Pietro Capriata (Studente)

Matrimoni combinati, rapimenti, figlie obbligate a non uscire di casa, a vivere in una certa maniera. L´Italia di 30/40 anni fa? Un paese del terzo mondo?
No l´Italia attuale.

A farne le spese la povera Almas Mahmood, una pakistana residente in Italia e affidata ad una casa famiglia. Il motivo? Un padre padrone, che prima, con il suo comportamento manesco e oppressivo aveva costretto gli assistenti sociali a portarla fuori da casa. Successivamente (ieri) ha voluto completare il suo progetto di annichilimento della persona: rapirla per farla sposare ad un connazionale….
Il colpevole? Akar Mahdmood, un venditore ambulante residente a Senigaglia, che riteneva la moglie (anch´essa costretta a ripetute violenze) e la figlie sue “proprietá” e che dunque non accettava la “troppa libertá della figlia”.
E cosi, ha aspettato che uscisse dall´istituto tecnico in cui la povera Almas studiava e grazie all´aiuto di un complice l´ha rapita e portata via in tutta fretta sulla sua macchina. Fortunatamente i carabinieri sono poi riusciti a rintracciarla (e a liberarla) grazie alla tracciatura del cellulare del padre.. Una ragazza salvata, ma quante sono le ragazze che tutt´oggi vivono una situazione simile?

Questa vicienda ci riconduce a quella ancor piú triste di Hina, la ragazza pakistana di 22 anni, che aveva avuto la sventura di voler essere anche lei troppo occidentale “innamorandosi” di un ragazzo italiano. La sua sventura fu quella di avere un padre troppo violento che preferi, piuttosto che perderla, ucciderla tagliandole la gola, seppellendola in giardino.
O ancora, Saana, di origini marocchina trovata morta dissanguata in un boschetto di Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone, dove stava fuggendo dal genitore.
La povera ragazza aveva “avuto la sfiga” di stare da 5 mesi insieme ad un ragazzo italiano.
Il padre, dopo averli sorpresi nell´automobile di lui, si avventato contro la giovane coppia con un coltello.. Lui fortunamente é riuscito a salvarsi, ma lei é stata uccisa dal furioso genitore. A quanto riferito dagli amici, non era solo un problema di differenza di etá ma anche un problema “religioso” lui cattolico lei mussulmana. Piú volte erano stati minacciati, alla fine lei aveva preferito trasferirsi da lui, ma purtroppo il padre, ed il suo odio hanno spezzato il tutto..

Tre casi, ravvicinati, che ci fanno comprendere che esistono effettivamente dei problemi di “integrazione” tra due due mondi, ed in cui ci chiediamo quanti casi “non cosi gravi” esistono, di minori costretti “dai genitori all´antica” a vivere una vita non pienamente libera, in un occidente che ha fatto della libertá la sua bandiera. La fortuna vuole che l´ultimo caso “eclatante” si sia risolto quasi bene (ma chi ci garantisce che il padre tra qualche anno non ritorni a chiedere qualcosa in piú dalla figlia?), ma rimangono troppi dubbi sulle capacitá da parte nostra di saper ascoltare ed aiutare le tante vittime delle violenze domestiche. Non solamente da parte di famiglie “islamiche”, ma anche perpetrati da “italiani normali” (ricordiamo che la maggioranza delle violenze in Italia avviene all´interno del nucleo famigliare) nei confronti di figli, mogli, che molte volte vengono considerati delle proprietá di cui é possibile farci ed imporgli tutto.