Presentata dalla Pave the Way Foundation a New York

ROMA, venerdì, 11 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Con la presentazione di una ricerca questo giovedì alla Yeshiva University di New York, è stato aggiunto un altro tassello che illumina il vero comportamento di Papa Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale, contraddicendo le voci che lo vorrebbero inattivo di fronte alla barbarie nazista.

La ricerca, della Fondazione “Pave the Way” (PTWF), il cui obiettivo è rimuovere gli ostacoli tra le religioni, mostra infatti ancora una volta gli sforzi compiuti da Papa Pacelli per salvare la vita degli ebrei perseguitati dal regime tedesco dell’epoca.

I fondatori della PTWF, Gary e Meredith Krupp, e il ricercatore ed esperto di Pio XII William Doino Jr. hanno illustrato il rapporto a un gruppo di circa 70 studenti dell’Università l’8 dicembre.

La conferenza ha analizzato molti documenti, per la maggior parte scoperti di recente e alcuni dei quali venivano presentati al pubblico per la prima volta.

La figura di Pio XII, ricorda “Pave the Way” in un comunicato, è oggetto di interpretazioni controverse: questo Papa è infatti considerato da alcuni un eroe che ha salvato centinaia di migliaia di vite, soprattutto di ebrei, durante il secondo conflitto mondiale, da altri “l’esatto opposto”, ovvero una persona che non ha agito o che ha addiritttura collaborato con Hitler, al punto da essere stato definito “Il Papa di Hitler”.

La ricerca della Fondazione “Pave the Way” ha verificato che Pio XII è stato largamente apprezzato fino al 1963, cinque anni dopo la sua morte, quando è stato rappresentato “The Deputy”, uno spettacolo che ribaltava la reputazione di cui aveva goduto fino a quel momento.

Gli studenti della Yeshiva University sono rimasti “attoniti” constatando come un singolo spettacolo possa aver cancellato tutto ciò che il Pontefice aveva fatto (e che è ampiamente documentato), dando vita a un’ondata di speculazioni negative sul suo conto e a una serie di libri che ne distruggevano la memoria.

“La meticolosa documentazione di Gary Krupp mi ha convinto che non solo Papa Pio XII era innocente rispetto a tutte le accuse che gli venivano rivolte, ma che è stato un luminoso esempio di umanità, fede e coraggio durante l’Olocausto”, ha dichiarato lo studente rabbinico Noah Greenfield.

“Sono stato ispirato ad aiutare in ogni modo mi sia possibile per rendere giustizia al suo ricordo riconoscendo i suoi meriti”, ha aggiunto.

Il progetto di recupero di documenti della “Pave the Way Foundation” ha rivelato quasi 7.000 pagine di testi di tutto il mondo che apparentemente non sono stati studiati da storici o critici.

“L’unica frase a cui si adattano le azioni di Papa Pio XII nel suo sforzo per salvare quanti più ebrei poteva dalla furia nazista è ‘al limite del fanatismo’ – ha dichiarato Gary Krupp –. Ha agito per salvare il maggior numero di ebrei possibile, usando anche inganni per inviarli in Paesi che dicevano di non ammettere gli ebrei”.

Papa Pacelli, infatti, “ordinò di emettere falsi certificati di Battesimo per i rifugiati e li chiamava ‘cattolici-ebrei non ariani’. A molti venne quindi permesso di emigrare in Paesi come il Brasile, gli Stati Uniti e il Canada. Se queste persone fossero state davvero battezzate sarebbero state definite semplicemente cattoliche”.

Per Krupp, “moti critici hanno frainteso questo fatto e hanno dichiarato che Pio XII lavorò solo per salvare gli ebrei convertiti”.

I suoi sforzi, ricorda, vennero inoltre “compiuti in modo anonimo, che nella tradizione ebraica rappresenta la più alta forma di carità. Lo ha fatto quando nessun altro leader religioso o politico del tempo ha fatto niente di simile”.

Per questo motivo, la Fondazione ha raccolto le lettere personali di testimonianza per proporre allo Yad Vashem, il Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, di dichiarare Eugenio Pacelli “Giusto tra le Nazioni”.