Riflessioni sul caso del bambino di 22 settimane abortito a Rossano

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 27 aprile 2010 (ZENIT.org).- Sgomento, indignazione, compassione, pietà, questi i sentimenti scatenati dalla scoperta di un bambino di 22 settimane di gestazione sopravvissuto all’aborto e poi morto.

Il fatto è accaduto sabato 24 aprile a Cosenza, quando una donna si è recata all’ospedale di Rosarno per sottoporsi a un intervento per l’interruzione di gravidanza a causa di una malformazione del nascituro.

Il cappellano dell’ospedale che era andato a pregare nella stanza dove era stato riposto il corpicino si è però reso conto che il bambino era ancora vivo. La direzione sanitaria ha disposto l’immediato trasferimento del neonato nell’ospedale di Cosenza, ma il piccolo che pesava circa 300 grammi, con sole 22 settimane di gestazione e con la presenza di una malformazione, non ce l’ha fatta.
Su questa vicenda, ripresa da tutti i mass media, L’Osservatore Romano ha pubblicato un articolo di Carlo Bellieni titolato “Per la dignità del bimbo e della donna”.

Il neonatologo Bellieni ha scritto che “l’aborto contrasta la dignità del bimbo, la mancata totale informazione e la sbrigatività contrastano la dignità della donna”.

Se “proviamo a mettere al centro del discorso la dignità di entrambi, – ha sostenuto il dottore membro della Pontificia Accademia per la Vita – vedremo come sarà inconcepibile lasciare la donna sola, alle prese con l’angoscia di un freddo foglio col nome della malattia del figlio”.

In merito a come si è svolta la vicenda il dott. Bellieni ha concluso affermando che “il bimbo se è rianimabile deve avere una chance (ma in base alla 194 non dovrebbe accadere che si abortisca un bimbo che può vivere); se non è rianimabile perché è troppo piccolo, deve comunque avere un ambiente caldo e dignitoso, una compagnia umana, un nome e una degna sepoltura proprio come qualunque altra persona in fin di vita, perché alla violenza non si aggiunga l’oltraggio”.

Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, si è augurato che “almeno, al neonato di Cosenza sia attribuita la dignità di essere registrato all’anagrafe come bambino nato”.

Secondo il presidente del MpV, “è doveroso porre la domanda: il piccolo era davvero malformato? Di quale malformazione più o meno grave si trattava? Sarebbe stata curabile grazie agli straordinari progressi della medicina prenatale e perinatale? Credo che se vi sarà l’autopsia, come è auspicabile, a questi quesiti sia data risposta”.

Per Casini bisogna porre la domanda più inquietante: “che cosa è stato fatto affinché la mamma non si trovasse sola nel dramma della sua gravidanza? E’ stata informata che vi sono famiglie che sarebbero state disposte ad accogliere il suo bambino, anche se malformato? Il Movimento per la vita consoce alcune di queste famiglie, e conosce anche una certa superficialità nel diagnosticare presunte malformazioni e nell’escludere la possibilità di terapie”.

Il prof. Lucio Romano, Copresidente di Scienza & Vita, ha sottolineato che “nessuno si è preso cura né si è fatto carico del neonato appena abortito a Rossano, come anche la legge impone”.

Ed ha aggiunto: “quanto accaduto è l’ennesima conseguenza della costante banalizzazione dell’aborto ridotto sempre più frequentemente a mera procedura routinaria. Il neonato abortito alla 22esima settimana di gravidanza aveva reali possibilità di sopravvivenza, come hanno dimostrato gli stessi fatti e come supportato dalla letteratura specialistica in materia”.

“L’indifferenza dell’abbandono, che la vicenda pone all’attenzione di tutti noi – ha concluso il Copresidente di Scienza & Vita – è la testimonianza della progressiva deriva antropologica che stiamo vivendo. Solo una più convinta e incisiva cultura per la vita può costituire un argine nei confronti di una pratica clinica spesso poco orientata alla tutela del più piccolo e del più debol