di Giovanna Arcuri da La Bussola Quotidiana

370mila euro. Questa è la somma che ha speso l’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione europea per sovvenzionare un’indagine on line dal titolo “Discriminazione contro le persone LGBT in Europa”, i cui risultati verranno resi noti nel primo semestre del 2013. A beneficio di chi non si intende molto di lobby gay traduciamo l’oscuro acronimo LGBT: lesbiche (il bon ton vuole che anche tra omosessuali vengano citate prima le donne: l’etichetta è ancora etero), gay, bisessuali e transessuali.

Il sondaggio è stato commissionato all’istituto Gallup in collaborazione con il controverso gruppo di pressione LGBT ILGA-Europe. Quest’ultimo non è certo un’organizzazione super partes dato che la sigla ILGA sta per  International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association. Meglio sarebbe stato chiedere ad un ente indipendente di condurre una ricerca simile e non ad un’associazione dichiaratamente di ispirazione omosessuale.

Inoltre l’ILGA pretende essere un’associazione autonoma
 non legata a nessun governo e priva di pressioni esterne. Invece le cose non stanno così: riceve circa il 70% del suo finanziamento da parte della Commissione europea e finanziamenti supplementari da parte del governo olandese, dal finanziere George Soros e dalla Fondazione Sigrid Rausing per i diritti umani.

Ma veniamo al sondaggio di opinione, costato appunto ben 370mila euro
 pur essendo on line (niente spese per comprare carta e per la stampa) e pur non necessitando di intervistatori da pagare. Da qui il sospetto che il sondaggio sia un paravento per foraggiare con soldi di noi europei l’ILGA.

Dato che il questionario verte sul problema della discriminazione dei diversamente etero,
 l’istituto Gallup e l’ILGA hanno pensato bene scremare il possibile bacino di utenza del sondaggio: alle domande possono rispondere solo i LGBT. Gli etero dopo poche domande vengono cortesemente messi alla porta (la scrivente ha dovuto fingersi lesbica per poter andare a leggere tutte le domande).

Il questionario è costruito in modo tale che il risultato delle risposte sarà quasi scontato: in Europa i LGBT sono gravemente discriminati. Ecco perché arriviamo a tale conclusione.

In primo luogo le domande sono ben 50: ci vuole circa mezz’ora per compilarlo tutto. 
C’è da sospettare che solo quei LGBT che pensano di essere vittime di discriminazione siano così motivati da arrivare sino in fondo. E dunque molto probabilmente risulterà che il 99% di chi ha risposto al questionario denunci di essere vittima di discriminazione.

Altro elemento che depone contro la scientificità e quindi l’affidabilità di questo sondaggio: 
si può rispondere al questionario più di una volta. Ciò dimostra che lo stesso ha scarsa attendibilità scientifica dato che un piccolo gruppo di attivisti omosessuali potrebbe rispondere più volte al questionario gonfiando le percentuali finali.

Veniamo alle domande. Dopo la prima domanda sull’età si prosegue con: “Quale sesso Le è stato attribuito alla nascita?”.
 Il sesso quindi, per gli estensori del sondaggio, è un’attribuzione burocratica e arbitraria dello Stato che impone a forza un suo standard genetico, magari rifacendosi ad un supposto dato di natura. Il sesso invece è un orientamento che uno sceglie per sé dopo la nascita, così ci vogliono far credere i membri dell’ILGA. Il sesso dunque non si riconosce, né si attribuisce, ma lo si inventa.

Come accennato, l’eterosessuale ha la possibilità, prima di venire ostracizzato a forza dal sondaggio, di rispondere a qualche domanda
. Però la cosa curiosa sta nel fatto che anche se uno si dichiara maschio etero deve rispondere a domande che riguardano le donne, e viceversa. Esempio: “Ha mai subito reazioni negative dovute al Suo comportarsi o essersi comportato in modo troppo femminile?”. Ma se uno è felicemente maschio eterosessuale come fa a comportarsi “in modo troppo femminile”? Forse la risposta sta nella seguente domanda retorica: vuoi vedere che in ognuno di noi convivono necessariamente sia il lato maschile che quello femminile?

Al di là di tutto questo però il dato più preoccupante è l’insistenza asfissiante con cui moltissime domande, la stragrande maggioranza, insistono sino alla noia nel verificare se l’intervistato non abbia mai avuto la percezione di essere stato sottoposto ad atti discriminatori. Esempio tra i numerosi: “Negli ultimi 12 mesi, nel paese in cui Lei vive, si è sentito/a personalmente discriminato/a o molestato/a in quanto percepito/a come lgbt?”. Le risposte da scegliere vanno da “mai” a “spesso”. Poi vi sono infinte variazioni sul tema assai ripetitive: “Si è mai sentito discriminato in una banca, in un bar, in una palestra, dal medico etc.” e per ogni luogo occorre dare una risposta altrimenti non si può passare alle altre domande. E’ quanto mai evidente che l’intento è quello di portare l’intervistato ad ammettere che almeno qualche volta si è sentito discriminato. Più che un sondaggio sembra un interrogatorio di polizia in cui anche l’innocente, sfinito di fronte all’insistenza del poliziotto, si inventa qualche colpa pur di far finire simile tortura. Come appunta l’European Dignity Watch (EDW) “si tratta di domande suggestive, che sono suscettibili di indirizzare l’intervistato a dare risposte che non avrebbe dato spontaneamente”.

Ovviamente non poteva mancare la domanda sulla religione: 
l’intervistato desidera “Maggiore tolleranza delle diverse identità di genere da parte dei leader religiosi”? Optando per la maggiore tolleranza – quale LGBT non potrebbe desiderarlo? – si arriverà alla conclusione indebita che la religione discrimina i LGBT.

Il rischio è poi che il percepito degli intervistati, raccolto tramite questo sondaggio, nelle mani dell’Agenzia dei diritti fondamentali diventi un inoppugnabile fatto acclarato e non opinioni personali quali in realtà sono. Insomma il trucchetto è palese: dal “credo di essere stato discriminato” al “ho subito davvero un atto oggettivamente discriminatorio” il passo è breve.

La ricerca quindi potrà fornire dati facilmente strumentalizzabili da parte dell’Unione Europea.Infatti sempre l’EDW ci informa che già nel 2008 l’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione europea ha prodotto una lunga relazione nella quale ha deplorato l’alta incidenza della discriminazione contro gli omosessuali. Ma i dati raccolti da fonti ufficiali (ad esempio polizia o magistratura) piuttosto sembravano dimostrare il contrario: i crimini o le molestie che hanno avuto un chiaro background “omofobico” erano piuttosto infrequenti e molte delle segnalazioni risultavano poi infondate. Ergo le discriminazioni erano sovrastimate.