Incontro alla Fondazione La Gregoriana
di Luca M. Possati
Tratto da L’Osservatore Romano del 21 giugno 2009

Solo un mercato trasparente, ben sorvegliato e improntato a valori etici può ridare prosperità a un mondo dove quasi un miliardo e mezzo di persone soffre la fame.

Questo il messaggio sottolineato con forza dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, Gianni Letta, nel corso dell’incontro “Fondazione La Gregoriana: una realtà in movimento nel mondo che cambia”, tenutosi venerdì 19 nella cornice romana di Palazzo Altieri. Citando i recenti dati sulla povertà diffusi dalla Fao, Letta ha annunciato che il prossimo vertice del g8 all’Aquila “sarà l’inizio di un percorso verso nuove regole per la finanza mondiale” a dimostrazione del forte impegno di Palazzo Chigi in favore di un quadro economico più equilibrato, nel quale crisi sistemiche come quella attuale possano essere previste ed evitate.

Ma decidere nuove regole per la finanza non significherà intraprendere un percorso inesplorato e irto di pericoli. Washington ha già aperto la strada: “Il piano del presidente Obama – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – rappresenta uno strumento di contrasto a quella cultura dell’irresponsabilità che ha condotto i mercati sulla soglia della dissoluzione”. Su questi temi “il Governo italiano sta lavorando in vista del g8 per cominciare un percorso che porti a una nuova finanza; un passo in avanti importante – ha aggiunto Letta – è già stato compiuto con il Lecce Framework, il primo compendio di norme fissato durante la recente riunione ministeriale del g8”. Mettendo in risalto l’importanza dei principi e dei valori di sant’Ignazio di Loyola quali punti di riferimento indispensabili nell’attività finanziaria, Letta ha quindi menzionato l’imminente pubblicazione della nuova enciclica del Papa. “Come scriveva nel 1985 il cardinale Joseph Ratzinger – ha ricordato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri – l’economia sganciata dall’etica è destinata al collasso”.

Oltre alla mancanza di reponsabilità sociale, c’è un’altra minaccia, forse ancor più seria, che oggi incombe sul progetto di un nuovo quadro finanziario globale: l’assenza di una parallela missione culturale fondata sull’integrazione dei saperi. Ed è proprio contro un simile pericolo che si batte il Consortium gregoriano. “Quattrocentocinquant’anni fa – ha spiegato il gesuita Franco Imoda, presidente della Fondazione La Gregoriana – sant’Ignazio di Loyola ha dato forma istituzionale stabile a una visione lungimirante; uomo capace di conoscere e di comprendere i punti di forza e di debolezza del mondo e della Chiesa ha saputo formulare una missione condivisa con un gruppo di leader dotati di straordinaria inventiva, pronti a un servizio ispirato a una carica eroica e alla virtù del coraggio, fino agli estremi confini della terra”. Così Ignazio ha messo le basi “di un sistema di formazione che ha segnato profondamente l’Europa e il mondo oggi; se questo incontro sancisce un’alleanza, una convergenza, un’azione comune, si può continuare il cammino con sempre maggiore coraggio e determinazione”.

Le evidenti radici ignaziane del Consortium si fondano su una reciprocità tutta particolare con la Sede di Pietro e la sua storia. “La nostra tradizione – ha spiegato padre Adolfo Nicolás, preposito generale della Compagnia di Gesù – è strettamente legata alla Santa Sede; e solo se restiamo fedeli a una tale unione possiamo affrontare le sfide più difficili poste dal mondo odierno”. Intrecci, identità comuni che ancor oggi orientano l’operato di studenti e professori. Nel 1553 Papa Giulio iii aggiunse alla Scuola di gramatica e dottrina fondata da Ignazio nel 1551, divenuta nel frattempo il Collegio romano, la facoltà di Teologia e Filosofia. Nel 1584, grazie alla generosità di Papa Gregorio XIIi, da cui l’Università Gregoriana prende il nome, fu inaugurata la sede di piazza del Collegio romano. Nel 1928 Papa Pio xi associò alla Gregoriana il Pontificio Istituto Biblico e il Pontificio Istituto Orientale, fondati rispettivamente nel 1909 e nel 1917. “Il compito dei gesuiti e dei loro collaboratori – ha detto padre Nicolás – è continuare su questa strada restando fedeli alla tradizione e alla creazione, aperti alla storia e alla vita”. Oggi il Consortium gregoriano conta in tutto circa 3. 500 iscritti provenienti da 135 nazioni, di cui il 52 per cento dall’Europa e il restante 48 per cento dagli altri continenti. Un terzo del collegio dei cardinali, un quarto dell’episcopato mondiale e 12. 000 sacerdoti di tutto il mondo provengono dalle tre istituzioni che lo formano.

Numeri che fanno riflettere e che testimoniano la centralità del Consortium nel quadro di una missione culturale ed educativa di ben più vasta portata. “La Chiesa cattolica ha nel mondo circa 1. 800 università, e anche università fiorenti in Paesi dove i cattolici sono pochissimi, alle quali si aggiungono duecentomila scuole – ha spiegato il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica – ed è un contributo all’educazione dell’umanità unico e insostituibile”. La cura della ricerca, della formazione continua e dell’insegnamento “tutto questo – ha aggiunto Grocholewski – richiede oggi una rinnovata articolazione sollecitata dalle esigenze del complessivo lavoro per il processo di Bologna di unificazione dei titoli accademici in Europa”. In un’epoca come quella attuale le facoltà ecclesiastiche vanno salvaguardate da un grave pericolo, “quello di cedere di fronte alla secolarizzazione”, e per questo “abbiamo bisogno di docenti che sappiano operare una integrazione dei saperi e che con coraggio portino nella vita universitaria le acquisizioni che provengono dalle aree emergenti della conoscenza umana, un sapere connotato da un forte riferimento a valori che insistono nella visione cristiana dell’uomo e del suo rapporto con Dio”.

Necessità, questa, ribadita anche dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il quale ha spiegato che “il futuro vuole istituzioni che sappiano coniugare in modo emblematico tradizione e innovazione”. Le diverse tradizioni cristiane “che hanno articolato un percorso storico senza uguali nella ricerca di unità nella diversità”, si presentano oggi come “valida risposta alla crisi provocata dall’irruzione della cultura secolare e del consumismo”. Queste tradizioni, pur avendo affrontato un cammino faticoso e non privo di criticità, “sono riuscite a creare un grande patrimonio spirituale, liturgico e canonico, che può aiutare i fedeli nella crisi provocata dalla secolarizzazione e dal consumismo tanto nei Paesi dell’ex Unione Sovietica quanto nelle aree mediorientali, africana, dell’Europa occidentale e delle Americhe”.

Nata nel 2003 con l’obiettivo di promuovere e supportare le missioni del Consortium la Fondazione La Gregoriana caratterizza la propria azione con la volontà di proporsi quale luogo di incontro e di dialogo non solo tra gli istituti pontifici, ma anche tra mondo ecclesiastico e mondo laico. Attraverso una vasta rete di amici, sostenitori e benefattori, la Fondazione svolge un’azione di sostegno organico e sistematico promuovendo corsi per diplomatici, istituzione di cattedre e sostegno economico agli studenti, un master per la valorizzazione dei beni culturali della Chiesa e progetti dedicati a temi etici e finanziari.