Dopo Mons. Leonard a Bruxelles un’altra mossa del Papa secondo la voce dello Spirito. Il Card. Pell, incarnazione del Vescovo secondo Benedetto XVI nell’attuazione pastorale dell’ermeneutica della continuità del Concilio Vaticano II, approda quasi certamente alla Congregazione dei Vescovi. Il futuro della Chiesa passerà attraverso le sue mani. Il discernimento circa i Pastori dei prossimi decenni avrà gli occhi e la mente di un Cardinale che ha accolto e sostenuto i carismi, ed in modo particolare il Cammino Neocatecumenale, aprendo anche a Sydney con gioia ed entusiasmo un Seminario Redemptoris Mater e chiamadovi numerose Famiglie in missione. Ma il Card. Pell è stato anche tra i primi a celebrare la messa secondo l’antico rito liberalizzato dal Santo Padre, spiazzando ancora una volta tutti quelli che vorrebbero la Chiesa mondanamente divisa tra progressisti e tradizionalisti. La Chiesa è una unita a Pietro, e Pietro ama la Chiesa e il mondo cui essa è inviata. Inutile tirare la giacchetta e cercare di arruolare il Papa nell’una o nell’altra fazione. Gli schemi con cui si guarda al suo governo saltano sempre, perchè è l’irruzione dello Spirito a sconvolgere le nostre piccole e limitate considerazioni. Verosimilmente, facendo sempre salva la debolezza e l’imperfezione umana, le generazioni di Vescovi che guideranno le Diocesi nel futuro saranno ispirate dalla figura del Card. Pell. Per questo si tratta di una notizia di grandissimo rilievo, soprattutto pastorale. E’ una svolta epocale, un atto del governo di Benedetto XVI destinato ad incidere profondamente. Apertura ad una sconfinata speranza aveva detto a Torino dinnanzi alla Sindone. Questa nomina è l’ennesimo segno di questa speranza, frutto d’una fede incrollabile e di una carità infinita. Inaugurando il suo ministero petrino il Papa diceva: “Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”. L’apertura al soffio dello Spirito che caratterizza l’intera vita di Benedetto XVI, ed ora il suo pontificato, giungerà alle comunità locali sparse per il mondo, rinnovando e rinvigorendo la Chiesa nella sua eterna giovinezza. Vescovi e comunità lanciate nell’evangelizzazione, capaci di formare cristiani adulti e presbiteri santi che annucino a mondo Cristo risorto. “Noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini” diceva il Papa al’inizio del pontificato. Con la nomina del Card. Pell si illumina di nuovo la ragione dell’esistenza della Chiesa. E’ questo il semplice e fermo programma di governo dettato dallo Spirito all’umile operaio nella Vigna del Signore di nome Benedetto XVI.

di don Antonello Iapicca

Notizia fantastica: Il cardinale Pell nuovo Prefetto dei vescovi

Nei giorni scorsi Benedetto XVI ha ricevuto nuovamente in udienza il cardinale  George Pell, arcivescovo di Sidney e ha ufficializzato la nomina a Prefetto della Congregazione dei vescovi. Pell ha successivamente avuto un lungo colloquio con il suo predecessore, il cardinale Giovanni Battista Re. L’annuncio della nomina sarà dato nelle prossime settimane e comunque prima dell’estate. Pell dovrebbe insediarsi alla guida della “fabbrica dei vescovi” con la ripresa a pieno ritmo delle attività, dopo le vacanze estive. Con l’arrivo di un australiano alla guida del dicastero-chiave della Curia romana, quello che si occupa si selezionare i vescovi, Benedetto XVI compie una delle scelte più importanti del suo pontificato, destinata a condizionare la vita della Chiesa mondiale per i prossimi vent’anni. E’ vero infatti che Pell non è più giovane – compirà 70 anni nel giugno 2011, e dunque ha davanti a sé non più di sette anni – ma è anche vero che le nomine episcopali che passeranno per la sua scrivania prima di essere sottoposte al Pontefice condizioneranno per almeno due decenni la vita della Chiesa. Papa Ratzinger ancora una volta sceglie per posti-chiave del governo curiale dei non italiani, e dei non italiani che non hanno esperienza di Curia (negli ultimi 35 anni alla Congregazione dei vescovi si erano alternati italiani e non italiani – da Baggio a Moreira Neves, da Gantin a Re – ma tutti avevano esperienza curiale). Una scelta destinata certamente a rinnovare, a internazionalizzare la Curia e anche a rafforzare il ruolo guida della Segreteria di Stato.

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