Parigi, 19. C’è una ragione etica accanto a una ragione tecnico-scientifica, la prima importante quanto la seconda, a volte di più. Il risveglio di questa consapevolezza è forse il risultato più evidente del dibattito che per mesi ha messo a confronto i francesi sui temi della bioetica, in vista della revisione della legge in programma nel 2010. La Conferenza episcopale, che due anni fa ha istituito uno speciale gruppo di lavoro incaricato di favorire il dialogo fra i cittadini sui punti più controversi, illustrando al riguardo il pensiero della Chiesa, tira ora le somme e sottolinea quali sono i punti fermi emersi dagli “stati generali” e quali le domande che devono ancora trovare una risposta. Lo fa con un libro, Bioéthique, questions pour un discernement, presentato nei giorni scorsi all’assemblea plenaria a Lourdes dall’arcivescovo di Rennes, Pierre d’Ornellas, responsabile del citato gruppo di lavoro.
È la seconda opera che i vescovi dedicano alle questioni originate dai progressi delle scienze biomediche, dopo Bioéthique, propos pour un dialogue, e si pone come ideale prosecuzione di un confronto all’insegna del rispetto.
Il libro approfondisce le riflessioni emerse dallo studio sulla revisione della legge reso pubblico a maggio dal Consiglio di Stato e dal rapporto finale degli “stati generali” sulla bioetica (1° luglio), e si sofferma inoltre su espressioni – “progetto parentale”, “desiderio di maternità”, “omoparentalità” – usate spesso nel corso del dibattito sociale, così come sul significato di amore coniugale e dignità umana. Bioéthique, questions pour un discernement dà voce alle opinioni dei cittadini (“la dignità non declina con il passare delle forze, né la malattia né la disabilità alterano la nostra umanità”), citando a più riprese il rapporto finale degli “stati generali”. Sono conclusioni (non definitive ma certamente importanti) espresse attraverso interrogativi ai quali soprattutto il legislatore dovrà dare risposta:  cosa fare affinché la Francia sia all’avanguardia delle scienze e delle tecniche biomediche, facendo prevalere una concezione di progresso al servizio dell’uomo, guidata e confortata da principi etici chiaramente definiti? In pratica, fra tutto ciò che è tecnicamente possibile fare, cos’è ragionevole autorizzare? Per gran parte dei cittadini, la ragione morale non è riducibile a razionalità tecnico-scientifica. E ogni libertà deve avere dei limiti. Limiti che vanno imposti all’assistenza medica alla procreazione in modo che la libertà degli adulti si arresti sulla soglia del benessere dei nascituri. I vescovi concordano:  non occorre trasgredire per progredire e, soprattutto, l’interesse superiore del progresso scientifico non basta per giustificare, ad esempio, la violazione della dignità di un embrione, il concetto di filiazione come mero incontro di due cellule, l’utilizzo della diagnosi prenatale al solo scopo di individuare eventuali anomalie genetiche del feto.

(©L’Osservatore Romano – 20 novembre 2009)