Da realismo a sussidiarietà, le parole chiave della Settimana • Va riscoperto anche il cuore della propria identità: l’Eucaristia, scuola di carità
di Matteo Liut
Tratto da Avvenire del 14 ottobre 2010

Declinare oggi, in Italia, il concetto di bene comu­ne. In questo obiettivo è contenuto il cuore del lavoro che animerà la 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria. A dare le coordina­te per questa «opera di discernimento» è il Documento preparatorio redatto dal Comitato scientifico e orga­nizzatore, costruito secondo un itinerario che indica mete, metodo, soggetti coinvolti e che ruo­ta attorno ad alcune parole chiave.

BENE COMUNE. È il «motore» della pre­senza dei cattolici nella società; un con­cetto che il Magistero ha definito come «bene di tutti e di ciascuno», che si realiz­za in un «autentico sviluppo umano». Es­so implica una forte presa di responsabi­lità da parte dei credenti, che devono sa­per collocarsi all’interno del contesto at­tuale e orientarlo. Il bene comune, ricor­da il documento, non può che concretizzarsi nell’affer­mazione dei valori come la centralità della persona u­mana e la sua dignità, la difesa della vita e della fami­glia, il rispetto delle libertà.

GLOBALIZZAZIONE. È una delle dimensione «che mar­cano più a fondo il tempo e lo spazio in cui siamo chia­mati a vivere». Un fenomeno che porta numerosi rischi, ma che chiede anche ai credenti «un uso coraggioso e innovatore delle nuove opportunità» da esso create. La globalizzazione, infatti, offre anche «condizioni favore­voli che rendono più stringente la responsabilità che tutti abbiamo di spenderci» nel «perseguire lo sviluppo umano in tutte le sue dimensioni».

ITALIA. La regionalizzazione provocata dalla globaliz­zazione, sottolinea il documento, non toglie valore al­l’identità nazionale: davanti alle sfide internazionali «l’I­talia unita potrebbe giocare un ruolo che nessuna sua singola componente potrebbe svolgere da sola». Ecco perché il documento ricorda che «l’Italia è una grande risorsa» che presenta numerose potenzialità.

REALISMO E SPERANZA CRISTIANA. È necessario a­vere uno sguardo concreto sulla realtà che ci circonda, senza nascondere «errori, o­missioni e ritardi» che rischiano di man­tenere troppo basso il livello di «capitale so­ciale», la «dotazione di fiducia e di relazio­ni» della nazione. Ma questa capacità di a­nalisi critica deve sapersi coniugare con l’autentica speranza. Essa, infatti, è «una potente risorsa sociale a servizio dello svi­luppo integrale umano, cercato nella li­bertà e nella giustizia».

SOLIDARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ. In questi due termi­ni sta lo stile dei credenti. Il loro agire è «comunitario», poiché è un’opera di discernimento «spirituale ed ec­clesiale» ed è ben consapevole che la socialità umana «nel suo essere cammino verso la comunione deve as­sumere una pluralità di forme e una molteplicità di e­spressioni». Tutti, insomma, devono essere aiutati ad e­sprimere la vocazione propria nella «valorizzazione del­le differenze» e nella libertà, ma nessuno deve essere la­sciato da solo.

FAMIGLIA. Il primo luogo, allora, dove s’impara a far maturare il proprio specifico contributo alle relazioni e dove prende forma lo stile «del condividere, del farsi a­mici, del sostenersi reciprocamente» è la famiglia. Essa, dice il documento, «è presidio e fattore di bene comu­ne» e «gode di una piena dignità sociale e pubblica».

SOGGETTI E RISORSE. Se la presenza cristiana nella società deve alimentarsi di un continuo discernimento che sappia orientare la realtà, nell’affrontare i problemi non basterà formulare teorie ma sarà necessario indi­viduare i «soggetti reali dotati delle risorse necessarie» per dare le giuste risposte alle questioni urgenti. È la fon­damentale indicazione di metodo che introduce all’«agenda» vera e propria.

AGENDA DI SPERANZA. Lavoro, educazione, immi­grazione, mobilità sociale, politica: sono questi i cinque ambiti per i quali le Settimane sociali saranno chiama­te a formulare una concreta agenda della speranza. Non una «lista di cose da fare», ma un progetto di ampio re­spiro che faccia ripartire la crescita del Paese nell’ottica del bene comune. Il nodo della precarietà e dei privile­gi nel mondo del lavoro, il sostegno a scuola e famiglia nell’educazione, la questione di come rendere parteci­pi di un’autentica cittadinanza i figli degli immigrati, co­me incentivare percorsi di studio e crescita professionale dei giovani, come porre solidarietà e sussidiarietà alla ba­se di una vita politica rinnovata nel Paese sono solo al­cuni dei problemi concreti proposti per la riflessione dei delegati a Reggio Calabria.

EUCARISTIA. Al di là di singoli ambiti e temi, ricorda il documento, è necessario che i cattolici riscoprano il cuore della propria identità: l’Eucaristia. Un cuore che è «una grande scuola di carità, di giustizia e di pace».