L’arte del guarire raccontata da Paolo Gulisano

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 23 novembre 2011 (ZENIT.org).- La storia della Medicina non è soltanto la storia di invenzioni, di scoperte, di progressi scientifici. E’ anche la storia di uomini che hanno dedicato la propria vita a prendersi cura di chi soffre. Medici, ma anche infermieri, o altre figure che fin dall’antichità praticarono in modo eroico, fino alla santità, l’arte del guarire.

E’ quanto sostiene Paolo Gulisano nel volume “L’arte del guarire. Storia della medicina attraverso i santi” (Ancora Editrice).

Paolo Gulisano, è medico e saggista, studioso di Storia della Medicina, collaboratore di diverse riviste e siti web su temi e questioni biomediche, autore anche di volumi storici e letterari.

ZENIT lo ha intervistato:

Che c’entrano i santi con la storia della medicina?

Gulisano: La storia della Medicina l’hanno scritta anche i santi. Dall’antichità ad oggi il filo rosso dell’arte del guarire, un’arte i cui fondamenti sono nella figura stessa di Gesù Cristo, sta in un impegno al quale coloro che intraprendono questa via professionale non possono venir meno: vivere fino in fondo l’amore al prossimo, attualizzando nella storia la vittoria dell’amore sull’odio e della libertà sulla schiavitù.

Un gesto è gratuito e libero, non opportunistico o strumentale: è il gesto di un cuore che ama e di una mente che sa che c’è realmente Qualcuno per cui vale la pena di spendere e donare la vita. Un amore convinto che ogni persona portano nel cuore una domanda che riguarda il proprio bene, la propria salute ma anche la propria salvezza. Chi ha la grazia di avere incontrato Dio, da Cosma e Damiano fino a Riccardo Pampuri e Gianna Beretta Molla, chi conosce e ama Dio non può non aiutare i fratelli ad incontrare Gesù Cristo, colui che davvero ci libera dal male, da ogni male.

Cosa ha caratterizzato nel corso dei secoli coloro che si sono occupati dell’assistenza e della cura in una prospettiva cristiana?

Gulisano: I santi del curare sono stati tutti consapevoli che il loro impegno, se fosse stato solo opera loro, sarebbe stato inefficace. Anzi, avrebbe potuto determinare in loro la presunzione dell’autosufficienza. La loro testimonianza è invece quella di chi seppe invocare la potenza che viene da Dio perché la buona opera del guarire fosse la conseguenza di quella nuova realtà nella quale erano entrati per grazia, testimoniando con gioia la fede nel Dio vivente, nel Dio della vita. Da Cosma e Damiano a Ildegarda di Bingen, da Nicola Stenone a Camillo de Lellis, da Giuseppe Moscati a Gianna Beretta Molla, ciò che colpisce, nelle vicende personali e professionali di questi santi “sanitari”- medici, infermieri, farmacisti- canonizzati o meno, è il fatto che spesero le loro vite per lenire i mali del corpo senza dimenticare le esigenze dell’anima. Molti di loro vissero le loro virtù umilmente, nel nascondimento, così come per secoli molti medici e infermieri sconosciuti hanno dedicato silenziosamente e umilmente la loro vita al bene del prossimo, ovunque, in ogni angolo del mondo.

E’ una caratteristica dei cristiani quella di vincere il male con bene e carità.

Gulisano: I cristianinon hanno avuto paura di dedicare a questo scopo la loro vita, affrontando il tanto male che c’è nel mondo, valorizzando il tanto bene che vi è ancora.Martiri, vescovi, eremiti, monaci, mistici, predicatori, missionari, taumaturghi, parroci, operatori sociali… Da duemila anni i Cristiani annoverano fratelli e sorelle d’eccezione, che in vesti e per cammini diversificati hanno fornito l’esempio di una risposta senza riserve al richiamo del Vangelo. La Chiesa, proclamandoli beati e santi, li ha proposti all’umanità come modelli. Ma i comuni fedeli li hanno soprattutto accostati per riceverne protezione e conforto nella quotidiana fatica del vivere e nelle miserie di questa “valle di lacrime”, facendo affidamento sulla loro intercessione presso il Signore.

Nel libro lei sostiene, che tra scienza e fede non c’è opposizione ma collaborazione.

Gulisano: Esattamente. È opinione ancora purtroppo diffusa che il Cristianesimo sia stato un ostacolo al progresso delle scienze, compresa quella medica. I duemila anni di storia che ho ripercorso invece dimostrano che i cristiani hanno da sempre sentito come loro dovere primario la cura dei malati, al punto che, dopo la svolta di Costantino che, con l’editto del 313, mise fine alle persecuzioni, tra le prime opere realizzate dai seguaci di Gesù ci furono i primi ospedali, espressione di assistenza secondo gli insegnamenti di Cristo. Successivamente la medicina venne coltivata e praticata nei monasteri, soprattutto benedettini. È solo più tardi, con il Rinascimento, e poi ancora nella Modernità scientista, che la cura dei malati viene sganciata dal senso religioso della vita e della morte, della sofferenza e della cura e diventa un mestiere, un’attività che da allora in poi assume connotati sempre più tecnici, come la conosciamo oggi. La Chiesa per secoli ha dato un grande impulso alla Medicina, e tra le sue fila può annoverare apostoli della carità, come Giovanni di Dio, ma anche scienziati, da Pietro Ispano (un medico pioniere dell’oculistica che nel XIII secolo divenne sacerdote e quindi addirittura Papa, fino a Nicolò Stenone, grande anatomista e santo, fino a Giuseppe Moscati.

Diventare medico è una vocazione verso la santità?

Gulisano: Le professioni mediche, l’arte di prendersi cura del prossimo, possono essere un modo di realizzare maggiormente il nostro essere a immagine di Dio, a beneficio di tutta l’umanità. Esercitare la professione medica può diventare quindi un riflesso dell’amore di Dio per l’uomo, ed è ciò che troviamo testimoniato in secoli di storia di santa medicina. I santi medici ci offrono infine un altro grande dono: quello della speranza, per ravvivare le risorse di cuore e di intelligenza, in modo da poter affrontare le grandi sfide che stanno davanti a noi e dentro di noi.

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