La preghiera del rosario nella vita sacerdotale
di Mauro Piacenza, Arcivescovo titolare di Vittoriana, Segretario della Congregazione per il Clero
Tratto da L’Osservatore Romano del 30 settembre 2010

A coronamento di quel dono di grazia che l’Anno sacerdotale è stato, l’11 giugno scorso, circa diciassettemila sacerdoti provenienti dai cinque continenti, si sono riuniti a Roma, attorno al Papa, per la concelebrazione eucaristica più grande della storia. Al termine, come un padre si assicura che i figli, in procinto di partire per una terra lontana, abbiano gli strumenti necessari per affrontare il viaggio ed evitarne i possibili pericoli, il Santo Padre ha affidato e consacrato tutti i sacerdoti, presenti e del mondo, alla Beata Vergine Maria, venerata con il titolo di Salus populi Romani.

Dietro questo grande “gesto magisteriale”, insieme alla fede salda e coraggiosa di Pietro, risplende la coscienza che la Chiesa ha della propria imprescindibile e sempre nuova dimensione mariana, di quanto sia una cosa sola con la Vergine Santa, “proto-cellula” del Corpo ecclesiale, nella quale l’iniziativa della Grazia divina e la libera accoglienza umana si sono perfettamente coniugate, inaugurando il definitivo inizio della salvezza.

A sua Madre, Cristo stesso ha affidato tutto il popolo dei credenti nella persona del discepolo prediletto, indicando così la natura della Chiesa che da Lui sarebbe nata: un solo Corpo, una sola Carne in Lui, con Maria. Nella Beata Vergine, così, la Chiesa contempla il più perfetto modello di fede ed il segno di sicura speranza nella gloria futura.

Secoli e secoli di fede, santità ed insegnamenti magisteriali indicano, nella devozione mariana la “strada-maestra” del cammino di perfezione cristiana. Da oltre un secolo, poi, l’invito alla preghiera del santo rosario, caratterizza il mese di ottobre, che sta per cominciare. A questo proposito, è quanto mai utile considerare le ragioni della profonda ed affettuosa devozione che il popolo cristiano ha sempre nutrito nei confronti di questa preghiera. Non a caso, è bene ricordarlo, la recita del santo rosario, in comunità o nelle proprie case, gode dell’alto riconoscimento ecclesiastico dell’indulgenza plenaria.

Dal punto di vista storico, il rapido e sorprendente sviluppo di questa splendida preghiera, attribuito dalla tradizione a san Domenico di Guzman, è stato sempre dettato nei secoli da una duplice ragione: da un lato, la straordinaria fecondità spirituale, sperimentata da quanti vi si affidavano; dall’altro, il suo essersi rivelata come mezzo efficacissimo per ottenere la protezione divina, nelle vicende storiche, che, durante il secondo millennio, hanno minacciato l’Occidente cristiano e la stessa Chiesa (cfr. Leone xiii, Supremi apostolatus officio, 1 settembre 1883).

Ultima luminosa testimonianza del Rosario quale via ad Iesum per Mariam ci è stata offerta dal servo di Dio Giovanni Paolo ii nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae. Egli, sulla scorta dei principali insegnamenti di spiritualità mariana, ha indicato, nel proprio motto episcopale, la consacrazione a Maria come la via più sicura ed efficace per la conformazione del discepolo a Cristo Signore: “Totus tuus”.

Come non riconoscere, soprattutto nella vita ed in ciascuna giornata del sacerdote, la preziosità del rosario, quale memoria della salvezza, o come educazione del cuore all’atto di fede nel definitivo ingresso di Dio nella storia? Come non sentire l’urgenza di praticarne e diffonderne ancor più la recita, di fronte alle insidie dell’epoca contemporanea?

Tuttavia, prima di ogni altra considerazione, è necessario riconoscere come la preghiera del rosario alimenti la nostra stessa identità sacerdotale.

Se, infatti, nel renderci partecipi del Suo Sacerdozio – come il Papa ha autorevolmente insegnato (cfr. Veglia in occasione dell’Incontro Internazionale dei Sacerdoti a conclusione dell’Anno Sacerdotale, 10 giugno 2010) – Cristo ci tira dentro di Sé e così ci permette di usare il Suo stesso “io”, è nella contemplazione dei Misteri della Sua vita, tramite gli occhi ed il cuore immacolato di Maria, che possiamo conoscerLo di più, apprendere i Suoi sentimenti, accogliere la grazia che ci dona nella quotidiana celebrazione eucaristica e renderci sempre più disponibili a quanto Egli dispone per noi.

Sarà la Beata Vergine Maria, che ora in corpo ed anima contempla la Gloria del Figlio, a comunicarci, come per osmosi, l’amore per il Figlio. Non stanchiamoci mai di imparare dalla Madre del Bell’Amore, che ha pronunciato, per tutta la Chiesa, il “sì” incondizionato alla volontà di Dio, permettendo così l’Incarnazione del Verbo, l’essere stesso della Chiesa e la Presenza sacramentale, ora, di Cristo nell’Eucaristia.

A Lei, al suo cuore, siamo misticamente uniti, non solo come membra della Chiesa, ma specialmente, in quanto sacerdoti: siamo alter Christus, altri suoi figli!

Essere sacerdoti, quindi, significa anche, per grazia, essere con Maria un solo cuore. Significa poter esultare: Totus tuus sum Maria et omnia mea tua sunt!