso. Facciamo memoria di essa nella preghiera al Signore, come mendicanti: sì, Signore, ricordati di quanto hai promesso. Fa’ che siamo un solo pastore ed un solo gregge! Non permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere servitori dell’unità!”. L’ “unicità del pastore” resterà un punto problematico per le chiese autocefale, in comunione tra loro ma molto indipendenti.Ora con Benedetto XVI comunque il dialogo con l’ortodossia sembra ad un punto di svolta. L’unità tra l’Est e l’Ovest della cristianità europea può significare anche l’unione tra le due anime dell’Occidente che sul cristianesimo si sono innestate, l’anima greca e l’anima latina.Le radici d’Europa sono classico-cristiane. Il cristianesimo si è sviluppato all’interno della cultura greco-romana, e il pensiero cristiano europeo deve moltissimo a Platone e Cicerone. Il cattolicesimo romano è erede della grande civiltà romana, l’ortodossia è erede della civiltà greca: l’Impero Romano ad Oriente parlava greco, in Occidente latino. L’Occidente riscoprì Platone solo dopo il 1453, quando i dotti greci ortodossi fuggirono da Costantinopoli distrutta dai musulmani turchi e approdarono nella Firenze dei Medici, molto ricettiva e che aveva già sviluppato un interesse verso la cultura greco-ortodossa quando Cosimo il Vecchio decise di ospitare a Firenze il Concilio tra cattolici e ortodossi. Anche i territori non conquistati politicamente da Roma hanno risentito di questa divisione: basti notare gli alfabeti importati dagli “evangelizzatori”: Carlo Magno, dopo essere passato da re di un popolo germanico a Imperatore, adottò il latino, e l’alfabeto latino è presente nei popoli tedeschi, non romani per conquista ma per cristianesimo. Cirillo e Metodio, evangelizzatori della Russia, erano greci: il cirillico è infatti un alfabeto greco leggermente modificato. L’Europa deve essere unita sotto la Croce nella sua duplice anima, greca e latina. Queste sono le radici, in attesa che il fecondo cristianesimo del Terzo Mondo ci regali un Papa africano, il cui cristianesimo sarà permeato di ubuntu, o asiatico, nel quale saranno evidenti i segni del cristianesimo confuciano di Matteo Ricci alias Li Madou. Ma prima è evidente che l’Europa, la nazione che per prima accolse il cristianesimo nella sua cultura, deve essere unita anche spiritualmente.L’Europa non può essere tale se rinuncia alla sua radice greca. Come non potrà essere tale, né culturalmente né spiritualmente, se rinuncia al pensiero di alcuni grandissimi cristiani ortodossi russi, quali, per fare alcuni nomi che spiccano sugli altri, Fedor Dostoevskij, Pavel Florenskij, Vladimir Solov’ ev.L’Europa ha due anime, greca e latina, unite sotto un solo segno, quello che apparve a Costantino, imperatore romano fondatore di Costantinopoli, vale a dire la Croce. E sotto questo segno che le due anime d’Europa, greca e latina, devono difendere quei valori propugnati da Benedetto XVI: la centralità della persona umana sopra ogni cosa.